Blog DIGIMON(DI) – Basta la parola…

Nel pieno della “civiltà dell’immagine” ecco spuntare due elementi diversi che sembrano rimettere “al centro del Villaggio” il sapore e il potere magico della parola: Alexa e gli Stand-up Comedian. Piccolo viaggio nel nuovo mondo della parola 2.0…

 

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In principio era il verbo”, recita il Vangelo secondo Giovanni… ovvero il logòs, il pensiero, il discorso, il ragionamento (scegliere, raccontare, enumerare, parlare, pensare). Stiamo tornando nell’era della parola, a una nuova versione 2.0 dell’Era dell’oralità? Veniamo da almeno un secolo che ha fatto dell’immagine, della visione, della comunicazione rapida e immediata, il centro cuore della rappresentazione del mondo, del racconto del mondo. Dalla Fotografia al Cinema, alla Televisione e agli schermi diffusi di oggi,” l’immagine immediata” sembrava aver conquistato definitivamente la “poca attenzione “rimasta”. Persino la diffusione degli SMS prima e dei messaggi sulle varie chat di oggi (Messenger, Whatsapp, ecc…) che parevano rilanciare la presenza della parola, ha visto nel breve tempo trasformare la comunicazione in un tourbillon di foto, video, gif ed emoticon che la rilanciavano, con l’immediatezza dell’immagine, verso quel “guardare che rientra nelle valutazioni rapide della realtà”. Il tempo della lettura si restringe, e anche se Twitter in controtendenza aumenta i caratteri da 140 a 280, i testi sembrano sempre sopraffatti dalle immagini, dalle icone, l’impressione prevale sulla riflessione.

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Ed ecco che, quasi simultaneamente e – seppur annunciati da tempo – improvvisamente, arrivano a diffusione di massa due elementi che sembrano caratterizzare con forza il ritorno della parola: Alexa e gli Stand-up Comedian.

Alexa è solo il più diffuso degli “assistenti vocali” in circolazione. Nel giro di poco tempo noi umani parleremo prevalentemente con gli oggetti. Già lo facciamo oggi e gli “oggetti ci parlano”. Ci parlano le automobili, ci parlano i navigatori satellitari, ma a breve saremo trascinati in una conversazione continua con tutti gli oggetti e i dispositivi che utilizziamo nella vita quotidiana. Non manderemo più messaggi scrivendo, ma parlando con il dispositivo (già lo facciamo con gli odiosi messaggi vocali, ma presto questi messaggi potranno essere “ascoltati” in vari modi, e magari anche letti). Tutta la tecnologia sembra andare verso una nuova forma di vocalizzazione, che pare riportare “al centro del villaggio” ciò che per secoli era stato il cuore della comunicazione umana: la parola. Ascolteremo gli oggetti e parleremo con loro, forse lo faremo ancora anche tra esseri umani…

Intanto ci sono alcuni esseri umani, una magnifica generazione di comedian americani (per modo di dire, perché sono di tutte le provenienze geografiche e culturali: ispanici, neri, sudafricani, indiani, ecc…) che sembrano aver deciso che, in questa dannata civiltà dell’immagine e della comunicazione visiva, è giunta l’ora di restituire alla parola, alla voce umana, quella centralità che ha avuto per secoli.

Eppure ancora oggi la “comunicazione verbale viene considerata un mezzo di comunicazione lento e obsoleto, non completamente adeguato al mercato e alle necessità della vita moderna” mentre “al contrario il guardare rientra nelle valutazioni rapide della realtà, in quanto produce immagini non opportunamente vagliate dal cervello razionale” (Lamberto Maffei, Elogio della parola, 2018). Cosa sta succedendo, allora?

Di colpo la scrittura e le immagini sembrano rappresentare come una sorta di attrito nella comunicazione. Ed ecco che Echo, il dispositivo di Amazon, ti “libera le mani” immergendoti in una comunicazione tra te e l’oggetto senza più l’attrito del touch. Insomma improvvisamente, come fossimo nel film HER, “parliamo con le macchine”.  Siamo dentro un magnifico benessere, dove tutto è a portata di voce, soprattutto gli acquisti. Ed ecco che qualcuno già si oppone a questa “mancanza di attrito”: in Radical Technologies: Il design della vita quotidiana, Adam Greenfield, un urbanista, vede la mancanza di attrito come una minaccia esistenziale: ha lo scopo di eliminare il pensiero dal consumo, di “cortocircuitare il processo di riflessione che si frappone tra il riconoscimento di un desiderio e la sua realizzazione attraverso il mercato”. (cit. in Alexa, Should We Trust You? di Judith Shulevitz, The Atlantic, nov. 2018).

E allora ecco spuntare dall’universo del comico, decine, forse centinaia di Stand-up comedian di ogni specie che hanno scelto, in piena civiltà dell’immagine, di fare del loro corpo e della loro parola il nuovo baricentro della comunicazione.

La scrittura invita all’astrazione, che toglie la conoscenza dall’arena in cui gli esseri umani si combattono, separa colui che conosce dall’oggetto della sua conoscenza. Mantenendo invece la conoscenza immersa nella vita umana, l’oralità la pone entro un contesto di lotta” scriveva Walter Ong nel suo, Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, 1982. Di nuovo la parola, l’oralità, torna al centro della comunicazione, e il contesto è più che una lotta, è una battaglia! Questi giovanotti trentenni scatenano le loro parole sul pubblico e, complice Netflix che ha bisogno di produzioni originali – e queste sono a basso costo – di grande impatto sugli spettatori, i loro spettacoli travalicano il pubblico che li assiste dal vivo, per catapultarli in un universo di milioni di abbonati (anche Amazon si sta lanciando con forza negli Stand-up) di tutto il mondo che, pur con la fatica di dover leggere i sottotitoli per stare dietro alle raffiche di parole lanciate dal palcoscenico, si appropriano dappertutto di queste nuove “narrazioni”.

trevor noahMa non siamo a un ritorno della “parola lenta” contro la velocità dell’immagine. Le parole dei comedian di oggi, di Daniel Sloss, Hasan Minahj, Iliza Schlesinger, Ali Wong, Trevor Noah, Hannah Gadsby e gli altri, sembrano davvero viaggiare a una velocità supersonica, trasformando e rivoluzionando l’esercizio della parola in una nuova comunicazione del XXI secolo. Di più: la parola racconta, straccia le nostre abitudini e convenzioni, ma i corpi che le usano sono sempre più fluidi, eloquenti, accattivanti. E questi comici, in particolare Minahj, non si limitano a comunicare solo con la parola. Adottano una comunicazione complessa fatta di #hashtag e di immagini, di frammenti di visioni, filmati, ma tutti dentro un “contenitore della parola” che sa usare immagini e simboli come una vera e propria parola 2.0.

E mentre Alexa ha già ricevuto oltre 250mila proposte di matrimonio e noi ci abituiamo rapidamente alla conversazione intima con le macchine, le parole dei comedian risuonano in centinaia di spettacoli che stanno invadendo lo streaming. Per l’umanità sembra iniziare una nuova alba dell’apprendimento, e i comici degli  sono le nuove guide per imparare a capire il mondo attraverso le parole…

 

(questo articolo è stato pubblicato sul n.1 di Sentieriselvaggi21st)