Criminali come noi, di Sebastián Borensztein

Argentina, dicembre 2001. Un gruppo di amici e di vicini di casa mettono insieme tutti i loro risparmi per riattivare una cooperativa agricola e rilanciare l’economia della loro cittadina. Il giorno dopo aver depositato ciascuno il proprio denaro in banca, il sistema bancario e l’economia dell’Argentina collassano e loro perdono tutto quello che avevano. Dopo aver scoperto, però, di essere stati il bersaglio della truffa orchestrata da un avvocato e un direttore di banca senza scrupoli, che li hanno raggirati per approfittare della situazione, il gruppo decide di unire ancora una volta le forze, ma stavolta mettendo in atto un piano per rimpossessarsi del patrimonio che gli è stato sottratto.

La lunga e divertita intro di presentazione dei protagonisti, i “giles” del titolo originale (La Odisea de los Giles; aggettivo che in Argentina sta ad indicare proprio chi è considerato “tonto”, “ingenuo”), è infatti solo il preludio di un heist movie in piena regola. Dalla narrazione al montaggio, Sebastiàn Borensztein ripercorre tutti quegli schemi ben riconoscibili, appartenenti al genere di riferimento, con la differenza cruciale che la “banda criminale” non si forma appositamente per organizzare un colpo, ma come detto è vittima e carnefice allo stesso tempo. Questo Ocean’s Eleven in salsa argentina parte quindi da presupposti già di per sé piuttosto ibridi, per poi mantenersi coerente nel corso della pellicola, totalmente immerso com’è nella realtà del racconto. L’ingenuità dei personaggi, la ristrettezza del piccolo paese, la vasta e sperduta campagna che li circonda e al tempo stesso nasconde il cuore dell’intera impresa: sono tutti elementi essenziali sfruttati per caratterizzare la storia. Un piano che nel farsi, passo dopo passo, sempre più incredibilmente concreto, diventa addirittura farraginoso a tratti, proprio per il tentativo di renderlo il più possibile verosimile e “reale”.

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Perché alla base del background di questi “uomini tonti”, grotteschi, stereotipati e perfino eccessivi, c’è naturalmente la “realtà” della crisi economica argentina d’inizio millennio, che ha completamente distrutto le vite di innumerevoli uomini “semplici”, umili, quanto onesti nel profondo. Dietro il riscatto sociale, apparentemente scontato, insito nella loro vendetta ai danni del crudele speculatore che li ha rovinati, c’è una reazione umana e sanguigna, molto meno banale. Ciascuno di loro, chi più chi (molto) meno, arriva infatti a fare i conti con la decisione di abbracciare l’illegalità, di piegarsi ai propri istinti (pur se continuamente giustificati dall’indolente “malvagità” dell’avvocato Manzi, loro bersaglio). Un disagio che arriva a scatenare conflitti familiari e generazionali, come quello tra Perlassi e Carmen e i loro rispettivi figli, o ancora tra lo stesso giovane Rodrigo e l’affascinante segretaria di Manzi. Tutti scontri dagli esiti diversi, giusti o sbagliati possano questi considerarsi, ma egualmente dominati da una comprensibilità chiara e assoluta.

Ed è in questa varietà, di stili formali (lo spaccato popolare, la pura commedia e appunto l’heist movie) e di caratteri, che risiede la vera carta vincente di Criminali come noi. Seguendo questo principio, ancora una volta il racconto si adegua a loro, ai “tonti”, che arrivano a sorprendere a più riprese, regalando a turno ora soluzioni surreali quanto improbabili, ora invece geniali e articolate trovate. Pur con un’estrema linearità nell’ultima parte (soprattutto viste le citate premesse), il piano funziona proprio per la sua improbabilità, mai davvero tradita fino all’ultimo, continuando ad evidenziare la diversità del gruppo argentino nei confronti dei rispettivi hollywoodiani, nell’immaginario collettivo decisamente più “belli”, preparati e sicuri. Eppure il risultato non cambia, anzi, è anche più energico e vistoso nel suo “socialismo” di fondo. Perché questi sconclusionati “perdenti” trovano nello spirito di condivisione, nell’offrire ciascuno il proprio piccolo, “semplice” ma cruciale contributo, la chiave per vincere contro il singolo, ricco e potente, rendendo infine davvero impossibile non tifare per loro.

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Titolo originale: La Odisea de los Giles
Regia: Sebastián Borensztein
Interpreti: Ricardo Darín, Chino Darín, Luis Brandoni, Verónica Llinás, Daniel Aráoz, Carlos Belloso, Marco Antonio Caponi, Rita Cortese, Andrés Parra
Distribuzione: BIM
Durata: 116′
Origine: Argentina, Spagna 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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