FILM IN TV – "Anima persa" di Dino Risi

anima_persaCon Anima persa, Dino Risi abbandona momentaneamente la commedia e mette la sua professionalità al servizio del genere thriller psicologico e della storia, tesa e coinvolgente ma ricolma degli archetipi del genere, un po’ macchinosa, ingarbugliata, in affanno per il moltiplicarsi delle piste e troppo protesa al colpo di scena finale: il giovane Tino è ospite degli zii Fabio ed Elisa nella loro villa veneziana. Presto però si accorge che la casa nasconde un mistero; nella soffitta è segregato il fratello demente di Fabio, colpevole di aver causato la morte di una bambina. Tino non saprà resistere alla curiosità e aprirà la porta della soffitta…
Non è necessario attendere che Tino apra la porta per accedere ad un mondo grottesco, disgustoso, spaventoso, nel quale dominano il disordine, il sangue, colori forti, gatti prigionieri e bambole del passato che urlano la loro disperazione tra le fiamme. Un mondo sdoppiato, sospeso tra realtà e sogno, bene e male, giovinezza e vecchiaia, moralità e follia. L’incipit è molto significativo: da subito, infatti, lo spettatore si smarrisce, prima navigando lentamente fra i canali di una laguna piatta e priva di vita, poi nelle sale apparentemente spaziose dell’antica nobile villa. Venezia (il romanzo di Giovanni Arpino, a cui il film si ispira, era invece ambientato a Torino) per Risi è una prigione abitata da anime perse, una fortezza isolata da acque che salgono con l’affacciarsi della luna piena. Una città senza pace, in pena, sporca, decadente, morta. Come fosse – così si dice nel film – «una vecchia signora dall’alito cattivo».
E lo spettatore perde ogni coordinata perché vede via via sgretolarsi i personaggi, così miseramente esseri umani. Esplicita in questo senso la caratterizzazione di Elisa, una donna esile, fragile, dalla salute cagionevole e afflitta da emicranie; e ancor di più la locandina del film, in cui il volto ingiustificatamente radioso e già deformato di Vittorio Gassman scivola via perdendo i suoi contorni. Non deve sorprendere che sia proprio Fabio a recitare le seguenti battute: «Un giorno cominciò a temere che la faccia, la sua faccia, gli scivolasse via, gli scendesse lungo il petto, fino ai piedi per poi perdersi sul pavimento. […] Non è altro che la paura di perdere la propria identità, la paura di perdere se stessi». I mostri, per una volta, non c’entrano: corrosi dalle parole dette alle spalle o dai filmati del passato, i personaggi soffrono, molto semplicemente, per la paura del tempo (il professore non sopporta il ticchettio degli orologi) e la paura di morire. Perché quel vestito e quelle scarpette ormai non possono più andare bene… E nel finale la macchina da presa indugia sulla casa divorata dalla natura.

 


Regia: Dino Risi
Interpreti: Vittorio Gassman, Catherine Deneuve, Danilo Mattei, Anicée Alvina, Gino Cavalieri
Durata: 100'
Origine: Italia, 1977
Sabato 14 Marzo, ore 03.05, RaiTre