CINEMA TREVI-CINETECA NAZIONALE

17-18 giugno
Così lontano, così vicino. Il cinema italiano guarda a Oriente
Le notizie provenienti dalla Cina e dal Tibet e le imminenti Olimpiadi a Pechino ci hanno indotti a riflettere sul modo con il quale cinema italiano ha guardato ad Oriente e quale sia stato il contributo dei nostri cineasti alla conoscenza di realtà mai, storicamente, così vicine. Realtà con le quali, per svariate ragioni, siamo chiamati a confrontarci ogni giorno e che richiedono, quindi, un approccio scevro da qualsiasi pregiudizio. Le opere proposte offrono l’occasione per guardare all’annosa questione del Tibet e alla situazione in Cina con il distacco e la curiosità di chi intraprende un viaggio in universi differenti dal nostro, stimolando lo spettatore a condividere, innanzitutto, lo spirito di quest’avventura “intellettuale”. Il cinema, in questa prospettiva, ha il privilegio di mostrare, e quindi rivelare, oltre le apparenze e le dichiarazioni ufficiali: lo sguardo della macchina da presa porta con sé un innato istinto di verità che solo altri artifici (la finzione cinematografica…) possono fuorviare. Gli sguardi proposti in questa breve rassegna hanno in comune, alla base, una passione sincera e sono il frutto di profonde riflessioni interiori: l’incontro con l’Oriente va al di là dell’occasionale esperienza professionale e coinvolge, a fondo, l’esistenza degli autori dei film e dei lungometraggi presentati in questa occasione. Le loro opere hanno, innanzitutto, il valore di una testimonianza e si pongono quindi come strumento di dialogo, parola chiave quando si parla di questioni orientali, a qualsiasi latitudine.
 
martedì 17
ore 17.00
Mio Mao (1970)
Regia: Nicolò Ferrari; soggetto e sceneggiatura: N. Ferrari; fotografia: Gerardo Patrizi; musica: Teo Usuelli; montaggio: Marcella Benvenuti; interpreti: Yves Beneyton, Rosemary Dexter, Livio Barbo, Ivo Mazzucchelli, Teri Hare, Francesca Romana Coluzzi; origine: Italia; produzione: Rizzoli Film; durata: 99’
Un gruppo di giovani in viaggio verso la Cina, meta dei loro ideali politici, con un obiettivo sulle spalle: introdurre il vizio, unica grave mancanza nel sistema maoista. Ad uno ad uno abbandoneranno al suo destino la loro guida, Giuda (!). Raro film italiano on the road, che va decisamente controcorrente. «È certamente un film curioso, certamente fuori dal comune, non sempre riuscito forse perché le ambizioni dell’autore sono superiori alle sue effettive capacità, ma senza dubbio stimolante. Il regista ha seguito la strada di non polemizzare, ma di mostrare coi fatti […] a che cosa porta l’arrogante infantilismo dialettico dei contestatori: fatti paradossali, d’accordo, ma con una impronta di verità e di concatenazione logica assai persuasiva. […] È un film gradevole e, nei suoi limiti, molto significativo» (Solmi). Quando i giovani (e gli intellettuali) guardavano alla Cina come un mondo ideale…
 
ore 19.00
Tulku (1991/2002)
Regia: Paolo Brunatto; fotografia: Vincenzo Marano, Mario Masini; montaggio:

Maurizio Baglivo; musica: Riccardo Fassi; durata: 105’
Con questo film-documentario Paolo Brunatto, partendo dal making de Il piccolo Buddha di Bertolucci, riflette sulle ragioni dell’interesse degli occidentali per il buddismo tibetano. La cinepresa di Brunatto si sposta continuamente dal set glamour e rumoroso del film di Bertolucci al silenzio dei monasteri ed eremi tibetani in Bhutan, Nepal e Stati Uniti. Bernardo Bertolucci, il Dalai Lama del Tibet, Keanu Reeves, il Maestro tibetano Choegyal Namkhai Norbu, Bridget Fonda, Khyentse Norbu, giovane lama tibetano (diventato poi regista e autore, tra l’altro, de La coppa), Vittorio Storaro, Sogyal Rinpoche e Roberto Benigni sono alcuni degli “attori” di questo viaggio nel cinema di Bertolucci e nella spiritualità del Paese delle Nevi. «Tulku è una parola tibetana che significa “Reicarnato speciale” e definisce quei maestri di meditazione che decidono, e ne hanno il potere (secondo la tradizione tibetana), di rinascere dopo la morte come esseri umani per tornare in questa valle di lacrime e continuare ad aiutare gli esseri  umani con i loro insegnamenti. Ed è probabilmente questo mistero che ha affascinato Bernardo Bertolucci. Per me seguire Il piccolo Buddha è stato meraviglioso perché potevo vedere al lavoro uno dei più grandi registi viventi: l’amico Bertolucci (anche se mi era già capitato con L’ultimo imperatore), e al tempo stesso incontrare i protagonisti del buddismo tibetano, che, con il cinema, è l’altra mia passione. Anche se il termine “passione” è molto poco buddista…» (Brunatto).
 
ore 21.00
Il piccolo Buddha (1993)
Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: B. Bertolucci; sceneggiatura: Rudy Wurlitzer, Mark Peploe; fotografia: Vittorio Storaro; musica: Ryuichi Sakamoto; montaggio: Pietro Scalia; interpreti: Keanu Reeves, Ruocheng Ying, Chris Isaak, Bridget Fonda, Alex Wiesendanger, Raju Lal; origine: Gran Bretagna/Francia; produzione: Ciby 2000, Recorded Picture Company, Serprocor Anstalt; durata: 140’
«Film a 2 versanti: la favola moderna di Jesse, bambino nordamericano di Seattle che, scortato dal padre, è portato dal Lama Norbu nel Bhutan (versante sud dell’Himalaya) perché potrebbe essere il tulku, la reincarnazione del Lama Dorje, morto otto anni prima; e la favola antica del principe Siddharta Gautama (ca. 565-486 a.C.) detto il Buddha, il Risvegliato […]. 1° film di Bertolucci senza conflitti drammatici, tormenti, trasgressioni. Se si toglie la lotta di Siddharta con Mara, dio del Male, non c’è una sola figura malvagia o antagonista. 1° suo film di bambini, sui bambini, per i bambini. È come se, per adeguarsi alla “via di mezzo” tra i due estremi del piacere e dell’ascetismo spinto di cui il Buddha fu un esempio, il regista avesse scelto una via stilisticamente e narrativamente intermedia, al di là dei conflitti drammatici» (Morandini).
 
mercoledì 18
ore 18.00
Impermanence (2004)
Regia: Goutam Ghose; soggetto e sceneggiatura: G. Ghose; fotografia: G. Ghose; musica: G. Ghose; montaggio: Saikat Chakraborty, Aminesh Bose; origine: Italia/India; produzione: Sergio Scapagnini per Indrapur Cinematografica; durata: 60’
Il protagonista, Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama del Tibet, dice: «Io amo i sorrisi e le risate. Se uno vuole più sorrisi nella vita, deve creare le giuste condizioni per farlo. Ci sono molte specie di sorrisi. Alcuni, quelli diplomatici o sarcastici, creano una spiacevole atmosfera e danno adito al sospetto mentre un sorriso autentico ci dà grande soddisfazione. Come fare quindi per ottenere questo? Certamente non attraverso la rabbia, la gelosia, l’avidità o l’odio, ma attraverso l’amorevole gentilezza, una mente aperta e la sincerità». Il film è il viaggio di Tenzin Gyatso che perse la libertà a quindici anni e il suo paese a ventiquattro. In tutti questi anni ha vissuto in esilio come un profugo. Dalla sua terra non arrivavano che notizie tristi. Egli tuttavia è sempre sembrato essere in pace. Vincere il dolore è l’eterna ricerca dell’umanità. L’illusione di avvertire come permanente ciò che è passeggero induce all’errore e porta alla distruzione. «Goutam Ghose è un grande regista della generazione bengalese, che fin dai suoi esordi (il suo corto Hungry Autumn fu premiato a Oberhausen nel ’74) ha messo in scena con un suo stile particolare che potrebbe ricordare il neorealismo le rivolte contadine dopo l’indipendenza, la dura sopravvivenza anche di fronte alle calamità naturali del suo paese, il regista dalla parte degli ultimi» (Silvana Silvestri).
 
