Estate violenta, di Valerio Zurlini

La perdita dell’innocenza. Come cambia lo sguardo di Carlo dall’inizio alla fine. Tutto negli occhi di Jean-Louis Trintignant, forse uno dei punti di luce principali di Estate violenta. Che costruisce le inquadrature con un senso della prospettiva e sguardo pittorico, che ha sempre segnato il cinema di Valerio Zurlini. C’è sempre un treno. All’inizio e alla fine. È estate. Ma non sembra esserci nessuna stagione. La stessa percezione, anche nella Rimini autunnale, tredici anni dopo nello stratosferico La prima notte di quiete. Entrambi i film segnati dalle musiche di Mario Nascimbene. Che sono poi le uniche due collaborazioni tra il compositore e il regista. E c’è sempre un arrivo. Che altera gli equilibri. Individuali e collettivi. Trintignant che sembra reincarnarsi, più vecchio, in Alain Delon. Meno sognatore, più stanco e disilluso. Ma con improvvisi impeti. Passionali e, insieme distruttivi.

È il 1943. Carlo Caremoli, figlio di un gerarca fascista (Enrico Maria Salerno), raggiunge i suoi amici in vacanza a Riccione. La guerra sembra lontana. Ma è solo un’illusione. Tra il ragazzo e Rossana (Jacqueline Sassard) nasce una cerra simpatia. Ma poi un giorno in spiaggia conosce Roberta (Eleonora Rossi Drago), un’affascinante vedova di un eroe morto in guerra. Ma poi la situazione precipita.

C’è come un eco bellico. Prima dalla radio. Poi dall’incursione dell’aereo tedesco sulla spiaggia. Poi infine con il bombardamento sulla ferrovia. Uno dei finali più belli del cinema italiano. Che assorbe in pieno la lezione neorealista ma la riaggiorna. Il bombardamento lungo il binario è qualcosa di stravolgente. Un inferno sonoro. Gli occhi ancora di Trintignant con quelli di Eleonora Rossi Drago. Continui incroci che segnano, come una partitura, alcuni dei momenti decisivi del film. Sì, ci sono ombre di Rossellini riaggiornate con l’isolamento borghese del cinema di Antonioni. Che qui viene anche anticipato. Nella scena, sempre sulla spiaggia, di notte, Carlo e Roberta si amano ma sembrano quasi sul punto di annegare. Anticipando idealmente le figure di Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau in La notte, che sarà realizzato tre anni dopo.

Però in Estate violenta c’è già tutto Zurlini. In uno dei suoi titoli più dirompenti. Dopo aver scaldato il motore con l’adattamento da Pratolini nella sua opera prima, Le ragazze di San Frediano, forse sembra proprio questo film il suo vero esordio. Perché pensato in ogni minimo particolare. Capace di disegnare tutti i rapporti e le dipendenze affettive. Come quelle di Roberta, intrappolata in un passato/prigione con la figura di una madre (Lilla Brignone) severa e ingombrante. Dove il paesaggio è sempre decisivo. Perché, la memoria è legata ai luoghi. Nel cinema di Zurlini, i personaggi sembrano inscindibili dagli spazi. Che magari vengono ricreati attraverso gli occhi dei protagonisti. Come la Firenze autunnale di Cronaca familiare. Ancora non è più una stagione. È solo una percezione soggettiva.

Struggente e disperato. Ancora tutto un cinema sul ‘tempo che resta’. Capace di deviare all’improvviso. Come nella visione del ricognitore in cielo e del ballo sulle note di Temptation nella versione eseguita da Teddy Reno. Volontario sfasamento. In un brano che arriva anche da Donen-Kelly di Cantando sotto la pioggia. Quasi un improvviso gelido balletto meccanico. Dove i personaggi si trasformano, solo lì, in una specie di marionette.  Estate violenta diventa nel tempo sempre più fondamentale. Come se ogni decennio lo arricchisce di qualcosa. Come tutto il cinema di Zurlini. Con Pietrangeli soprattutto, ma anche con Lattuada, sono i cineasti che diventano sempre più giovani.

 

Regia: Valerio Zurlini
Interpreti: Jean-Louis Trintignant, Eleonora Rossi Drago, Jacqueline Sassard, Lilla Brignone, Enrico Maria Salerno, Raf Mattioli
Durata: 100′
Origine: Italia 1959
Genere: drammatico

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