Coffee and Cigarettes, di Jim Jarmusch

Il caffè e le sigarette. La nicotina, la caffeina e qualche altra sostanza. Il cinema di Jim Jarmusch è anche cinema della dipendenza tossica oltre che della scomparsa e della mancanza.

Lo sguardo non è mai cinico o inquisitorio ma comprensivo e tollerante. I protagonisti degli 11 episodi di Coffee and Cigarettes lottano con il vuoto di esistenze senza meta e con il tempo che continua a sfuggire loro di mano (molti di loro guardano nervosamente l’orologio o accampano scuse per interrompere l’incontro).

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La tossicodipendenza diventa arma di difesa per sfuggire momentaneamente alle nevrosi del mondo contemporaneo. La poesia, la letteratura, la musica e lo stesso cinema sono medicine palliative che tendono ad anestetizzare il dolore senza rimuoverne le cause. Ci sono le due rockstar, Iggy Pop e Tom Waits che nell’episodio Somewhere in California (premiato a Cannes nel 1993 come miglior corto) rivaleggiano sulla loro vanità controllando se nel Jukebox del bar sono presenti le rispettive canzoni. Cate Blanchett si sdoppia in una diva del cinema e nella cugina invidiosa ma entrambi i personaggi soffrono inevitabilmente le distanze culturali e sociali. Roberto Benigni e Steven Wright si scambiano di posto ma non succede niente lo stesso. Jack e Meg White (The White Stripes) provano un esperimento con il trasformatore di Tesla perché “la terra è una grande cassa di risonanza acustica”. Bill Murray, cameriere in incognito, prova i bizzarri rimedi di medicina alternativa proposti da RZA e GZA, stars dell’hip hop. L’episodio più riuscito è quello che vede di fronte Alfred Molina e Steve Coogan: il primo cerca di dimostrare con albero genealogico alla mano che i due sono cugini e che quindi dovrebbero frequentarsi maggiormente. All’inizio Steve Coogan è riluttante poi una improvvisa telefonata rovescia completamente i ruoli come nella migliore tradizione della commedia all’italiana.  Le espressioni faciali dei due attori, le loro pause, le loro esitazioni, le frasi di circostanza riflettono perfettamente l’elemento comico che nasce da questo ribaltamento di posizioni.

In un arco molto lungo di tempo che va dal 1986 (anno del primo corto) fino al 2003, Jim Jarmusch mantiene intatto il suo minimalismo espositivo assorbendo le esperienze di Kevin Smith (Clerks), di Wayne Wang e Paul Auster (Smoke, Blue in the Face) e la letteratura essenziale di Raymond Carver (alla base di Short Cuts di Robert Altman). Il suo stile però è molto più riconoscibile sia per la tendenza alla comic strip surreale che alle contaminazioni musicali (Louie Louie nella versione di Iggy Pop scorre meravigliosamente sui titoli di coda) che fanno da contrappunto a questi time-out esistenziali. Nell’episodio finale Champagne i due anziani protagonisti sembrano la versione invecchiata di Paterson e del Don Johnston di Broken Flowers di molti anni dopo: entrambi sono divorziati dal mondo e vivono rispettivamente nei ricordi della Parigi anni 20 e nell’America di fine anni ’70. La loro pausa-caffè è un placido arrendersi di fronte allo scorrere degli anni. Gli undici episodi poetici di Coffee and Cigarettes diventano alla fine 11 istantanee che provano a fermare l’attimo, dilatarlo e renderlo eterno. La macchina da presa inquadra spesso dall’alto il tavolino con gli oggetti, i pacchetti di sigarette delle diverse marche, le tazze di caffè disposte disordinatamente o innalzate a mò di brindisi. Il campo-controcampo rivela slanci affettivi e timori, invidie e disillusioni, vanità e ossessioni. Il finale è una sonata di Mahler che accompagna i protagonisti dentro un crepuscolo, con la bandiera bianca di chi si consegna al nemico senza condizioni. Non c’è lotta, non c’è ribellione, tutto scorre verso la conclusione. La musica (jazz, rock, classica) prova a rallentare il tempo, prendendo ancora una pausa di dieci minuti per rimandare l’uscita, per non volere togliere il disturbo. Del mondo abbiamo perduto ogni traccia. Per favore, ancora un ultimo caffè e un’ultima sigaretta, grazie.

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Titolo originale: id.
Regia: Jim Jarmusch
Interpreti: Roberto Benigni, Steve Buscemi, Iggy Pop, Tom Waits, Steven Wright, Cate Blanchett, Alex Descas, Isaach De Bankolé, Alfred Molina, Steve Coogan, Bill Murray, RZA, GZA
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 95′
Origine: USA, 2003

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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