ore 19.30
Cina in viaggio (2007)
Regia: Rollo Martins, Giovanni Lupi; voce narrante: Claudio Capone; fotografia: Davide Mancori; operatore: Enrico Idrofano; musica: Tang Liangxing, The Guo Brothers & Shung Tian, Pat Metheny (Devil Dee version); montaggio: R. Martins, G. Lupi; interpreti: Monica Mazzitelli, Silvia Parisi; origine: Italia; produzione: Jinko Communications LTD – Video & Click Roma; durata: 27’
In Cina si mangiano gli spaghetti, si lanciano i nastri sugli alberi, si fanno volare gli aquiloni. In Cina si viaggia, si viaggia verso lo sviluppo, si viaggia verso la “crescita” economica ad ogni costo. Con questo documentario tentiamo una sintesi tra le piccole abitudini quotidiane di un popolo e le sue aspirazioni di grandezza, tra lo sguardo individuale e il sentimento collettivo. Viaggiare attraverso una nazione che è a sua volta in viaggio può far perdere l’equilibrio, a meno che non si adotti una prospettiva diversa, quella del Tempo.
 
ore 20.00
Un uomo, un bambino, una montagna (2004)
Regia: Carlo Alberto Pinelli; fotografia Stefano Pancaldi; musica: Francesco Gazzarra; montaggio Alberto Ena; origine: Italia; produzione Tecno 77; durata: 32’
Ci sono esseri umani considerati “grandi” perché hanno scalato tutti i monti di ottomila metri del pianeta; e ci sono esseri umani grandi che hanno anche scalato gli stessi 14 ottomila. Non è la stessa cosa. L’italiano Fausto De Stefani appartiene alla seconda categoria. La sua fama mondiale proviene certo dalle eccezionali imprese alpinistiche di cui è stato il protagonista; però la sua qualità umana travalica di gran lunga quelle imprese. Recentemente Fausto ha portato a compimento un’iniziativa che gli è costata anni di sacrifici e di sforzi. Sollecitando contributi da banche, fondazioni, enti, raccogliendo donazioni e offerte attraverso conferenze in tutta Italia, bussando con tenacia ad ogni possibile porta, gettando nel progetto tutti i suoi pochi risparmi, è riuscito a mettere in piedi una scuola elementare in Nepal, dove le bambine e i bambini più diseredati e gli orfani possono studiare gratuitamente.                   
La storia che il documentario racconta parte da queste premesse, ma inizia visivamente quando Fausto, di passaggio in Nepal, sulla via del Tibet, si ferma a visitare la “sua” scuola. Qui i bambini gli donano i loro disegni che mostrano il mitico monte Kailash, l’ombelico del mondo secondo le credenze hindu e buddhiste.   Sanji, uno dei piccoli alunni, figlio di tibetani rifugiati in Nepal, insiste per accompagnare Fausto nel suo viaggio. E Fausto, dopo lunghe esitazioni, decide di portarlo con sé. Infatti la meta del viaggio è proprio il Kailash. L’alpinista italiano naturalmente non intende scalarne la vetta, perché si tratterebbe di un sacrilegio; vuole soltanto compierne la classica circoambulazione, a fianco dei pellegrini locali.
Ha inizio così un viaggio lungo, emozionante, a tratti difficile…
 
ore 20.45
Incontro moderato da Italo Moscati con Paolo Brunatto, Liliana Cavani, Fausto De Stefani, Davide Mancori, Rollo Martins, Giacomella Orofino, Carlo Alberto Pinelli, Sergio Scapagnini
 
a seguire
Milarepa (1973)
Regia: Liliana Cavani; soggetto e sceneggiatura: L. Cavani, Italo Moscati, liberamente tratto da Tibet’s Great Yogi Milarepa; fotografia: Armando Nannuzzi; musica: Daniele Paris; montaggio: Franco Arcalli; interpreti: Lajos Balazsovits, Paolo Bonacelli, Marisa Fabbri, Marcella Michelangeli, George Wang; origine: Italia; produzione: Lotar Film, Rai; durata: 108’
Un giovane studente, che ha tradotto l’opera sulla vita dello yogi tibetano Milarepa, accompagna in auto all’aeroporto il suo professore e la moglie, ma i tre hanno un incidente. Mentre la donna va a cercare aiuto, il giovane narra le vicende di Milarepa al professore rimasto ferito. Il film continua la ricerca che la Cavani ha cominciato nei due film precedenti e come nota Ciriaco Tiso: «Contrariamente al Francesco, che era una ricerca della mitologia del e nel reale attraverso il realismo nudo della struttura, e al contrario anche de I Cannibali dove, invece, il mito giungeva dalla lontana dimora dell’arcaicità […], in Milarepa il mondo moderno si rivolge al passato, l’oggi si rivolge al ieri» E ancora sulla forte stilizzazione della messa in scena Tiso aggiunge: «Tutto ciò spinge lo spettatore ad un viaggio non in un Tibet reale ma in un Tibet immaginato con una operazione assolutamente mentale e filmica. Ecco perché, alla fine di tutto, il film inizia lo spettatore ad un viaggio nel proprio “inconscio”, provocandolo a seguire Milarepa nel suo itinerario spirituale, e a spogliarsi così della propria alienazione, compiendo la ricerca che lui compie».
Giornata a ingresso gratuito

CINEMA TREVI – CINETECA NAZIONALE

CINEMA TREVI – CINETECA NAZIONALE



programma gennaio 2006


 


 


 


10-17 gennaio


Fotogrammi geneticamente modificati


Il cinema di David Cronenberg


 


Teste che esplodono. Uno schermo televisivo caldo e invitante come due rosse e carnose labbra di donna. Macchine da scrivere sempre più simili ad animali parlanti. Inquietanti capsule di teletrasporto, abitacoli di orribili mutazioni genetiche. Incidenti stradali vissuti come ideali ricette mediche per le proprie impotenze sessuali. Sono solo alcuni esempi tratti dal mondo cinematografico di David Cronenberg. Tanto artista quanto filosofo e regista, Cronenberg ha letteralmente inventato un tipo di horror che affonda le radici nella sensibilità metafisica e amorale del romanzo gotico, nelle macabre illusioni del teatro melodrammatico francese, nella psicanalisi freudiana e nella filosofia cartesiana basata sul rapporto ambivalente mente-corpo. Nonostante il suo cinema sia complesso e stratificato nei significati, Cronenberg, definito profeta della nuova carne e sacerdote del terrore interiore, si è guadagnato negli anni la fama di autore di culto. Ma nella sua produzione, ben nota ai numerosi ammiratori, perdurano zone poco conosciute che meritano di essere illuminate. Fedele al suo detto "mostrare l'immostrabile, dire l'indicibile", la rassegna presenta dunque tutti i film del cineasta canadese, compresi molti corti e lavori per la televisione assolutamente inediti. La retrospettiva è realizzata in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna e il Museo del Cinema di Torino.


martedì 10


ore 17.00


Il demone sotto la pelle (The Parasite Murders, 1975)


Regia: David Cronenberg; soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: Paul Hampton, Joe Silver, Lynn Lowry, Allan Migicovsky, Susan Petrie; produzione: Ivan Reitman, John Dunning e André Link per DAL Productions Ltd. con la partecipazione della Canadian Film Development Corporation; durata: 87'


A Montreal gli inquilini di un lussuoso residence ultramoderno chiamato Arca di Noé sono alle prese con minuscoli vermi che s'introducono nei loro corpi, scatenando attacchi di violenza ingiustificata e pulsioni sessuali sfrenate. Primo lungometraggio di Cronenberg a essere distribuito regolarmente nelle sale cinematografiche, il film venne acclamato al Festival di Cannes del 1975 come opera originale e rivelazione di un nuovo talento, anche se l'accoglienza da parte della critica canadese non mancò di suscitare polemiche per la crudezza dei temi trattati e la visione incensurata degli effetti speciali sanguinari.


 


ore 19.00


Rabid sete di sangue (Rabid, 1976)


Regia: David Cronenberg; soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: Marilyn Chambers, Frank Moore, Joe Silver, Howard Ryshpan, Patricia Cage; produzione: John Dunning per Cinema Entertainment Enterprises Ltd. (per DAL Productions Ltd.), con la partecipazione della Canadian Film Development Corporation; durata: 91'


Un chirurgo senza scrupoli raccoglie una ragazza in fin di vita e le pratica un nuovo tipo di innesto cutaneo. Nell'ascella della ragazza si forma un pungiglione con cui perfora i disgraziati che incontra, succhiandogli il sangue e trasformandoli in vampiri. Per la parte della ragazza Cronenberg voleva Sissy Spacek, ma il produttore Ivan Reitman, non ancora passato a Hollywood, impose la pornostar Marilyn Chambers.


