#CinemaRitrovato2021 – Aldo Fabrizi: “Tolto al mondo troppo al dente”

Dedicandogli una retrospettiva, il Cinema Ritrovato e la Cineteca di Bologna hanno l’obiettivo di mettere al centro del villaggio culturale italiano l’attore romano vero fuoriclasse

Negli ultimi vent’anni, chiunque abbia preso il tram 19, quel surreale mezzo che dal cuore di Centocelle attraversa Roma per arrivare a Piazza Risorgimento, a due passi dal cuore della cristianità, si è di certo imbattuto in una visione epifanica, l’effige di uno dei tanti spiriti cittadini che si nasconde in piena vista tra le pieghe di questa città eterna e disgraziata. Infatti, se ci si affaccia dal finestrino del tram, in direzione centro storico, nel momento esatto in cui il mezzo curva per entrare nel tunnel che segna l’ingresso nel quartiere San Lorenzo, il viaggiatore è accolto da un volto totale, da un sorriso infinito. Dal muro del sottopassaggio, Aldo Fabrizi, guarda il pendolare/fuorisede/turista con pazienza e ironia, depositari di storie e segreti di città inspiegabile, pronto a renderci tutti partecipi di questi riti mistici con uno sguardo complice ma, allo stesso tempo, convinto con un sorriso crudele che questi misteri è meglio tenerseli per sé. Il Fabrizi ritratto dalla street art sui muri dello Scalo di San Lorenzo, è solo la più evidente manifestazione della sua essenza che, come quella di tanti altri figli di Roma, continua ad aleggiare tra strade e palazzi, diventata parte fondante della natura capitolina. Petrolini, Magnani, Sordi, Belli, Nicolini, Proietti e Fabrizi sono solo alcuni dei tanti Lari e Penati che proteggono quella grande famiglia, multietnica e multiculturale, che è da millenni la comunità romana. Donne e uomini, artisti e personalità geniali, venerati in vita come divi e amati affettuosamente come “gente de famija” questi nomi e volti sono, al pari del Colosseo e del Tevere, segni contraddistinti di una Storia, non solo cittadina, che rende qualsiasi romano, di nascita o d’adozione, membro di una sola vicenda esistenziale.

Aldo Fabrizi, proletario e popolare, figlio del mercato di Campo de’ Fiori, rappresenta perfettamente questa parabola di una romanità espansa e totale. Nato all’inizio del secolo, Aldo porta in sé mille Rome diverse, la decadenza dei Papi Re e la strafottenza della capitale Umbertina, la rassegnazione secolare dei Rioni centrali e la frenetica meraviglia dei nuovi cittadini arrivati da tutta Italia. Tutte (idee di) città contenute in un corpo massiccio e leggero, in un talento sfaccettato e lungimirante che hanno reso Fabrizi l’attore (romano) del Novecento Italiano. Aldo Fabrizi, infatti, non solo per motivi anagrafici e per la sua lunga vita, ha attraversato il ventesimo secolo sempre da protagonista, fuori e dentro i palcoscenici e le pellicole, ballando leggiadro tra ruoli, generi, professioni e medium. L’attore romano, a differenza del suo grande avversario/amico Totò, è riuscito sempre ad essere centrale, libero da maschere ed etichette, passando dall’avanspettacolo al mélo, dal neorealismo (che ha praticamente fatto nascere con il suo ruolo di prete antifascista in Roma Città Aperta) alla neonata televisione. Aldo ha saputo rivestirsi del ruolo dell’attore impegnato, del capocomico di teatro, dell’autore della commedia popolare fino al mattatore televisivo (quest’ultimo ruolo poco ricordato ma probabilmente quello più esplosivo della sua enorme carriera) con una naturalezza e un’intelligenza artistica che ha pochi eguali nell’Italia degli anni ’50.

Dedicando una retrospettiva al genio e al talento di Fabrizi, il Cinema Ritrovato e la Cineteca di Bologna hanno l’obiettivo di rimettere Fabrizi al centro del villaggio culturale/cinematografico ricordandoci che performer e fuoriclasse fosse l’attore romano. Prima dell’infinita carrellata di interpreti “romanofoni” che popolano il panorama cine-televisivo attuale, ancora prima dei successi di Sordi o Manfredi, Fabrizi rappresenta un’idea di romanità antica nella confezione ma d’avanguardia nella messa in pratica, un apostolo raffinato del “vivere alla romana” che, con eleganza si è saputo fare non solo italiano ma internazionale. La scelta dei titoli operata dal festival bolognese potrebbe sembrare facile. La selezione però, toccando alcuni titoli imprescindibili come Guardie e Ladri o C’eravamo tanto amati, ha l’obiettivo di riassumere la totalità di una filmografia “secolare” ma si orienta proprio su opere aperte, vagabonde, audaci. Dall’anarchia comica della Famiglia Passaguai (regia di Fabrizi) fino al mélo post-bellico Emigrantes, grazie al Cinema Ritrovato possiamo ammirare la quotidiana straordinarietà di un interprete totale, un uomo che è diventato uno dei corpi del novecento italiano. Un attore che, come ben mostrato nel meraviglioso Vita da Cani di Steno-Monicelli (mostrato in una versione restaurata eccellente), ha saputo guidare un pubblico facendosi guidare, mettersi al servizio degli spettatori per poterli stregare. Un dono che solo un attore su un milione (cit.) è stato capace di mettere in pratica.

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