inizioPartita. BATTLETECH (PC) – La recensione

Nell’ormai lontano 1984 la FASA Corporation lanciò sul mercato un gioco da tavolo denominato Battledroids – A Game of Armored Combat. Il nome del gioco fu cambiato l’anno successivo in BattleTech – A Game of Armored Combat ed abbreviato in seguito in BattleTech, visto che George Lucas e la sua casa di produzione, la Lucasfilm Ltd., crearono alla FASA dei problemi legali reclamando i diritti di sfruttamento del termine “droid“, a loro dire di esclusiva pertinenza dell’universo narrativo di Star Wars (e quindi di loro proprietà). Il cambio di denominazione del gioco investì anche i robot che ne erano protagonisti, che dal quel momento furono ridenominati “BattleMech”. La diatriba legale con la Lucasfilm Ltd. poteva rivelarsi la pietra tombale della produzione ludica in questione, ma, in realtà, il cambio di denominazione riuscì a scolpire indelebilmente il nuovo brand nel cuore dei giocatori, decretandone parzialmente il successo.
Al gioco da tavolo seguirono, in effetti, tutta una serie di prodotti per l’entertainment collegati al brand principale, tra cui diversi famosi videogame pubblicati tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90, che ebbero un notevole successo di vendite.

Ultimamente, tuttavia, BattleTech era diventato un franchise negletto dai principali developer videoludici.

Ma se c’è una cosa che potrebbe senz’altro piacere al grande pubblico dei videogiocatori è, fuor di dubbio, il ritorno in azione dei giganteschi e fracassoni robot sci-fi tipici del brand. Dato che, tuttavia, le predilezioni dell’utenza raramente vengono soddisfatte, le indiscrezioni su di un nuovo videogame ispirato a BattleTech sono recentemente state fonte di solleticante eccitazione per molti hardcore-gamer.
Soprattutto perché sembrava trattarsi di un progetto originato dalla pura passione per il franchise, finanziato attraverso Kickstarter dal creatore originario di BattleTech e dal produttore dei famosissimi MechCommander e MechAssault.
Queste sono chiaramente persone che di robot giganti devono intendersene parecchio e siamo felici di riferirvi che, a quanto ci consta dopo aver provato il videogame, conoscono bene anche una o due cose sugli strategici a turni.

Il gameplay risulta piuttosto realistico, e si rifà al vecchio gioco da tavolo della FASA...

Il gameplay risulta piuttosto realistico, e si rifà al vecchio gioco da tavolo della FASA…

Per quel che riguarda il plot di BATTLETECH (…si, tutto maiuscolo: questo è il nome della nuova produzione), si torna a quanto offerto dal gioco da tavolo originale, soprattutto per l’ispirazione, e questo determina in cascata soluzioni intriganti anche in termini di ambientazioni e di gameplay. Non è tuttavia necessario conoscere il gioco da tavolo originario: questo videogame sta in piedi piuttosto bene così com’è e la curva di apprendimento delle meccaniche di gioco risulta piuttosto semplice, anche per i player novizi. Padroneggiare il titolo è, invece, un altro paio di maniche. Soprattutto se non si è avvezzi a titoli tipo quelli della serie XCOM, che potremmo prendere come termine di paragone (…anche se trattano tematiche e scenari diversi).
Ancora una volta il gamer interpreta il ruolo di un leader mercenario, responsabile di una squadra di BattleMech giganti, che intraprendono missioni per varie casate nobiliari (in stile Dune) e che devono manutenere e migliorare le proprie attrezzature tra una battaglia e l’altra.

Robot giganti pesantemente corazzati e variamente armati... pensate all'effetto sorpresa nel vedervene piombare uno dietro casa all'improvviso, il cui pilota sia magari francamente incavolato...

Robot giganti pesantemente corazzati e variamente armati… pensate all’effetto sorpresa nel vedervene piombare uno dietro casa all’improvviso, il cui pilota sia magari francamente incavolato…

Per chi non conoscesse la saga di BattleTech (…o quella di Dune, cui abbiamo precedentemente accennato), per ovvi motivi anagrafici, basti pensare ad un Game of Thrones fantascientifico, ambientato nello spazio, con battaglie tra gruppi di robot enormi, talvolta delle dimensioni di un edificio, o anche più grandi. C’è poi una forte volontà di delineare la psicologia dei vari personaggi, in modo che il giocatore possa immedesimarsi nella campagna di gioco, piuttosto che di calcare la mano sulla trama generale. Una volta entrati in battaglia, poi, i confronti XCOM diventano anch’essi più chiari.
Dal momento che i protagonisti dell’azione in-game sono dei robot giganti e non delle persone armate, ci sono peculiarità propriamente specifiche del titolo, ma l’idea che ogni unità possa muoversi solo su di una distanza prestabilita ed eseguire solo una determinata azione per turno, come, per esempio, sparare con le armi in dotazione, rammenta piuttosto bene le game mechanics di XCOM.