 


ore 21.00


Videodrome (1982)


Regia: David Cronenberg; soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: James Woods, Sonja Smits, Deborah Harry, Peter Dvorsky, Les Carlson, Jack Creley; produzione: Claude Héroux per Filmplan International II, con la partecipazione della Canadian Film Development Corporation; durata: 87'


Un proprietario di una cable-tv porno, Max Renn, scopre un'emittente clandestina che trasmette solo omicidi e torture. La conseguenza di quelle visioni televisive terribili gli causerà un tumore al cervello, alterandogli la percezione della realtà e trasformandolo in un serial killer. Uno dei film più interessanti degli anni '80, Videodrome è l'affermazione definitiva della cosmologia di Cronenberg, tanto che lo stesso cineasta canadese disse: «Mi stavo davvero cimentando su un terreno nuovo; non ho visto mai niente del genere neanche io». Menzioni particolari meritano la colonna sonora elettronica di Shore, realizzata sull'allora modernissimo sintetizzatore Synclavier e la partecipazione come attrice di Deborah Harry, allora reginetta pop della disco music con il gruppo Blondie.


 


mercoledì 11


 


ore 17.00


Videodrome (replica)


 


ore 19.00


Il demone sotto la pelle (replica)


 


ore 21.00


Rabid sete di sangue (replica)


 


giovedì 12


 


ore 17.00


Brood-La covata malefica (The Brood, 1979)


Regia: David Cronenberg; soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: Oliver Reed, Samantha Eggar, Art Hindle, Cindy Hinds, Henry Beckman, Nuala FitzGerald; produzione: Claude Héroux per Les Productions Mutuelles e Elgin International Productions, con la partecipazione della Canadian Film Development Corporation; durata: 91'


Lo psichiatra Raglan pratica una terapia che si propone di eliminare le pulsioni aggressive. Nel frattempo, i genitori di Nola Carveth, una delle sue pazienti psicotiche e la maestra di sua figlia Candice sono assassinati da mostriciattoli nani privi di denti, ombelico, organi genitali. Per Cronenberg, appena uscito da un amaro divorzio e dalla conseguente lotta per la custodia della figlia, The Brood rappresentava la sua personale versione di Kramer contro Kramer.


 


ore 19.00


Scanners (1980)


Regia: David Cronenberg; soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: Stephen Lack, Michael Ironside, Patrick McGoohan, Jennifer O'Neill, Lawrence Dane, Robert A. Silverman; produzione: Claude Héroux per Filmplan International Inc., con la partecipazione della Canadian Film Development Corporation; durata: 103'


Cameron Vale viene sequestrato dai servizi segreti e scopre di essere uno scanner, un individuo dotato di poteri telepatici. È l'unico capace di contrastare il fratello, anche lui dotato dei medesimi poteri e che ha in mente di radunare tutti gli scanners e ridurre la società in schiavitù. Indimenticabile risulta la battaglia mentale tra i due fratelli, portata ai massimi livelli dalla colonna sonora di Howard Shore. Gli effetti fisici dei duelli mentali variano dal sangue del naso all'esplosione del cranio. Il sangue rosso in contrasto con uno scenario chiaro è un motivo che si ripete in Il demone sotto la pelle e in Brood.


 


ore 21.00


La zona morta (The Dead Zone, 1983)


Regia: David Cronenberg; soggetto: dall'omonimo romanzo di Stephen King; sceneggiatura: Jeffrey Boam; interpreti: Christopher Walken, Brooke Adams, Martin Sheen, Sean Sullivan, Jackie  Burroughs, Tom Skerritt; produzione: Debra Hill per Dead Zone Productions; durata: 103'


Johnny si risveglia dopo cinque anni di coma e scopre di poter vedere nel passato e nel futuro della gente. Quando viene a sapere che un candidato al senato porterà il mondo alla guerra nucleare, decide di intervenire per modificare il futuro. Cronenberg rinuncia agli effetti speciali, per concentrarsi sul dramma interiore del personaggio, creando così un delicatissimo melò sovrannaturale. La zona morta è anche la prima pellicola americana del regista (prodotta da De Laurentiis), e unica a poter essere trasmessa in prima serata senza tagli. Lo sceneggiatore Jeffrey Boam completò il suo primo abbozzo della sceneggiatura il giorno in cui Reagan fu eletto presidente.


 


venerdì 13


 


ore 17.00


La zona morta (replica)


 


ore 19.00


Brood-La covata malefica (replica)


 


ore 21.00


Scanners (replica)


 


sabato 14


 


ore 17.00


La mosca (The Fly, 1986)


Regia: David Cronenberg; soggetto: da un racconto di George Langelaan; sceneggiatura: David Cronenberg e Charles Edward Pogue; interpreti: Jeff Goldblum, Geena Davis, John Getz, Joy Boushel, Les Carlson, George Chuvalo, David Cronenberg; produzione: Stuart Cornfeld per Brooksfilms; durata: 96'


Nel 1958 un Cronenberg quindicenne vide L'esperimento del dottor K. Nell'atrio, una pubblicità della Fox offriva 100 dollari a chiunque riuscisse a provare che gli eventi narrati nel film non potevano accadere. Cronenberg disse all'usciere che la grande testa della mosca non aveva alcun senso: «Da dove vengono le molecole e gli atomi extra? Se così fosse l'uomo avrebbe potuto avere solo una piccola testa di mosca!». L'usciere lo mandò al diavolo. La mosca, oltre a essere il primo film di Cronenberg per una major (prodotto da Mel Brooks), rappresenta l'ideale remake scientifico di quel b-movie anni '50, rimanendo fedele alla poetica della mutazione e dei rapporti tra carne e psiche. Premio Oscar a Chris Walas e Stephen Dupuis per il trucco.


 


ore 19.00


Inseparabili (Dead Ringers, 1988)


Regia: David Cronenberg; soggetto: dal romanzo Twins di Bari Wood e Jack Geasland; sceneggiatura: David Cronenberg e Norman Snider; interpreti: Jeremy Irons, Geneviève Bujold, Heidi von Palleske, Barbara Gordon, Shirley Douglas; produzione: David Cronenberg e Marc Boyman per The Mantle Clinic II Ltd., in asoociazione con Morgan Creek Productions Inc., con la partecipazione di Telefilm Canada; durata: 115'


La vita dei due gemelli Elliott e Beverly Mantle, famosi ginecologi che si dividono tutto, viene sconvolta dall'incontro con una donna, Claire. Tratto dal romanzo omonimo di Bari Woods e Jack Geasland (sceneggiato dal regista con Norman Snider e ispirato al caso di cronaca dei gemelli Markus) il film non contiene molti effetti gore, quanto molti piani sequenza sull'attore Jeremy Irons, un vero e proprio effetto speciale, illuminato dalla fotografia acquatica e glaciale di Peter Suschitzky.


 


ore 21.00


M. Butterfly (1993)


Regia: David Cronenberg; sceneggiatura: David Henry Hwang (tratto da una sua pièce teatrale); interpreti: Jeremy Irons, John Lone, Barbara Sukowa, Ian Richardson, Annabel Leventon; produzione: Gabriella Martinelli per Geffen Pictures e Warner; durata: 100'


Pechino, 1964. René Galimard è un diplomatico francese che per anni ama una cantante dell'Opera di Pechino che, in realtà, è, oltreché spia, un uomo. È convinto a tal punto che sia una donna da credere di avere avuto da lei un figlio. Dalla pièce teatrale di David Henry Hwang, ispirata a un vero processo di spionaggio, M. Butterfly è il melò in costume secondo Cronenberg dove l'orrore è dentro di noi: è infatti Gallimard a creare da solo un amore ideale che non esiste, modellato sulla sua misoginia e sulla sua visione occidentale della donna orientale, pudica e sottomessa.

domenica 15


 


ore 17.00


Crash (1996)


Regia: David Cronenberg; soggetto: dall'omonimo romanzo di James G. Ballard; sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: James Spader, Deborah Unger, Holly Hunter, Elias Koteas, Rosanna Acquette, Peter MacNeil; produzione: David Cronenberg, Jeremy Thomas e Robert Lantos per Alliance Communications; durata: 98'


Amante dell'erotismo e degli scambi di coppia, il regista di spot pubblicitari, James Ballard, guarisce da un incidente stradale e comincia a trarre piaceri dagli scontri automobilistici a tal punto che anche la morte diventa il culmine del desiderio sessuale. Tratto dall'omonimo romanzo di James Ballard, Crash è più epocale e minaccioso di Videodrome e risulta uno dei film più difficili da interpretare con i normali criteri di giudizio.


