Hunter Killer – Caccia negli abissi, di Donovan Marsh

Piccolo ritorno in auge del genere sottomarinico: tra l’intro di esplorazione subacquea del Primo Squalo e Besson che porta Vintenberg nel suo grand bleu per Kursk, arriva questa nuova avventura di Gerard Butler che, quantomeno nelle prime sequenze, sembra sviluppata a partire da Missile Tov, l’inesistente action da Guerra Fredda con Liam Neeson che la famiglia di Daddy’s Home 2 va a vedere al cinema a Natale.
Ce ne sarebbe quasi da rallegrarsi, se non fosse che gli ultimi anni di diffusione planetaria di Call of Duty e affini – e di meccanismi complessi come i Bourne o 24 – sembrano aver costretto i realizzatori di film di questo tipo a ricercare un livello di accuratezza d’intreccio e situazioni che puntualmente finisce per disinnescare il divertimento da puro disaster porn.

Incastrarsi sulla crisi diplomatica USA-Russia tra stanze dei bottoni piene di monitor e stagisti curvi sulla tastiera, con pezzi grossi di esercito, agenzie e governo (rispettivamente Common, Linda Cardellini e Gary Oldman) a correre tra i corridoi per tenere informato il primo Presidente donna d’America (!), tiene in stallo il sottomarino del capitano Joe Glass in acque rosse per davvero troppo tempo. Tanto che quello, duro bastardo dal cuore d’oro, si rabbonisce e accoglie capitano ed equipaggio del sottomarino rivale a bordo, e finisce per aiutare i russi a risolvere il colpo di stato militare che aveva deposto il loro moderatissimo Presidente (!!).
Quanta nostalgia della golden age della Cannon… We need a hero (he’s gotta be strong he’s gotta be fast), viene allora da cantare dato che a Butler non è dato d’allontanarsi dalla plancia di comando: qualcuno indifferente a tutta questa contrattazione a distanza alla Tony Gilroy e che invece voglia paracadutarsi sul territorio nemico a trarre in salvo questo Presidente in ostaggio. E per un attimo Hunter Killer sembra trovare questa figura nel Navy Seal interpretato dal grugno sufficientemente missing in action di Toby Stephens, che ad un certo punto pur avendo guadagnato il checkpoint si rituffa in acqua per tornare a prendere i suoi uomini accerchiati sul campo.

Peccato che Donovan Marsh non sappia mantenere l’equilibrio tra le sequenze d’assalto stealth dei nostri eroi sul campo, la tensione del team – multietnico come si conviene ad un plotone USA – del capitano Glass che malsopporta gli ospiti sovietici, e l’esagitazione nel quartier generale del Pentagono. Il risultato è che risvolti e personaggi si perdono in una generica confusione corale, in qualche maniera acuita anche da scelte registiche volte ad un funzionale anonimato (Marsh non avrà ahinoi visto neanche Renegades di Steven Quale, altra produzione Besson con la maschera da sub), nonostante l’evidente dispendio di capitali non proprio da straight-to-video (la fuga di Franco e Rogen alla fine di The Interview, un’altra commedia dal pitch non troppo lontano da Hunter Killer, aveva più nerbo action, per capirci). Per fortuna Wahlberg pare abbia dichiarato che in Daddy’s Home 3 tornerà la saga di Liam Missile Tov Neeson…

Titolo originale: Hunter Killer
Regia: Donovan Marsh
Interpreti: Gerard Butler, Gary Oldman, Common, Linda Cardellini, Toby Stephens, Michael Nyqvist, Caroline Goodall, Ryan McPartlin, Michael Trucco, Zane Holtz, Shane Taylor, Michael Jibson
Distribuzione: Eagle
Durata: 121′
Origine: USA, 2018

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