CATTIVE LETTURE – Per imparare a scrivere una sceneggiatura: Robert McKee

Per molti anni, in Italia, la sceneggiatura, come qualsiasi altra forma di scrittura, era relegata ad un apprendimento casuale, nel migliore dei casi "da bottega", dove c'era qualcuno che, perché amico di tuo padre, accettava di tenerti dentro, ti permetteva di mettere mano a qualche film, lavorando al nero, almo fino a quando il maestro non considerava giunto il momento propizio per il fatidico passaggio. Di libri sull'argomento, inutile dirlo, nemmeno a parlarne. Comparivano, quasi testi proibiti, i manuali di Syd Field in edizione originale, importati da qualche amico che finiva in america, magari proprio per studiare le tecniche di composizione della scrittura filmica. L'unico libro accessibile era quello di Ugo Pirro, Per scrivere un film, ben poco utile per acquisire veramente qualcosa, degli strumenti utili.

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A metà degli anni Ottanta, è stato Lampo Calende ed il suo International Forum a portare a Roma Robert McKee, un gigante americano, simpatico e affabile, che pochi conoscevano. Eppure era stato l'insegnante di Spielberg e di Lucas e, ora, veniva a Roma a raccontarci come si scrive una sceneggiatura perfetta, quali sono i punti di forza e quelli deboli, come si struttura una scaletta, come si creano climax, cos'è un subplot. Era divertente assistere alle sue lezioni. Parlava senza sosta e beveva litri d'acqua minerale. Dopo di lui molte cose hanno preso vita: l'editore Dino Audino ha iniziato a sfornare libricini e, poi, libri che spesso avevano la sceneggiatura al centro della propria attenzione. E sono venuti tutti gli altri – la Lupetti ha tradotto Syd Field, la Mondatori ha pubblicato Massimo Moscato e Pratiche ha preferito Age… In Italia sono arrivati nuovi professori, tra cui Linda Seger, ad insegnare – a quelli della Rai – come si confeziona un racconto che tenga. Certo, forse avremmo potuto iniziare anche noi, perché McKee era molto chiaro a tal proposito: le cose che ci raccontava le aveva raccolte leggendo Aristotele e gli scrittori di retorica fino ad Eco compreso. E Fellini era un genio e La strada un grandissimo film.

Negli anni veniva da chiedersi come fosse possibile che, in tutto questo florilegio di libri sulla tecnica della sceneggiatura, non ci fosse quello di Robert McKee. Come fosse possibile che l'Italia non si fosse accorta dei suoi libri pubblicati in America. Solo la passione di Lampo Calende poteva rendere giustizia ad un maestro: Story – Contenuti, struttura, stile, principi della sceneggiatura per il Cinema e per la Fiction TV ha finalmente visto la luce e, da circa un anno, naviga felicemente nelle librerie nostrane. Il libro dei libri: non è un semplice manuale. E' un compendio di storia del cinema, è la capacità di ricucire, trasversalmente, un universo fortemente narrativo com'è quello del cinema. A leggerlo viene voglia di scrivere. Ti spinge a provarti e ti dà degli strumenti tangibili per poter lavorare.Non è ottimista, non afferma banalità. E' chiaro, ti spiega le difficoltà, i rischi, gli studi, il severo controllo al quale devi sottometterti. Lo senti che ama la scrittura perché te la fa amare. Non semplifica, amplifica il pensiero, lo apre a molteplici eventualità, indica le strade possibili. Sventaglia titoli, tipologie di struttura. E' il testo definitivo e quello di partenza: leggerlo significa addentrarsi in un mondo e vivere lo stupore di chi entra, per la prima volta, in un castello del quale vede, finalmente, la struttura intima. Diverte fino alla fine, quando, in quarta di copertina, sciorina i film scritti, diretti o prodotti dai suoi allievi: chi può permettersi un gesto simile?

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Robert McKee

Story – Contenuti, struttura, stile, principi della sceneggiatura per il Cinema e per la Fiction TV

International Forum Edizioni

  41,30