 


ore 19.00


eXistenZ (1999)


Regia: David Cronenberg; soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: Jennifer Jason Leigh, Jude Law, Ian Holm, Don McKellar, Callum Keith Renne, Sarah Polley; produzione: Robert Lantos, Andràs Hamori, David Cronenberg per Alliance Atlantis/Existence Productions Limited; durata: 97'


eXistenZ è un gioco basato su tecnologie avanzate, ai limiti della scienza biologica. In un'intervista dal Corriere della sera del 17/2/1999, Cronenberg disse a proposito del film: «L'appassionato di videogames smania per entrare sempre più nel gioco, farlo diventare parte di sé. Ma  a sua volta il gioco può volere diventare giocatore. Una fusione tra fantasia e realtà, fra mentale e organico. Alla fine è il gioco che diventa carne».


 


ore 21.00


Spider (2002)


Regia: David Cronenberg; soggetto: dall'omonimo romanzo di Patrick McGrath; sceneggiatura: Patrick McGrath; interpreti: Ralph Finnes, Miranda Richardson, Gabriel Byrne, Lynn Redgrave, John Neville, Gary Reineke; produzione: Artists Independent Network, Capitol Films, Grosvenor Park Productions, Davis-Films, Metropolitan Films; durata: 98'


Dimesso dopo molti anni da un ospedale psichiatrico, Dennis Cleg, detto "Spider", è ospitato in una struttura di reinserimento, sita nel quartiere dove aveva trascorso l'infanzia. A poco a poco nella sua immaginazione psicotica gli riaffiorano dei ricordi del passato. Spider balbetta frasi sconnesse, mentre lo spettatore lentamente scopre la terribile verità.


 


lunedì 16


chiuso


 


martedì 17


 


ore 19.00


Presentazione del volume Red Cars di David Cronenberg (2005, Voluminia, Torino). Partecipano il critico cinematografico Domenico De Gaetano e il conservatore Sergio Toffetti.


 


a seguire


Camera (2000)


Regia: David Cronenberg; soggetto e sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: Lesile Carlson, Harrison Cane, Marc Donato, Kyle Kassardjian, Natasha La Force; durata: 6'


Cortometraggio commissionato per le celebrazioni del 25esimo anniversario del Toronto Film Festival, Camera è una riflessione teoretica sul cinema, sull'attore e sull'immagine.


 


Il pasto nudo (Naked Lunch, 1991)


Regia: David Cronenberg; soggetto: dal libro The Naked Lunch di William S. Burroughs; sceneggiatura: David Cronenberg; interpreti: Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider; produzione: Jeremy Thomas per Recorded Pictures Company Ltd. & Naked Lunch Productions Ltd.; durata: 115'


In preda ad allucinazioni (macchine da scrivere che mutano in orribili coleotteri pantografati, alieni dell'Interzona che secernono droga lattiginosa dai peni) un aspirante scrittore uccide la moglie per sbaglio e si rifugia a Tangeri. Liberamente ispirato dal primo infilmabile e forse illeggibile romanzo di William Burroughs, Il pasto nudo è il film più estremo di Cronenberg, dove la narrazione tradizionale viene presto dimenticata in favore di un mix di generi (fantascienza, romanzo gotico, satira politica, spionaggio…). Il verbo (la scrittura) si fa carne (immagine) e qualsiasi barriera tra finzione e realtà scompare.


 


18-22 gennaio


Un romano al cinema


Aldo Fabrizi


 


«Non per sembrare immodesto, ma credo di non essere stato sfruttato bene dal cinema. Debbo però dire che neppure io ho tentato di dare il meglio di me»: con queste icastiche parole Aldo Fabrizi ricorda, in uno dei tanti sketch, il suo ingresso nel mondo del cinema. Nato a Roma in una famiglia numerosa, Fabrizi è stato, infatti, il massimo interprete di quella che l'amico Federico Fellini ha descritto come una cinica e bonaria romanità, caratterizzata da una comicità popolare ma dotata al contempo di una violenta forza caricaturale. Fabrizi fa ridere con il corpo più che con le parole, in una sorta di paradossale "afasia" comica che si esprime nell'eccesso, ma che pure ha saputo superare in diverse occasioni, dando prova anche di un geniale temperamento drammatico che si è espresso in personaggi come il Don Morosini di Roma città aperta (1945) o anche nelle sue regie cinematografiche. L'omaggio ad Aldo Fabrizi è realizzato in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.


 


mercoledì 18


 


ore 17.00


La famiglia Passaguai (1951)


Regia: Aldo Fabrizi; soggetto: dalla commedia Cabina 27 di Anton Germano Rossi; sceneggiatura: Aldo Fabrizi, Ruggero Maccari, Mario Amendola; interpreti: Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Giovanna Ralli, Giancarlo Zarfati, Peppino De Filippo, Carlo Delle Piane, Tino Scotti, Luigi Pavese; produzione: Alfa Film; durata: 90'


Una domenica al mare può tramutarsi ben presto in un'avventura indimenticabile se i protagonisti sono il capofamiglia Peppe (Fabrizi), la moglie Margherita (Ninchi), i figli Pecorino (Delle Piane), Marcella (Ralli) e Gnappetta (Zarfati), ovvero la famiglia Passaguai. Scatenata commedia di costume dove Fabrizi nel triplo ruolo di regista, attore e sceneggiatore ironizza sulla piccola borghesia di fronte ai primi segni di benessere, utilizzando una comicità tutta romanesca che trova le sue ascendenze nel repertorio del teatro dialettale e nell'avanspettacolo.


 


ore 19.00


La famiglia Passaguai fa fortuna (1952)


Regia: Aldo Fabrizi; soggetto: da una commedia di Anton Germano Rossi; sceneggiatura: Aldo Fabrizi, Ruggero Maccari, Ettore Scola; interpreti: Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Macario, Giovanna Ralli, Carlo delle Piane; produzione: Alfa Film; durata: 90'


Peppe Valenzi detto Passaguai è senza lavoro e cerca di entrare in affari con un vecchio amico che a torto crede milionario. Ma i due, che sono negati per gli affari, si faranno coinvolgere in una speculazione edilizia. Aldo Fabrizi cerca di ripetere il successo de La famiglia Passaguai, unendo la sua comicità popolaresca con quella più stralunata di Macario.


 


ore 21.00


Emigrantes (1949)


Regia: Aldo Fabrizi; soggetto e sceneggiatura: Aldo Fabrizi; interpreti: Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Loredana, Nando Bruno, Adolfo Celi, Ivan Grandona; produzione: Guaranted Pictures; durata: 95'


Il progetto, avviato nel novembre del 2003 e completato nel corso del 2004, si è basato sulle uniche matrici reperite del film, un duplicato negativo della scena e il negativo della colonna, entrambi d'epoca, su pellicola nitrato (infiammabile), depositati presso il laboratorio Studio Cine di Roma dalla società detentrice dei diritti, la Broadmedia, che ha anche autorizzato l'accesso ed il restauro. E' stato possibile accedere anche al trailer originale, documento di grande interesse perché combina alcune scene salienti del film con le riprese della "prima" a Buenos Aires, alla quale presenziano, tra gli altri, Evita Peron ed Amedeo Nazzari. Le lavorazioni sono state effettuate a cura della Sezione Attività di laboratorio e Gestione materiali filmici della Cineteca Nazionale presso i laboratori Studio Cine e Cinecittà Studios.


