Il corsetto dell’imperatrice, di Marie Kreutzer

La ribellione della prima grande icona femminile rapita dall’iconoclastia è resa come un atto schiavo dell’autocompiacimento estetico, lontano dalla decostruzione immaginifica dell’epoca.

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Quanto è importante oggi smontare, decostruire e rielaborare gli immaginari del passato e le grandi icone che ne hanno fatto parte attraverso il cinema? Per esempio il grande dibattito riguardo l’emancipazione del ruolo femminile sicuramente è tra quelli che tiene più banco all’interno delle dinamiche produttive odierne, dove il confine tra l’elaborazione oggettiva e quella più prettamente autoriale diviene una striscia sottilissima continuamente sull’orlo del ribaltamento stilistico. Si è visto con Blonde Spencer quanto  l’utilizzo sadico dell’immagine e dei suoi formati possa restituire quasi perfettamente le sensazioni non solo dello spazio oggettivo, quanto anche la nevrosi emotiva delle figure che lo abitano. E Marie Kreutzer cavalca l’onda di questo enorme ed infinito revival decidendo di raccontare l’atto di ribellione della prima grande icona femminile rapita dalle immagini, ovvero l’imperatrice Elisabetta d’Austria meglio conosciuta come la principessa Sissi interpretata da Vicky Kripes.

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Il corsetto dell’imperatrice, presentato al 75° Festival di Cannes nella sezione Un certain regard, naviga senza freni nella fase calante della bellezza di Sissi. Una bellezza, un corpo, che continuamente vive la paura del suo perpetua sparizione e delle sue innumerevoli raffigurazioni che assumono col tempo il fascino malsano di un’anticipata celebrazione funerea. Infatti il personaggio interpretato da Kripes aleggia in un clima sospeso, tra fugaci apparizioni e lunghissime sedute ermetiche nei palazzi reali sempre più saturi di un’aristocrazia ancora ignara del proprio decadimento che avverrà al suo culmine durante la Grande Guerra. L’approccio della regista austriaca è apertamente connesso alla rivisitazione in chiave pop dell’austera figura della regnante già vista per esempio in Marie Antoinette e più recentemente con Miss Marx, fondendo i vari tentativi di fuga di Sissi da quelle che sono le formalità morali e affettive dell’epoca con un’estetica estremamente destrutturata, quasi naif nella sua esecuzione, tanto da domandarci se questa bellezza tanto agognata sia in realtà una forma schiava del proprio autocompiacimento estetico. Sissi e tutto il suo slancio emotivo e anarchico segue un percorso che non riesce effettivamente a farci immergere nel suo spirito. Rispetto agli altri due film, Il corsetto dell’imperatrice si arroga il diritto di raccontare la parabola della sua protagonista senza mai addentrarsi nella sua carne, nei suoi conflitti interiori, tracciando le più svariate vie di fuga da qualunque dibattito etico e teorico. Sissi flette il suo corpo cristallizzato dalla bellezza verso una trattazione narcisistica della propria immagine, percorrendo un suo personale abisso terreno sigillandolo dagli occhi indiscreti dello spettatore che passivamente subisce questo enorme valzer di capricci pretestuosi. 

 

Titolo originale: Corsage
Regia: Marie Kreutzer
Interpreti: Vicky Krieps, Florian Teichtmeister, Katharina Lorenz, Jeanne Werner,  Alma Hasun, Manuel Rubey, Finnegan Oldfield, Aaron Friesz, Rosa Hajjaj, Lilly Marie Tschörtner, Colin Morgan
Distribuzione: BIM
Durata: 113′
Origine: Austria, Lussemburgo, Germania, Francia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.3
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Il voto dei lettori
2.86 (29 voti)
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