Blog NET NEUTRALITY – Camilleri, De Crescenzo e la luna, seducenti affabulatori…

L’Aquila allunò circa 40 secondi dopo lo spettacolo di animazione che gli Stati Uniti misero in piedi quella sera del 20 luglio 1969. La realtà prima delle immagini. Anche la letteratura prima delle immagini. Quel viaggio era stato anticipato non solo dai sovietici, ma soprattutto da seducenti affabulatori quali Luciano di Samosata in “Storia vera”, dall’Orlando Furioso, dal “Somnium” di Keplero, dalle “Avventure del barone di Münchhausen, da Jules Verne e il suo “Autour de la Lune” e poi Georges Méliès. Anche Ruggiero Orlando e Tito Stagno quella sera si contesero il “reached land”. Una voce e una faccia. Uno dei primi memorabili ed involontari siparietti comici massmediatici nostrani. L’annuncio di Tito Stagno fu un falso storico, perché in anticipo; non poteva perdere l’occasione di ritagliarsi un posto nella storia. Ma a quale Storia ci riferiamo? A quella del complotto Nasa, del primo presumibile capolavoro in post-produzione a stelle e strisce? O alla millenaria storia della conquista, mascherata ed edulcorata sempre puntualmente come storia dell’esplorazione?

Conquistati dalla luna, altra seducente affabulatrice, sopraffatti, o meglio, sottomessi, sprecando miliardi per un viaggio paradossalmente senza ritorno, lasciando sprofondare nell’infinita oscurità spazio/temporale le vere sfide del domani, magari la comprensione del meccanismo del DNA o la scoperta delle nanotecnologie, tanto per citarne solo un paio, seguendo La linea verticale, la linea di uno dei più talentuosi autori del nostro cinema, Mattia Torre, scomparso a 47 anni per un cancro recidivo, che congiungerebbe la Terra al cielo, che, per certi versi fa pensare al capolavoro di Gus Van Sant, Restless, in cui è soprattutto il silenzio a raccontare la storia. Ecco allora quelle immagini che arrivano storicamente in ritardo, che magari non hanno un futuro e un domani, almeno ci consegnano la salvifica ed involontaria prospettiva: in viaggio conviene immaginare di essere collocati al di fuori della Terra e di guardarla da lontano, come il più quotidiano e comune misterioso problema. L’ambiguo evento in realtà non si è verificato sulla Terra, quindi lo sbarco non è avvenuto il 20 luglio 1969: conquistati dalla luna e aver scoperto la Terra. Solo così la vita si allarga e non si allunga, parafrasando l’auspicio di Luciano De Crescenzo, scomparso qualche giorno fa, ingegnere e seducente affabulatore, con una faccia in prestito, la faccia della terra vista dalla luna.

Così parlò De Crescenzo, non è soltanto un documentario, opera prima di Antonio Napoli, di qualche mese fa, ma è anche l’apoteotico “bellavista”: quella scena del Papocchio, in cui Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo si vedono cadere dal cielo una sceneggiatura originale di Federico Fellini (la voce della luna…), il quale aveva lasciato la finestra del suo balcone aperta e un colpo di vento l’aveva fatta volare via… Il passato non esiste, il futuro deve ancora essere, il presente allora cos’è tra due tempi impalpabili? Luciano De Crescenzo batte le mani e la luna appare dalla finestra per rientrare dalla porta… spiccare per erudizione e scioglierla in racconto, i seducenti affabulatori non sono professoroni, ritmano la loro recita, la modulano, a volte con voce cavernosa, come quella di Andrea Camilleri, che ci ha lasciato un paio di giorni prima di De Crescenzo.

Andrea Camilleri è la voce radiofonica della luna, perfettamente in equilibrio tra la parola e l’immagine, o meglio, l’immaginazione. I più dignitosi accademici hanno avuto un sussulto a quella fermezza sotto la quale fremeva un’esplosiva ironia, che invita a bandire il tono dottrinale e l’esibitivo “io”, incisi e litoti a catena, vocaboli fuori luogo o tecnici e mostruose forme verbali, come nell’indigesta lingua italiana. Camilleri è un patrimonio “glocal” e rientra tra i più complicati e pericolosi esemplari da affrontare anche dal Ministro del mio stivale, uno di quei politici per i quali c’è da preoccuparsi solo dell’arrivo e non del ritorno, assai più faticoso da meritarsi e raggiungere, come per Apollo 11. Andrea Camilleri, famoso a 70 anni, è il samurai Zatoichi. Vagabondo errante, benefattore che nella sua cecità ha sempre scritto di ciò che ci guarda e riguarda, nella “sicilitudine” ha gli occhi aperti, perché i ciechi sentono meglio. Inciampa con gli occhi aperti, è un angelo con una sola ala che per volare ha bisogno di un abbraccio e un arancino.

La luna accesa, al teatro dell’Agri
ho lasciato il mio amico che ha moglie e figli
nel suo recinto di castigo.
Tre dorsi di colline più in là
io me ne vado al mio paese
in una conca bianca a giorno.
Cadrò nella rete di un’amica provvisoria
e la corsa verrà per altre strade
perché mutevoli visioni mi graffiano gli occhi.

(Vagabondo, di Rocco Scotellaro)

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