 


giovedì 19


 


ore 17.00


Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956)


Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Paolo Frascà; sceneggiatura: Ruggero Maccari,


Ettore Scola, Nicola Manzari; interpreti: Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Gino Cervi, Valeria Moriconi, Tiberio Mitri, Nino Manfredi; produzione: Imperial Film, E.N.I.C. (Ente Nazionale Industrie Cinematografiche); durata: 96'


Vicende comicissime tutte legate a una caserma di vigili urbani, ognuno con le proprie manie: l'inflessibile vigile Randolfi distributore di multe (Alberto Sordi), la guardia scelta Manganiello (Peppino De Filippo) con la passione per la musica, il brigadiere Spaziali (Aldo Fabrizi) che pensa solo alla famiglia.


 


ore 19.00


Guardie e ladri (1951)


Regia: Steno, Mario Monicelli; soggetto: Piero Tellini; sceneggiatura: Mario Monicelli, Steno, Vitaliano Brancati, Aldo Fabrizi, Ennio Flaiano, Ruggero Maccari; interpreti: Totò, Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Pina Piovani, Rossana Podestà, Ernesto Almirante; produzione: Ponti-De Laurentiis Cinematografica; durata: 100'


Totò è un ladruncolo napoletano (più per necessità che per vocazione) che una bonaria guardia romana deve catturare, pena la perdita del posto. Dopo vari inseguimenti i due faranno amicizia, comprendendo le reciproche ragioni. Indimenticabile spaccato di un'Italia ancora da ricostruire e che si arrangia come può: il pubblico si identificò e il successo fu enorme nonostante i problemi di censura. Premio per la miglior sceneggiatura a Cannes 1952. Totò vinse sia il Nastro d'argento che la Palma d'oro a Cannes.


 


ore 21.00


Campo de' Fiori (1943)


Regia: Mario Bonnard; soggetto: Marino Girolami, Aldo Fabrizi, Federico Fellini, Tullio Pinelli; sceneggiatura: Mario Bonnard; interpreti: Aldo Fabrizi, Caterina Boratto, Peppino De Filippo, Anna Magnani; produzione: Cines; durata: 95'


Un pescivendolo s'innamora di una elegante signora e sarebbe disposto a sposarla anche se la donna ha un bambino avuto da un uomo che l'ha abbandonata. Un giorno però la donna finisce in prigione. Secondo film di Fabrizi e primo ruolo da popolana per la Magnani, Campo de'Fiori rappresenta l'ideale passaggio da un crudo e severo neorealismo ai toni più sereni della commedia.


 


venerdì 20


 


ore 17.00


L'ultima carrozzella  (1943)


Regia: Mario Mattoli; soggetto: Aldo Fabrizi; sceneggiatura: Aldo Fabrizi, Federico Fellini; interpreti: Aldo Fabrizi, Anna Magnani, Lauro Gazzolo, Tino Scotti, Olga Solbelli, Paolo Stoppa; produzione: Continentalcine, Artisti Associati; durata: 90'.


Un vetturino romano tradizionalista proibisce alla figlia di sposare un tassista. Accusato da una "sciantosa" del furto di un brillante, finisce il tribunale. Un "film de noantri" romanesco al cento per cento, interpretato e scritto da Aldo Fabrizi, insieme a un giovanissimo Federico Fellini. Fabrizi e Magnani, passati entrambi dall'avanspettacolo al cinema, si lanciano in duetti indimenticabili.


 


ore 19.00


Roma città aperta  (1945)


Regia: Roberto Rossellini; soggetto: Sergio Amidei, Alberto Consiglio; sceneggiatura: Sergio Amidei, Federico Fellini, Roberto Rossellini, Celeste Negarville; interpreti: Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Vito Annichiarico, Marcello Pagliaro, Giovanna Galletti, Francesco Grandjacquet, Maria Michi; produzione: Excelsa Film; durata: 100'.


Durante l'occupazione nazista di Roma, un prete e un comunista lottano per la stessa causa sullo sfondo di un quartiere popolare di Roma. Il film, entrato nella storia del cinema come capolavoro e simbolo del neorealismo, novera almeno due scene memorabili: la morte della Magnani mentre rincorre il camion che sta portando via il suo uomo e la fucilazione del prete (Fabrizi), legato di spalle a una sedia mentre i bambini assistono impotenti.


 


ore 21.00


La Tosca  (1973)


Regia: Luigi Magni; soggetto: dal dramma Devant lui tombait toute une ville di Victorien Sardou; sceneggiatura: Luigi Magni; interpreti: Monica Vitti, Luigi Proietti, Vittorio Gassman, Umberto Orsini, Aldo Fabrizi, Ninetto Davoli; produzione: Quasars Uti; durata: 104'.


14 giugno 1800. Il patriota Angelotti evade dal carcere di Castel S. Angelo e si rifugia dal compagno Cavaradossi e dalla sua donna, Floria Tosca. Luigi Magni volge in chiave ironica e parodistica il libretto di Victorien Sardou, anche grazie alla resa degli attori.


 


sabato 21


 


ore 17.00


Parigi è sempre Parigi (1951)


Regia: Luciano Emmer; soggetto: Sergio Amidei, Giulio Macchi; sceneggiatura: Sergio Amidei, Luciano Emmer, Ennio Flaiano, Giulio Macchi, Francesco Rosi, Jacques Remy, Jean Ferry; interpreti: Aldo Fabrizi, Lucia Bosè,  Ave Ninchi, Marcello Mastroianni, Franco Interlenghi; produzione: Fortezza Film, Omnium International du Film (Parigi);  durata: 89'


Luciano Emmer riutilizza l'agile struttura e il tono ironico di Una domenica d'agosto: lì vi era la scoperta della spiaggia popolare di Ostia, in Parigi è sempre Parigi è la "Ville Lumière" da parte di una comitiva d'italiani. Lo sguardo è quello di sempre: un neorealismo rosa attento a ritrarre una coralità provinciale chiamata Italia.


 


ore 19.00


Il delitto di Giovanni Episcopo (1947)


Regia: Alberto Lattuada; soggetto: dal romanzo Giovanni Episcopo di Gabriele D'Annunzio; sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, Alberto Lattuada, Piero Tellini, Aldo Fabrizi, Federico Fellini; interpreti: Aldo Fabrizi, Roldano Lupi, Yvonne Sanson, Ave Ninchi, Amedeo Fabrizi; produzione: Pao, Lux Film; durata: 94'


Giovanni è un modesto impiegato che sposa Ginevra che non lo ama e ha un figlio. Quando scopre che la moglie ha un'amante, l'uomo compie un gesto insano. Tratto dall'omonimo romanzo di D'Annunzio, il film è un'ottima opera di transito tra il formalismo di Giacomo l'idealista (1943) e le prove più mature di Lattuada. Splendida la ricostruzione della Roma umbertina e una menzione particolare la merita Aldo Fabrizi con una recitazione tutta in sottrazione.


 


ore 21.00


C'eravamo tanto amati (1974)


Regia: Ettore Scola; soggetto e sceneggiatura: Age, Furio Scarpelli, Ettore Scola; interpreti: Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores, Stefania Sandrelli, Giovanna Ralli, Aldo Fabrizi; produzione: Pio Angeletti, Adriano De Micheli per Dean Film, Delta Film, Deantir; durata: 125'.


Trent'anni di vita italiana, dal 1945 al 1974, attraverso le vicende di tre amici, ex partigiani: un portantino comunista, un cinefilo di provincia e un borghese arricchito. In questo film-epitaffio, perfettamente in sintonia con i tempi, splendido il ruolo di Fabrizi come vecchio suocero palazzinaro, simbolo dell'Italia del boom economico.


 


 


22-29 gennaio


La sottile linea rosa


Trent'anni di cinema italiano al femminile


Con il 1977, l'anno del movimento femminista in Italia, le rivendicazioni delle donne investono anche il cinema. Alcune cineaste si muovono negli ambiti più sperimentali della settima arte, ma molte registe si cimentano sul terreno del cinema d'autore o dei generi. Questa rassegna vuole ripercorrere idealmente circa trent'anni di cinema italiano visto però da un'ottica diversa, poco usuale: una sorta di storia sotterranea, che possa rendere conto, pur con le inevitabili lacune, di ciò che è stato prodotto in questi anni dalle donne e che è stato troppo presto, e troppo spesso, dimenticato. Da Io sono mia (1977) a Il resto di niente (2004) molte sono le tematiche affrontate, e molti gli stili che le riflettono: il corpo, la memoria, la Storia, il paesaggio italiano e le trasformazioni sociali e familiari, le piccole e grandi resistenze. Tanti piccoli prismi attraverso cui guardare, con occhi nuovi, "l'altra metà" del cinema e della storia in Italia. La retrospettiva è realizzata in collaborazione con Istituto Luce, Kitchen Film, Filmstudio 80.


domenica  22


 


ore 17 


La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia  (1978)


Regia: Lina Wertmüller; soggetto e sceneggiatura: Lina Wertmüller; interpreti: Giancarlo Giannini, Candice Bergen, Lucio Amelio, Flora Carabella, Anita Paltrinieri, Carlo Scarpetta; produzione: Liberty; durata: 100'.