Le unità non si muovono su un sistema a griglia rigida (…tipo mappa ad esagoni, per capirci) capace di spingere il player ad utilizzarle come pezzi degli scacchi. Piuttosto, il feeling generale regalato dal gameplay è concretamente più analogico; si deve prestare massima attenzione alla velocità, stabilità e rotazione delle unità in combattimento (…la maggior parte dei BattleMech può, ad esempio, girare il torso). È anche importante l’angolazione da cui si procede ad attaccare il nemico e da cui si viene a propria volta attaccati.
Il sistema che gestisce i danni alle unità robotiche regala un tocco di realismo al gioco, anche se, trattandosi di mezzi meccanici, un arto staccato di netto da una salva di colpi avversaria può non rivelarsi così influente nel corso dello scontro (…il robottone non morirà per un braccio perso, al massimo ne risentiranno le sue prestazioni generali). Il calore è spesso un problema più grande, poiché le varie componenti robotiche sono costantemente in pericolo di surriscaldamento mentre vengono utilizzate; il game prende, inoltre, in considerazione anche altri fattori, come ad esempio se la battaglia si svolge su di un pianeta con un’atmosfera o privo di essa, o anche se, magari, il mezzo da combattimento stia attraversando una zona desertica, una palude od un lago.
Poiché molti BattleMech sono piuttosto lenti e sgraziati, anche le abilità ed il morale dei piloti giocano un ruolo importante nell’esito di uno scontro: ogni MechWarrior possiede un proprio albero delle abilità complesso da cui è possibile raccogliere una varietà di skill utili, ad esempio, per bloccare gli obiettivi in modo più efficace o per aumentare l’evasività e la furtività del proprio mezzo.

Se i piloti vengono uccisi, amen! Se ne sono andati per sempre!
Quindi, spesso, nel corso dell’azione di gioco, il player si troverà a dover prendere delle decisioni estremamente complicate. Quando un pilota esperto, su cui si sarà investito molto tempo in termini di gameplay, si troverà in pericolo, si arriverà a valutare per benino se convenga davvero continuare la missione, abortirla, ricorrere all’eiezione del povero cristo in questione o provare a salvarlo attraverso l’utilizzo degli altri BattleMech in copertura.

Il costo delle riparazioni dei BattleMech è spesso salatissimo...

Il costo delle riparazioni dei BattleMech è spesso salatissimo…

Alla fine di una battaglia, poi, ci si dovrà sedere nell’antro dello specialista meccanico per farsi quattro conti e capire quali parti dei propri mech (e della propria astronave) debbano essere sostituite e quali ci si possa permettere di aggiornare. Questo tende ad essere l’elemento più nerd del gioco, ma anche uno di quelli che gli regala maggiore profondità.
Si aggiungano a questo cocktail elementi casuali nati dalle molte variabili random presenti in-game, in primis quelle legate alla precisione dei colpi, in particolare i tiri critici, ed ecco delinearsi un gameplay complesso, che, a volte, può non solo sembrare ingiusto ma anche selvaggiamente irregolare in termini di difficoltà (…e per questo difficile da padroneggiare, come spiegavamo in precedenza). Considerando quanto sia costosa anche una vittoria schiacciante, esso tende a costringere il gamer ad uno stile di gioco abbastanza sulla difensiva. Cosa, tra l’altro, perfettamente realistica. Sempre che si possa parlare di realismo quando i protagonisti di un videogame sono dei robot giganti…

BATTLETECH vanta un plot narrativo di tutto rispetto: pensate ad un Game of Thrones ambientato nello spazio, dove casate nobiliari avversarie si fronteggiano per il dominio delle risorse interplanetarie...

BATTLETECH vanta un plot narrativo di tutto rispetto: pensate ad un Game of Thrones ambientato nello spazio, dove casate nobiliari avversarie si fronteggiano per il dominio delle risorse interplanetarie…

Resta da capire se questo BATTLETECH possa fare realmente fare presa sui gamer odierni, orientati più al casual ed easy gaming, e poco avvezzi a simili profondità delle meccaniche di gioco.
Tuttavia, si tratta di una produzione davvero meritevole di attenzione.

Requisiti minimi di sistema:
– Sistema Operativo: Windows 7 (64 bit), Windows 8 (64 bit) o Windows 10 (64 bit)
– Processore: Qualsiasi processore da almeno 3 GHz
– Memoria: 8 GB RAM
– Scheda Grafica: NVIDIA GeForce GTX 670 o AMD Radeon R9 285 con almeno 2 GB di VRAM
– DirectX: Versione 11
– Spazio libero sull’Hard Disk: Almeno 30 GB
– Scheda Audio: Qualsiasi scheda audio integrata con supporto DirectX 9
– Internet: Richiesta connessione internet per il download del gioco tramite il software STEAM, per l’attivazione e per utilizzare la modalità multiplayer online (in questa modalità, le versioni PC e Mac del titolo sono intercompatibili)
Voto: 82/100
Tipologia: Avventura / Azione / Fantascienza / Strategia / Tattica / A turni / Mech
Produttore: Paradox Interactive
Sviluppatore: Harebrained Schemes
Distributore: Paradox Interactive / STEAM