CANNES 65 – Holy Motors di Leos Carax, science fiction alle origini del cinema. Prima clip

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[…] La storia aggiunge che, prima di morire o dopo la morte, si trovò in presenza di Dio e gli disse: "Io, che sono stato invano tanti uomini, voglio essere uno e me stesso". La voce di Dio gli rispose da un vortice: "Neanch’io sono nessuno; io sognai il mondo come tu sognasti la tua opera, mio Shakespeare, e tra le forme del mio sogno sei tu, che come me sei tanti e nessuno." […]

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Holy Motors di Leos Carax, sci-fi alle origini del cinema. Clip e fotoIl nuovo film di Leos Carax, Holy Motors (info, foto) in concorso a Cannes 65 si presenta con questa citazione introduttiva da un testo del grande scrittore visionario Jorge Luis Borges e con una evocativa clip, in cui il corpo di un uomo è coperto dai sensori della motion capture, un'immagine familiare della nostra epoca: "non così diversamente da Chaplin in Tempi Moderni: a eccezione del cappello, l'uomo non è prigioniero degli ingranaggi di una macchina, ma è in trappola tra i fili di una rete invisibile".

Lo straordinario attore Denis Lavant è un "personaggio ombra" che procede da una vita all'altra, tra i fantasmi delle esistenze passate e future, interpretando ruoli diversi, in un mondo pirandelliano in cui l'identità si frantuma nelle maschere, e a complicare le cose, "forse i nostri computer sono già le nostre case".
 

Denis Lavant in HOLY MOTORS di Leos CaraxCarax racconta che Holy Motors nasce da un'immagine che ha covato negli ultimi anni: quella delle limousine in cui ci si imbatte nelle strade cittadine:

"L'ho viste in America, e oggi, ogni domenica nel mio quartiere, a Parigi, durantre i matrimoni cinesi. Sono completamente in sintonia con i nostri tempi: insieme vistose e di cattivo gusto. Sembrano belle dall'esterno, ma all'interno danno la stessa sensazione triste che un hotel frequentato da prostitute. In qualche modo mi toccano, però. Sono obsolete, come vecchi giocattoli futuristi. Penso che segnino la fine di un'era, l'era delle grandi macchine. Queste vetture sono diventate il cuore del film – il suo motore. Le ho immaginate come navi che trasportano gli esseri umani durante i loro ultimi viaggi, le loro ultime missioni. Il film è una sorta di opera di science-fiction, in cui esseri umani, animali e macchine sono in via di estinzione – "motori sacri" collegati tra loro da un destino comune, schiavi di un mondo sempre più virtuale. Un universo dal quale le macchine, le esperienze reali e le azioni stanno gradualmente scomparendo".

Il regista francese spiega così la sua decisione di comparire in Holy Motors:

Leos Carax è The Dreamer in Holy Motors"Ho immaginato la scena di un enorme cinema pieno di persone, che si oscura per la proiezione. Ma il pubblico è completamente paralizzato, e i loro occhi sembrano essere chiusi. Stanno dormendo? Sono morti? Il pubblico del cinema non si è mai visto dall'altra parte – salvo che nella straordinaria sequenza finale di La Folla di King Vidor.
Così, ho deciso di iniziare il film con questo dormiente che si sveglia nel mezzo della notte, e si ritrova in pigiama in un cinema pieno di fantasmi. Istintivamente ho chiamato l'uomo – nel film, il sognatore – Leos Carax. E l'ho interpretato
".

Tra le ispirazioni, cita i racconti di E.T.A. Hoffmann, e in particolare l'idea di un protagonista che scopre una porta nascosta,  che dalla sua stanza da letto conduce in un teatro d'opera.

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Nel film torna anche Monsieur Merde, direttamente dal corto di Carax, Tokyo! (presentato a Cannes nel 2008) in cui un misterioso personaggio bestiale e anarchico (sempre Lavant) getta nello scompiglio la metropoli giapponese. La straordinaria fisicità di Lavant è stata sempre amata da Carax, dai tempi di Boy Meets Girl (1984, vincitore della Caméra d’or) Mauvais Sang (1986) e Les amants du Pont Neuf (1991).

Lavant nel film è davvero più di uno: Monsieur Oscar, banchiere, barbona, specialista in motion capture, padre, fisarmonicista, moribondo, assassino, vittima. Ed è Carax a dare forse la più bella definizione di questa grande anti-star adorata anche da Claire Denis (Beau Travail):

Eva Mendes e Denis Lavant in Holy Motors di Leos Carax - Cannes 65"Come il cinema stesso, Denis arriva dal palco, dalla fiera, dal circo. Il suo corpo è scolpito, come quello degli atleti cronofotografati da Marey [Étienne-Jules, fisiologo francese autore di straordinari esperimenti agli albori della modernità]. 
Quando filmo il suo corpo in movimento, provo lo stesso piacere che credo abbia provato Muybridge osservando un cavallo al galoppo [Eadweard Muybridge, antesignano della fotografia in movimento]."

Oggi il regista conclude: "se Denis avesse detto di no, avrei potuto offrire la parte solo a Lon Chaney o a Charlie Chaplin, a Peter Lorre o Michel Simon".  E in un gioco di suggestioni, non solo Denis Lavant interpretava proprio il sosia di Chaplin in Mr. Lonely di Harmony Korine, ma l'ultimo poster rilasciato di Holy Motors, a proposito di fantasmi, ricorda incredibilmente quello di Uncle Boonmee di Apichatpong…

Carax spiega il ritorno della figura di Mounsier Merde così:

"Merde è l'incarnazione della paura e della fobia, la grande regressione post 11 settembre: i terroristi credono nelle vergini che incontreranno in paradiso, i leader politici esultano perchè possono finalmente sfruttare al meglio il loro potere, come bambini iperpotenti. E le persone sono terrorizzate, smarrite, come orfani nel buio. Merde è l'estraneità portata all'estremo: l'immigrato razzista ".

Poster - Holy Motors di Leos Carax - Cannes 65Nel film ci imbattiamo anche in Édith Scob, che Carax definisce una donna-cinema, ideale per la sua interpretazione di un film che nasce "sotto l'ala di Georges Franju", Eva Mendes (The Place Beyond the Pines) "erotica e robotica al tempo stesso", il veterano Michel Piccoli (a Cannes 65 anche con Vous n'avez encore rien vu di Resnais) in un ruolo ambiguo e indistinto quasi lynchiano: "non riusciamo a capire se è un produttore, un sinistro Segretario degli Interni o un boss della mafia" e Kylie Minogue (Jack and Diane) – "fino a poco tempo fa tutto ciò che conoscevo di lei era il suo nome e il suo duetto con Nick Cave. Poi Claire Denis me ne ha parlato per un progetto che avrei dovuto girare a Londra. Kylie è la purezza in persona".

Due semiesordienti: la ventenne Élise Lhomeau, che Carax ha scelto per la sua capacità di 'rallentare' rispetto alla velocità dei tempi attuali: "è come se venisse da un'epoca diversa, dalle origini stesse del cinema. Non è carne da macello come troppe giovani attrici. Il suo corpo, i suoi occhi resistono alla macchina da presa", e Jeanne Disson, di soli dieci anni (già in Tomboy) che secondo Carax è riuscita a esprimere tutti i cambiamenti che vive il suo personaggio in soli dieci minuti di scena.
 

Holy Motors sarà distribuito in Francia a partire dal 4 luglio da Les Films du Losange.
Nella nostra gallery, alcune nuove immagini.