Paolo, un giornalista comunista, e Lizzy, una studentessa americana, si incontrano in pieno Sessantotto a Padula, durante una festa religiosa. Dieci anni dopo, vivono a Roma e sono genitori di una bambina, ma il loro matrimonio è in crisi. Prendendo alla lettera lo slogan "il pubblico è privato, il privato è pubblico", la regista riflette attraverso una crisi di coppia epocale tutta la crisi di un'epoca, nel passaggio dal '68 al '77, dall'utopia al riflusso, dalla rivoluzione politica a quella femminista.


A seguire incontro con Lina Wertmüller


 


ore 19


Via degli specchi  (1982)


Regia: Giovanna Gagliardo; soggetto e sceneggiatura: Giovanna Gagliardo, Jean Gruault; interpreti: Nicole Garcia, Heinz Bennent, Milva, Claudio Bigagli, Massimo Serato; produzione: Roberto Levi, Claudio Biondi; durata: 90'.


Una magistrata deve identificare un assassino e si ritrova in realtà ad indagare su suo marito, aiutata e insieme ostacolata dall'unica testimone oculare (Milva), che si è innamorata di lui. Per la sua seconda regia cinematografica, la Gagliardo si cimenta con il genere, trasformando però l'intreccio giallo in una rilettura degli schemi del cinema classico e in una riflessione sul voyeurismo al femminile.


A seguire incontro con Giovanna Gagliardo


 


ore 21


Io sono mia  (1977)


Regia: Sofia Scandurra; soggetto e sceneggiatura: Sofia Scandurra, Lù Leone Broggi, dal romanzo Donna in guerra di Dacia Maraini; interpreti: Stefania Sandrelli, Maria Schneider, Michele Placido, Anton Diffring, Francisco Rabal, Gisella Burinato; produzione: Silvio Clementelli per Clesi Cinematografica, Lù Leone per Spirale '76, Monder Film, Albatros Filmproduktion; durata: 100'.


Il "film manifesto" del movimento femminista, che ha cercato di coniugare impegno militante e cinema commerciale, sia sul piano produttivo (il lavoro collettivo, la pubblicazione di un diario di lavorazione del film, il tentativo di realizzare una pratica femminista sul set) che su quello stilistico (il riferimento ai moduli delle commedia all'italiana), attraverso i corpi specularmente opposti di Stefania Sandrelli e Maria Schneider.


A seguire incontro con Sofia Scandurra


 


lunedì 23


chiuso


 


martedì 24


 


ore 17 


Giocare d'azzardo  (1982)


Regia: Cinzia Th Torrini; soggetto e sceneggiatura: Marco Colli, Cinzia Th Torrini; interpreti: Piera Degli Esposti, Renzo Montagnani, Remo Girone, Liliana Gerace, Claudio Spadaro, Remo Remotti; produzione: Cassiopea; durata: 96'.


Anna, una casalinga quarantenne dedita a marito e figli, scopre improvvisamente la mediocrità e la monotonia della routine quotidiana, fatta di ipocrisia e insoddisfazione: ossessionata dal gioco del lotto, si ritrova a condurre uan doppia vita, tra notte e giorno, sogno e realtà. Per il suo esordio cinematografico, la Torrini sceglie di disegnare un ambiente cittadino anomalo e personaggi surreali.


 


ore 19


Occhio nero, occhio biondo, occhio felino…  (1983)


Regia: Muzzi Loffredo; soggetto e sceneggiatura: Muzzi Loffredo; interpreti: Giada Grippa, Luc Merenda, Maria Rosaria Omaggio, Fabiola Toledo, Corallina Viviani, Lorenzo Aiello; produzione: Rai Radiotelevisione italiana Rete 2; durata: 99'. 


Sul ritmo di una filastrocca magica contro il malocchio, l'eclettica regista-musicista siciliana Muzzi Loffredo narra il passaggio dall'infanzia all'adolescenza all'età adulta di Maria, alternando gli eventi forndamentali della sua formazione con le storie fiabesche di una Sicilia mitica. Nella sua insofferenza verso le costrizioni di un'educazione sessuofobica, Maria immagina le diverse figure di maschio (il padre, il marito, l'amante) e le trasfigura nelle storie leggendarie del "gigante Manau", del "Sultano" o del "Re di lu suli".


 


ore 21


Il disertore  (1983)


Regia: Giuliana Berlinguer; soggetto e sceneggiatura: Giuliana Berlinguer, Massimo Felisatti, dal romanzo omonimo di Giuseppe Dessì; interpreti: Irene Papas, Omero Antonutti, Mattia Sbragia, Pierpaolo Erriu, Adolfo Lastretti, Paolo Meloni; produzione: Rai Radiotelevisione Italiana Rete 2; durata: 92'.


Interamente ambientato nell'entroterra sardo nel 1922, il film racconta con intensità e pudore la rivolta di una taglialegna contro la retorica ipocrita e guerrafondaia dei "prinzipales", i ricchi "fasci" del paese che si scontrano con i giovani minatori comunisti e che decidono di erigere un monumento ai caduti. La donna ha perso in guerra entrambi i figli e decide di ribellarsi, a modo suo, con l'aiuto del parroco.


A seguire incontro con Giuliana Berlinguer

mercoledì 25


 


ore 17 


Omaggio al cinema sperimentale di Annabella Miscuglio


 


Ritratto di Annabella Miscuglio (2004)


Per gentile concessione di Sky – Cult Network Italia


Regia: Paolo Brunatto; formato: Betacam, col.e b/n; produzione: Cult Network Italia; durata: 45'.


Annabella Miscuglio è stata una delle più importanti e innovative cineaste italiane, oltre che un'infaticabile promotrice del cinema indipendente, non solo italiano. Paolo Brunatto e Valentino Zeichen tentano di ricostruire un affettuoso identikit di Anabella Miscuglio, in compagnia di Americo Sbardella, che con lei fondò nel 1967 il Filmstudio di Roma.


 


Fughe lineari in progressione psichica  (1975)


Per gentile concessione di Filmstudio 80


Regia: Annabella Miscuglio; formato: Super8 riversato su Dvd, col.; durata: 15'.


Le linee di un corpo femminile nascono, si perdono, si confondono nelle linee dei paesaggi della civiltà tecnologica che aggrediscono, contaminano, distruggono la memoria – o il desiderio? – di amore. Il finale è la distruzione del film stesso. «Ora il tuo corpo è la città, ciminiere fendenti, un plumbeo cielo, piani di cemento in fughe lineari, metallici insetti e aspre forme… La durezza delle tue linee si fonde con la morbidezza di rotaie luccicanti, fuliggine e umori in un solo odore. Vivi nel movimento che mi conduce» (Annabella Miscuglio).


 


Puzzle Therapy  (1976)


Per gentile concessione di Filmstudio 80


Regia: Annabella Miscuglio; formato: Super8 riversato su Dvd, col.; durata: 12'.


Una raccolta di materiale girato nel corso di un anno e montato con una tecnica simile a quella della scrittura automatica. Se per l'autrice questo lavoro può avere il senso di mettere insieme brandelli di vita vissuta, ricordi, sogni, ogni spettatore può trovarci differenti significati. Protagonisti sono, nella prima parte, la sorella della regista (la cui immagine è continuamente interrotta da riferimenti mnemonici autobiografici e, nella seconda parte, una coppia di amici che tenta un'evasione impossibile dalla realtà.


 


ore 19 


Ingresso gratuito


"Ricordi di Scuola"


Incontro con Caterina D'Amico, Rosalia Polizzi e Costanza Quatriglio


A seguire, proiezione dei film di diploma delle registe.


 


ore 21


Al di là del bene e del male  (1977)


Regia: Liliana Cavani; soggetto e sceneggiatura: Liliana Cavani, Franco Arcalli, Italo Moscati; interpreti: Dominique Sanda, Erland Josephson, Robert Powell, Virna Lisi, Philippe Leroy, Elisa Cegani, Umberto Orsini; produzione: Clesi Cinematografica, Lotar Film (Roma), Les Artistes Associés (Parigi), Artemis (Berlino); durata: 130'.


