Io sono Mia, di Riccardo Donna

Il racconto della vita di Mia Martini prende piede da una fittizia intervista, fatta partire 48 ore prima il suo ritorno sulle scene, nell’edizione sanremese 1989 in cui vinse il premio della critica con il brano Almeno tu nell’universo, in cui la cantante (interpretata da Serena Rossi) ripercorre i momenti salienti della sua carriera ad una giornalista (Lucia Mascino) che inizialmente la snobba (è lì solo per intervistare Ray Charles), ma che finisce con l’appassionarsi al suo ricco vissuto. In uscita nelle sale italiane fino al 16 gennaio, Io sono Mia si avvale della consulenza di Loredana e Olivia Bertè, per cercare di dar lustro e dignità ad un’artista iconica e anticonvenzionale per il suo tempo, eppure non adeguatamente riconosciuta dall’industria discografica e dal mondo dello spettacolo.

Si vede tutta la formazione televisiva di Riccardo Donna in questo biopic molto sentito, celebrativo ma anche piuttosto tradizionale ed edulcorato, nelle scelte di montaggio o nei dialoghi artefatti. Scelte che, a lungo andare, possono però leggersi come un tentativo di restituire la classicità che caratterizza l’immaginario di quell’epoca, che trovano quindi senso nel rapporto col mito come chiave narrativa di tutta la pellicola.

E dove Io sono Mia convince di più è nell’elevare la musica a potente filo conduttore di tutte le varie sfaccettature del mito. L’intervista sanremese finisce allora per toccare la genesi dei brani più emblematici della carriera di Mia Martini e, come faceva Danny Boyle in The Millionaire, ad ogni storica canzone Donna fa corrispondere un cruciale ricordo passato. Dietro pezzi immortali come Padre Davvero, Piccolo uomo, Donna sola e Minuetto, si avvicendano così i rapporti veri ed universali stretti dietro le quinte, ci sono i manager, c’è la famiglia, c’è l’amore, ci sono le celebrità, dalla sorella Loredana Bertè (Dajana Roncione) a Franco Califano (Edoardo Pesce), ossia le personalità mitiche, appunto, della musica italiana. Il risultato finale è un racconto a metà tra l’aneddotico e la ricostruzione d’epoca, privo sì di particolari virtuosismi tecnici, a tratti piuttosto ingenuo nella messa in scena, ma profondamente grato e rispettoso nei confronti della sua protagonista e della sua arte.

Regge la difficile prova Serena Rossi, che aveva già sfoggiato eccellenti doti canore in passato (il pluripremiato ai David Ammore e Malavita su tutti), qui spogliata però, per forza di cose, del carattere (e dell’accento) partenopeo che fin qui aveva distinto i suoi ruoli principali. Il suo personale rapporto col mito era probabilmente quello più complesso di tutti, un esame che può dirsi assolutamente superato, poiché riesce a discostarsi dal pericolo della mera imitazione. Se infatti sul piano musicale il confronto sarà magari sempre impari (per quanto il lavoro risulti comunque notevole), è nell’infondere fragile e toccante umanità alla figura misteriosa ed enigmatica della cantante che la performance dell’attrice risulta vincente.

Io sono Mia riesce infatti ad affrontare l’aspetto più controverso della carriera della cantante, ovvero le calunnie e dicerie che la portarono ad un lungo ritiro dalla scene (si diceva che portasse sfortuna, tanto da non invitarla alle trasmissioni televisive o addirittura a non passare le sue canzoni in radio), rimanendo sempre coerente col proprio approccio. In questo caso, infatti, il mito diventa protagonista in negativo e più che approfondirne le origini, ne vengono mostrati i tragici effetti. Il disincantato racconto di una mirabile ascesa di successo diventa allora una commovente e significativa storia di rivalsa, raggiungendo il suo momento più alto e riuscito proprio nell’esibizione finale, perfetta destinazione del percorso della protagonista nonché incarnazione massima di tutto ciò che la musica (o, meglio, l’industria che la muove) ha saputo toglierle ma, soprattutto, regalarle.

Regia: Riccardo Donna
Interpreti: Serena Rossi, Maurizio Lastrico, Dajana Roncione, Lucia Mascino, Edoardo Pesce 
Distribuzione: Nexo Digital 
Durata: 100′ 
Origine: Italia, 2019