Hook – Capitan Uncino, di Steven Spielberg

“Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali”. William Hodding Carter II

Tra i film più autobiografici di Spielberg. Il rapporto tra padre e figlio, la disgregazione della famiglia, la paura di morire crescendo. Hook è un film personale che parte dall’atmosfera dei romanzi di James Matthew Barrie per proporre una precisa visione autoriale sul rapporto tra realtà e fantasia. Con un budget di 70 milioni di dollari, Steven Spielberg immagina un sequel alle avventure di Peter Pan, basandosi sulle idee di Nick Castle e James V. Hart.

Peter Banning (Robin Williams) è un avvocato in carriera che trascura moglie e figli per il lavoro. Durante un viaggio a Londra i suoi figli vengono rapiti da Capitan Uncino (Dustin Hoffman) e la nonna Wendy (Maggie Smith) gli rivelerà l’importante segreto della sua vita: lui è Peter Pan ma col tempo ha dimenticato di esserlo, vivendo una esistenza ordinaria. Con l’aiuto di Trilli (Julia Roberts), Peter verrà trasportato verso l’isola che non c’è per salvare la prole.

L’assunto su cui poggia l’opera di Spielberg è che non è difficile diventare padri ma è molto più complicato esserlo. La discrepanza tra le aspettative dei figli e le effettive risposte dei genitori genera un conflitto che può essere risolto solo con un perfetto equilibrio tra il principio di piacere e il principio di realtà. Da un lato l’immaginazione, dall’altro il ticchettio del tempo che scandisce spietato gli istanti delle nostre esistenze. La scenografia sontuosa di Norman Garwod, in parte ereditata dalle atmosfere retrò di Indiana Jones, tende a mettere in contrapposizione il volo leggero di Peter Pan e le magie fosforescenti di Trilli con la pesantezza di Capitan Uncino ossessionato dagli orologi e da una figura materna opprimente. La riuscita caratterizzazione del cattivo è dovuta alla performance di Dustin Hoffman e ai suoi duetti irresistibili con il nostromo Spugna (Bob Hoskins): il cinismo e il sadismo si alternano alla ironia e alla lucida consapevolezza del proprio ruolo (“Che cosa sarebbe il mondo senza Uncino?”).

Non è un caso che le parti migliori del film vedano Hook sempre in prima fila: le irresistibili lezioni ai figli di Peter Pan su come i genitori odino i propri figli; la partita di baseball in cui Uncino tende a incarnare una figura paterna surrogata; il duello con i “bimbi sperduti” sulla Jolly Roger e la fobia per il coccodrillo imbalsamato che ricorda il grande squalo spielberghiano. Robin Williams gioca molto in over-acting ma in alcuni momenti manca di quello spessore drammatico che ritroveremo qualche anno più avanti in un’altra figura di adulto/bambino, il Jack di Francis Ford Coppola. Più convincente Trilli (Julia Roberts) che strappa un bacio a Peter Pan e dichiara il suo amore struggente e impossibile, confinato nella utopia dell’ isola che non c’è. Gustose le comparsate di Phil Collins nei panni dell’ispettore di polizia, di Glenn Close in quelli di un pirata traditore torturato nella “bomboniera” e di Gwyneth Paltrow nella parte di Wendy da giovane.

Accompagnata dalle musiche wagneriane di John Williams che aderiscono perfettamente a questa cavalcata tra il sogno e il reale, Hook è una opera fantasy che, pur parlando a un pubblico adolescenziale, ammicca indirettamente agli adulti equiparando l’esistenza ad una avventura straordinaria. Più che ai Goonies di Richard Donner, Steven Spielberg sembra guardare contemporaneamente a Frank Capra e Federico Fellini: del primo prende in prestito un certo idealismo pedagogico, del secondo la nostalgia per un passato magico dai contorni mitici. Il segreto della leggerezza è un pensiero felice, solo così si vince la paura di volare. E di sognare.

 

 

Titolo originale: Hook

Regia: Steven Spielberg

Interpreti: Robin Williams, Dustin Hoffman, Julia Roberts, Bob Hoskins

Durata: 135′

Origine: Usa 1991

Genere: Fantasy