La Cavani rilegge la storia del leggendario ménage à trois fra Paul Rée, Friedrich Nietzsche e Lou Andreas Salomé cogliendone gli aspetti più vitali e scandalosi e soprattutto mettendo al centro la figura femminile: è proprio ispirandosi a Lou, "alla bestia bionda" che dominò tanto la vita del filosofo, che Nietzsche arriva a concepire la teoria del superuomo.


 


giovedì 26


 


ore 17 


Desiderio (1983)


Regia: Anna Maria Tatò; soggetto e sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Anna Maria Tatò; interpreti: Fanny Ardant, Isa Danieli, Francesca De Sapio, Nunzio Gallo, Carlo Giuffré, Francesca Rinaldi, Leonardo Treviglio; produzione: Opera Film Produzione, Rai Radiotelevisione Italiana Rete 2; durata: 95'.


Il volto e il corpo di Fanny Ardant, straniati nel contesto mediterraneo di una Puglia accecante e sonnolenta, incarnano alla perfezione la recherche tutta al femminile di Lucia, con la riscoperta della propria sensualità attraverso i luoghi (fisici e mentali) dell'infanzia-adolescenza: il rapporto conflittuale col padre, l'isteria della madre, la scena primaria dei nonni che fanno all'amore, le credenze popolari sull'uomo-lupo e sulla "guria", il fantasma femminile che esprime le fantasia/repressioni sessuali delle donne.


 


ore 19


Zoo  (1988)


Regia: Cristina Comencini; soggetto: Cristina Comencini; sceneggiatura: Cristina Comencini, Francesca Melandri; interpreti: Asia Argento, Marco Parente, Daniel Olbrychski, Louis Ducreux, Victor Poletti, Eleonora Pariante; produzione: Istituto Luce Italnoleggio Cinematografico, Ve. Ga. Produzioni, Reteitalia; durata: 92'.


Martina vive col padre guardiano in una casetta all'interno dello zoo di Roma. Una notte, scopre un ragazzino slavo fuggito dagli zingari e fa amicizia con lui. Insieme, vincono la solitudine e accudiscono Bania, una elefantessa. Il film, debutto della Comencini e primo film da protagonista della dodicenne Asia Argento, si tiene in magico equilibrio tra la dimensione della favola ecologica e il realismo psicologico con cui ritrae la condizione eterna dell'adolescenza, simile a quella degli animali in gabbia.


A seguire incontro con Cristina Comencini


 


ore 21


Mignon è partita  (1988)


Regia: Francesca Archibugi; soggetto e sceneggiatura: Francesca Archibugi, Gloria Malatesta, Claudia Sbarigia; interpreti: Stefania Sandrelli, Jean Pierre Duriez, Céline Beauvallet, Leonardo Ruta, Francesca Antonelli, Massimo Dapporto; produzione: Leo Pescarolo e Luciano Martino per Ellepi Film, Rai Tre (Roma), Crysalide Film, Canal Plus Productions (Parigi); durata: 96'.


La scombinata famiglia Forbicioni ospita a Roma la giovane nipote Mignon, che viene da Parigi. Antipatica e altezzosa, la ragazza turba i sogni del giovane cugino Giorgio ma si concede a un amico. Scoperto il "tradimento" della cugina e della madre (che non si sottrae alla corte del cognato), Giorgio tenta il suicidio con la naftalina. Brillante esordio dell'Archibugi, che ha ha vinto con questo film il Donatello come migliore regista esordiente, disegnando una commedia dolce amara sull'amore e i legami familiari.


 


venerdì  27


 


ore 17 


Pianoforte  (1983)


Regia: Francesca Comencini; soggetto: Francesca Comencini; sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Francesca Comencini; interpreti: Giulia Boschi, François Siener, Marie-Christine Barrault, Giovannella Grifeo, Roberto Bonanni, Antonio Piovanelli; produzione: Opera Film produzione; durata: 113'.


Opera prima dichiaratamente "d'autore" (con la quale Francesca Comencini vince il premio De Sica a Venezia), il film riesce a fondere la dimensione esistenziale e autobiografica con quella metalinguistica e affronta in maniera autentica e insieme distaccata il tema della droga e della voglia di fuga di due differenti generazioni, attraverso la storia di Paolo e Maria: quella dei quarantenni postsessantottini, falliti e disillusi, e quella dei giovani degli anni Ottanta, privi di ogni riferimento. 


 


ore 19


Processo a Caterina Ross (1982)


Per gentile concessione di Kitchen Film


Regia: Gabriella Rosaleva; soggetto: da La signora del gioco di Luisa Muraro; sceneggiatura: Gabriella Rosaleva; interpreti: Daniela Morelli, Massimo Sacilotto; produzione: Emanuela Piovano e Mariella Meucci per S.A.S. Cinema (Varese); formato: 16mm; durata: 52'. 


Ispirato agli atti di un processo per stregoneria avvenuto nel 1697 a Poschiavo, in Valtellina, e riportati nel libro di Luisa Muraro pubblicato da Feltrinelli nel 1976, il film austero e rigoroso della Rosaleva venne presentato al Festival di Locarno nel 1982 e mai distribuito nelle sale italiane.


A seguire incontro con Gabriella Rosaleva e Emanuela Piovano


 


ore 21


Le rose blu  (1990)


Regia: Anna Gasco, Tiziana Pelerano, Emanuela Piovano; soggetto: Anna Gasco, Tiziana Pelerano, Emanuela Piovano; sceneggiatura: Tiziana Pelerano, Emanuela Piovano; interpreti: Carmen C. Antonietta, Laura Betti, Ninetto Davoli; produzione: Kitchen Film, Airone Cin.; durata: 90'.


Il film è il risultato elaborato dalle tre cineaste con una cinquantina di detenute in alcuni mesi di intenso lavoro collettivo, funestati da una terribile tragedia: l'incendio che il 3 giugno 1989 distrusse il carcere femminile delle "Vallette" di Torino, facendo 11 vittime. Girato a 16mm e gonfiato in 35mm, prodotto in maniera indipendente e a basso costo, Le rose blu non è né un dramma carcerario all'americana né un documentario sulla condizione femminile nelle carceri italiane, bensì un appassionato esperimento per dare voce a personaggi marginali, tra realtà e poesia.


A seguire incontro con Emanuela Piovano


 


sabato 28


 


ore 17 


Il mondo alla rovescia  (1995)


Regia: Isabella Sandri; soggetto: Isabella Sandri; sceneggiatura: Giuseppe M. Gaudino, Giuseppe Rocca, Isabella Sandri; interpreti: Francesca Antonelli, Lucia Andreotti, Silvana Bosi, Marcello Ferrari, Dada Morelli, Ludovico Pesce, Remo Remotti; produzione: Overlook, Gaundri Film in collaborazione con Istituto Luce; durata: 116'. 


Nati nello stesso giorno in un paese del Polesine, a vent'anni Chiara e Nino sono fidanzati. Lei, insoddisfatta dei genitori, è indecisa se abbandonare tutto o restare; lui, viziato dalla nonna Rosa, s'illude di risolvere tutti i suoi problemi giocandone i soldi al lotto. Opera prima di Isabella Sandri,  il film offre uno sguardo originale sull'universo della provincia padana, tra tentativi di identità e raggelate impotenze, dove l'unico senso possibile appare il legame tra  una vecchia nonna "pazza" e una giovane ragazza alla ricerca di sé.


 


ore 19


Zuppa di pesce  (1991)


Regia: Fiorella Infascelli; soggetto: Fiorella Infascelli; sceneggiatura: Age, Fiorella Infascelli, Patrizia Pistagnesi; interpreti: Philippe Noiret, Chiara Caselli, Macha Méril, Lucrezia Lante Della Rovere, Andrea Prodan, Lou Castel; produzione: Leader Cinematografica, Raidue, French Production; durata: 102'.


Largamente autobiografico, il film è il ritratto di un avventuroso produttore cinematografico, a capo di una complicata famiglia con figli di primo e secondo letto, tratteggiato attraverso il punto di vista della figlia Isabella. Ambientato in una villa sul mare, ad Ansedonia, il racconto copre più di un decennio, dagli anni '50 ai primi anni '70, come se fossero una lunga, unica estate.


