Bronx, di Olivier Marchal

Sbanda, torna in pista e corre a tutta velocità. I poliziotti del cinema del regista francese rincorrono ancora i loro demoni. Ma le troppe trame allentano la tensione. Su Netflix

È un cinema senza pietà quello di Olivier Marchal. Lascia annegare i personaggi nel marcio delle loro esistenze e li mette davanti ai loro peccati. Ma non c’è redenzione, solo colpa come nell’ottimo L’ultima missione, probabilmente il polar più religioso del cineasta francese. Bronx mette a fuoco l’inferno e i demoni che passano continuamente attraverso il cinema del regista francese. Quelli del poliziotto francese alcolizzato di L’ultima missione, del capo della squadra anticrimine e quello della squadra investigativa di 36 – Quai des orfèvres, dell’imprenditore in difficoltà economiche che si ritrova risucchiato in una spirale di corruzione e malavita di La truffa del secolo.

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In Bronx la guerra è totale. Nessuno appare innocente. A partire dalla carneficina commessa dal clan dei Bastiano in un bar su una spiaggia di Marsiglia. L’indagine viene affidata alla squadra anti-crimine guidata dall’agente Vronski, un poliziotto dai metodi al limite della legge che però è costretta a collaborare con l’odiata sezione rivale della BRB (Brigade de répression du banditisme). A rendere ulteriormente caotica la situazione c’è la nomina di un nuovo direttore di polizia, Ange Leonetti (interpretato da Jean Reno) che ha diversi scheletri nell’armadio.

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Marchal costruisce un noir metropolitano facendo riemergere gli echi della Marsiglia di Friedkin di Il braccio violento della legge. Resuscita figure dai suoi film precedenti, come il criminale interpretato da Gérard Lanvin di A Gang Story, gira le scene d’azione con il consueto impeto e il sangue negli occhi. Una partenza disperata, con gli spari di una pistola sullo schermo nero in una villetta familiare, poi il racconto in un lungo flashback ricostruendo gli eventi partendo da tre settimane prima. Un inizio col botto fino alla scena dell’ospedale. Poi quella mancanza di autocontrollo che è sempre stato il punto di forza del cinema di Marchal qui diventa un limite. Bronx segue infatti troppi percorsi narrativi che rischiano di ingarbugliarsi e finisce per allentare la tensione invece di portarla sul punto di esplosione. Si crea quindi una frattura tra le motivazioni individuali e le azioni collettive. E sono le dinamiche della corruzione ad essere intrigate. I primi piani caricano i protagonisti di ambiguità, mettono a nudo nei loro occhi le loro azioni nascoste. Ma c’è sempre un dettaglio di troppo – di scrittura prima che di messinscena – evidente anche nell massacro sul bar della spiaggia.

Bronx sbanda, torna in pista e corre a tutta velocità. Il finale poteva essere potentissimo. Ma anche lì il cinema di Marchal va fuori controllo. Un dettaglio sugli occhi, dei nuovi padroni della città. Un meccanismo, quello del cinema di Marchal, che di solito funziona a memoria. Ma è proprio la sua ripetitività ad averlo inceppato. E nel cast con attori che ormai abitano i suoi film (Gérard Lanvin, Francis Renaud, Moussa Maaskri, Patrick Catalifo, Dani, Alain Figlarz e l’ex-moglie del regista Catherine Marchal), c’è anche l’ingresso di Claudia Cardinale in versione dark il cui personaggio poteva forse essere maggiormente sviluppato.

 

Titolo originale: id.
Regia: Olivier Marchal
Interpreti: Lannick Gautry, Stanislas Merhar, Jean Reno, Moussa Maaskri, Catherine Marchal, Francis Renaud, Gérard Lanvin
Distribuzione: Netflix
Durata: 116′
Origine: Francia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.33 (6 voti)
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