Isolation, di Placido, von Heinz, Guerpillon, van Dormael e Winterbottom

Un giorno questo documentario (forse) ci sarà utile. Oggi no. Difficile scegliere l’episodio che si può salvare mentre quelli di Placido e Winterbottom sono i peggiori. Da oggi in sala

Cinque registi di altrettanti paesi e cinque sguardi diversi sulla pandemia. La dimensione politica e quella privata si incrociano così come la paura e l’incertezza del futuro. Isolation è aperto dall’episodio di Michele Placido, Death Close By, in cui il regista attraversa le strade desere di Roma, tranne una parentesi sui tetti sul Duomo di Milano in cui parla con il ballerino Roberto Bolle, uno dei suoi due interlocutori assieme ad Andrea Bocelli. Julia von Heinz in Two Fathers, è colpita dal lutto della morte del padre che non ha mai fatto fatto venire a galla la sua omosessualità nascosta e il suo matrimonio con la madre era solo di facciata. Olivier Guerpillon (Liberty, Equality, Immunity) vive in Svezia dall’inizio degli anni ’90 dove il conflitto deve essere evitato ad ogni costo e descrive come il suo paese di adozione sta affrontando la pandemia attraverso le disposizioni dell’epidemiologo Anders Tegnell che non adotta le misura drastiche per il lockdown degli altri paesi, è contrario all’uso della mascherina e da molti è considerato come un eroe nazionale. Ancora una morte che ha colpito la sua famiglia è al centro del frammento di Jaco van Dormael (Mourning in the Time of Coronavirus) quello del padre della moglie mentre il suo governo ha sottovalutato dall’inizio l’emergenza a cominciare dal ministro della salute belga Maggie De Block (“l’influenza è più pericolosa”). Infine Michael Winterbottom (Isolation), si sofferma sulla vicenda di Eglantina, una donna richiedente asilo e di suo figlio Alvin e sulle precarie condizioni in cui sta affrontando la pandemia: non può lavorare, ha un sussidio di circa 40 euro alla settimana e vive in una stanza.

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Un giorno questo documentario (forse) ci sarà utile. Oggi no. Tranne qualche frammento dei due episodi più privati – la corrispondenza con il regista e attivista gay tedesco Rosa von Praunheim in Two Fathers e la successione di foto in bianco e nero di Mourning in the Time of Coronavirus – si passa dal compito su commissione, al fiacco e pomposo ritratto sulle condizioni dei richiedenti asilo dove il cinema di Winterbottom riesce ad essere respingente anche sulla breve distanza, fino alle immagini con il telefono di Placido che attraversa la metropoli deserta, ripropone il discorso di Papa Francesco da solo sotto la pioggia a San Pietro, ricicla le immagini dei cittadini albanesi nel porto di Bari nell’agosto del 1991 fino alla conversazione con Bocelli su Sant’Agostino.  L’episodio peggiore è il suo assieme a quello di Winterbottom perché entrambi si mettono nella condizione di declamare dicendo poco o nulla. Oppure si passa anche alle note stonate dell’episodio diretto da Guerpillon che usa un’ironia politica alla Michael Moore ma si sente anche molto cinefilo nelle sue dissertazioni sulla morte e sull’etica dei medici tirando in ballo Bergman (Il settimo sigillo, Il posto delle fragole) e la scena dell’arrivo della valanga in Forza maggiore di Ruben Östlund.

È proprio il progetto collettivodi Isolation che comunque non sta in piedi. Gli episodi non dialogano tra loro, non mostrano niente di nuovo rispetto alle immagini che hanno attraversato l’ultimo anno e mezzo e cercano anzi delle derive autoriali che quando non affrontano il dolore privato (a tratti von Heinz e van Dormael) scivolano verso una docufiction autocelebrativa.

Titolo originale: Europe – C 19
Regia: Michele Placido, Julia von Heinz, Olivier Guerpillon, Jaco van Dormael, Michael Winterbottom
Distribuzione: Notorious Pictures
Durata: 91′ 
Origine: Italia, Germania, Svezia, Belgio, Gran Bretagna 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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