A seguire incontro con Fiorella Infascelli


 


ore 21


Anni ribelli  (1994)


Regia: Rosalia Polizzi; soggetto: Rosalia Polizzi; sceneggiatura: Rosalia Polizzi, Mario Prosperi; interpreti: Leticia Bredice, Massimo Dapporto, Alessandra Acciai, Adelaide Alessi, Eva Burgos, Juan Cruz Bordeau; produzione: Rosanna Seregni per Sintra (Roma), Eduardo Nunez per Division Productiones (Buenos Aires); durata: 108'.


Nella Buenos Aires del 1955, quando cadde Peron, l'adoelscente Laura cerca di sfuggire all'abbraccio soffocante della famiglia siciliana e al rapporto di amore-odio verso il padre, attraverso la cultura, l'amore per il teatro e il cinema e l'impegno politico. Fortemente autobiografica e densa di citazioni, l'opera prima della Polizzi tratteggia un'educazione sentimentale al femminile che si realizza attraverso l'uccisione metaforica del padre e insieme verso la riscoperta delle proprie radici italiane.


A seguire incontro con Rosalia Polizzi


 


domenica 29


 


ore 17 


Tano da morire  (1997)


Regia: Roberta Torre; soggetto: Roberta Torre; sceneggiatura: Enzo Paglino, Gianluca Sodaro, Roberta Torre; interpreti: Ciccio Guarino, Enzo Paglino, Mimma De Rosalia, Maria Aliotta, Anna M. Confalone, Adele Aliotta; produzione: Donatella Palermo e Loes Kamsteeg per A.S.P., Rai Tre, Dania Film, Vip National Audiovisual, Lucky Red, Tele+; durata: 80' 


La milanese, ma siciliana d'adozione, Roberta Torre trasfigura la storia vera del boss di quartiere palermitano Tano Guarrasi, ucciso nel 1988 da un sicario, e delle sue quattro sorelle zitelle, attraverso gli schemi del musical: una ballata, con musiche e canzoni di Nino D'Angelo, che assume la dimensione del mito, rappresentando la mafia dall'interno, nell'immaginario dei suoi personaggi-attori non professionisti.


 


ore 19


In collaborazione con Istituto Luce


L'isola  (2003)


Regia: Costanza Quatriglio; soggetto e sceneggiatura: Costanza Quatriglio; interpreti: Veronica Guarrasi, Ignazio Ernandes, Marcello Mazzarella, Erri De Luca, Anna Rita Mazzara, Anna Ernandes; produzione: Rean Mazzone e Elisa Resegotti per Dream Film; durata: 103'.


Isola di Favignana. Turi, quattordici anni, impara il mestiere del padre sotto gli occhi incantati di sua sorella minore Teresa. La mattanza, la pesca dei toni che si svolge durante il mese di maggio, sarà per il ragazzo come un percorso di iniziazione. Documentario, favola, racconto iniziatico: molte anime convivono in quest'opera prima tra le più interessanti degli ultimi anni, presentata alla Quinzaine des Réalisateurs.


A seguire incontro con Costanza Quatriglio


 


ore 21


In collaborazione con Istituto Luce


Il resto di niente  (2004)


Regia: Antonietta De Lillo; soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Rocca, Enzo Sabatino, Antonietta De Lillo, dal romanzo omonimo di Enzo Striano; interpreti: Maria De Medeiros, Rosario Sparno, Raffaele Di Florio, Imma Villa, Lucia Ragni, Riccardo Zinna, Enzo Moscato; produzione: Mariella Li Sacchi e Amedeo Letizia per Factory S.r.l., Film Corsari; durata: 103'. 


La Rivoluzione giacobina napoletana del 1799 raccontata attraverso la storia e gli occhi di Eleonora Pimentel Fonseca: la De Lillo intreccia con maestria e sensibilità, rosselliniananamente, cultura alta e cultura bassa, le riflessioni politico-filosofiche dell'illuminismo alle canzoni, alle filastrocche e alle figurine da cantastorie popolare. Una controstoria affascinante e mai retorica, in cui vengono messi in discussione l'eterno gioco del potere e il principio dell'addomesticamento del femminile.


 


lunedì 30


chiuso


 


martedì 31


 


Un regista leopardiano


Valerio Zurlini


 


«A leggere le note autobiografiche che Valerio Zurlini dissemina (…), si impone con evidenza una definizione del suo cinema, che pur trovando riscontri puntuali nelle opere, certo l'autore, nel suo disincanto coltivato ed esibito, avrebbe liquidato con un mezzo sorriso: Zurlini è anzitutto un cineasta "leopardiano", non soltanto per la sua vocazione a darci ritratti di adolescenti sofferti, ma per quel senso della corrispondenza tra stati d'animo e paesaggio che costituisce uno dei momenti di maggior fascino emozionale e visivo dei suoi film» (Sergio Toffetti, Testimone di sé stesso, in Cronaca familiare. Un film di Valerio Zurlini, Centro Sperimentale di Cinematografia, 2005).


 


ore 16.30


La prima notte di quiete (1972)


Regia: Valerio Zurlini; soggetto: Valerio Zurlini; sceneggiatura: Enrico Medioli, Valerio Zurlini; interpreti: Alain Delon, Sonia Petrova, Lea Massari, Giancarlo Giannini, Salvo Randone, Alida Valli; produzione: Mondial Te.Fi., Adel Productions, Valoria Films (Parigi); durata: 132'


Daniele Dominici è supplente al liceo di Rimini e s'innamora della sua allieva Vanina. L'amore è subito contrastato dalla madre della ragazza e dall'amante possessiva di Daniele. Una sorta de I vitelloni trent'anni dopo, con un naufragio esistenziale di un eroe "maledetto" (memorabile il cappotto di Alain Delon) in una lividi Rimini invernale splendidamente fotografata da Dario Di Palma e avvolta dalla musica suggestiva di Mario Nascimbene. Copia restaurata nel 2000 dalla Philip Morris.


 


ore 19.00


Estate violenta (1959)


Regia: Valerio Zurlini; soggetto: Valerio Zurlini; sceneggiatura: Valerio Zurlini, Suso Cecchi D'Amico, Giorgio Prosperi; interpreti: Eleonora Rossi Drago, Jean-Louis Trintignant, Jacqueline Sassard, Enrico Maria Salerno, Lilla Frignone; produzione: Titanus, Société Générale de Cinématographie; durata: 113'


Riccione, estate 1943: nei giorni che precedono il 25 luglio e la caduta del fascismo, il giovane Carlo, figlio di un gerarca, s'innamora della vedova di un combattente. Ma il precipitare degli eventi farà drammaticamente maturare il ragazzo. Due Nastri d'argento: attrice protagonista (Eleonora Rossi Drago) e musica (Mario Nascimbene).


 


ore 21.00


Cronaca familiare (1962)


Regia: Valerio Zurlini; soggetto: dall'omonimo racconto di Vasco Pratolini; sceneggiatura: Valerio Zurlini; collaborazione alla sceneggiatura: Mario Missiroli, Vasco Pratolini; produzione: Titanus, Metro; durata: 122'


Il progetto, avviato nel 2004 e concluso in aprile 2005, è stato realizzato dalla Cineteca Nazionale con la supervisione di Giuseppe Rotunno. Per il restauro sono stati utilizzati i materiali originari, depositati in due laboratori differenti: il negativo immagine a Technicolor di Los Angeles a nome della Warner Bros, attuale avente diritto americano; e il negativo suono a Technicolor di Roma, a nome della Titanus, casa produttrice del film. Per evitare rischi al negativo immagine si è deciso di affidare la prima parte del restauro a Technicolor Los Angeles, che ha utilizzato il negativo per stampare una copia di controllo (check print), sottoposta a Giuseppe Rotunno per effettuare le correzioni necessarie per l'impostazione delle luci di stampa di un nuovo interpositivo e, dunque, il giusto tono fotografico.


 


 


 


 


 


 


Cinema Trevi – Cineteca Nazionale


Vicolo del Puttarello 25


00187 Roma


Tel. 06 678 12 06


 


Per informazioni:


Tel. 06 722 94 301


Mail: salatrevi@csc-cinematografia.it


Web: www.csc-cinematografia.it


 


Ingresso:


Intero             € 4,00


Ridotto           € 3,00