"Il principe abusivo", di Alessandro Siani

il principe abusivo

Alessandro Siani, a differenza di un Checco Zalone qualsiasi, trasmette una genuina e ruspante spontaneità che può con facilità non piacere ma è impossibile da detestare. Questi sono gli stessi sentimenti che suscita il suo primo film da regista. Una pellicola estrema, sgraziata, confusa e tante volte ridicola ma che è sano e puro Cinema liberatorio.

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Volto noto della televisione, frequentatore di ben due cinepanettoni e, soprattutto, comico amatissimo dalla sua Napoli, Alessandro Siani, come è giusto che sia, ha deciso di fare il grande passo e di realizzarsi da solo il film fatto su misura per lui.

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Basato su un’idea vecchissima (il sempliciotto cui insegnano le buone maniere per diventare un gran signore) ma arricchito dalle suggestioni e dai gusti del suo autore, Il principe abusivo è l'ennesimo film comico che, ancora sulla scia del fenomeno Checco Zalone, prova a fare il colpo portando sul grande schermo quello che già funziona bene sul piccolo. Dal punto di vista di importanza cinematografica, come è facile immaginare, l'impatto di questa pellicola nel contesto” cinema Italiano” è pressoché nullo. La storia del coatto Antonio e delle sue lezioni di galateo per conquistare la bellissima principessa Sarah Felberbaum guarda a cosi tanti film che il già visto non è un rischio in cui la pellicola potrebbe cadere ma piuttosto un punto programmatico sbandierato sin dalla prima scena.

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A solo pochi mesi dal lavoro di Lillo e Greg in Colpi di Fulmine, rileggere e sovvertire la storia del Pigmalione di George Bernard Shaw, pur mantenendo la propria efficacia comica, è ancora di più un’operazione stanca e prevedibile. Certo in questo, anche per la presenza di un convincente Christian De Sica in un ruolo molto diverso dalla sua solita carriera, si potrebbe considerare la pellicola un nuovo capitolo della storia de Il Conte Max, con un nuovo ideale scambio di consegne tra l'attore romano e quello napoletano, nella tradizione di quanto era avvenuto allora tra De Sica padre e Alberto Sordi.

Nonostante l'evidente affiatamento scenico e l’affetto personale che lega i due, però, è veramente difficile trovare dei legami tra le loro comicità e indicare l’uno come l’erede dell’altro. Siani e il suo personaggio, infatti, rispecchiano un mondo diverso rispetto De Sica e alla cosiddetta scuola comica romana. L'attore napoletano, qui più che in altre volte, fonde le sue orgogliose radici partenopee (quell’O surdato ‘nnamurato sbattuta nel finale) a una sentita verso il cinema comico hollywoodiano. Non è un caso che il suo Antonio De Biase sia un mix tra un giovane Massimo Troisi (sfacciato riferimento continuo) e l'Arturo di Dudley Moore, e che la sua presenza scenica distruttiva ricordi molto quella di un primo Eddie Murphy (altro riferimento filmico abusato è dichiaratamente Una poltrona per due).

Siani e il suo lavoro, dunque, a differenza di un Checco Zalone qualsiasi, trasmettono una genuina e ruspante spontaneità che può con facilità non piacere ma è impossibile da detestare. Questi sono gli stessi sentimenti che suscita il suo primo film da regista. Una pellicola estrema, sgraziata, confusa e tante volte ridicola ma che è, in definitiva, sano e puro Cinema liberatorio.

Regia: Alessandro Siani

Interpreti: Alessandro Siani, Sarah Felberbaum, Christian De Sica, Serena Autieri, Marco Messeri, Salvatore Misticone, Nello Iorio
Origine: Italia, 2013
Distribuzione: 01 Distribution ?
Durata: 97'

 

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