Jujutsu Kaisen 0. The Movie, di Sung Hoo Park

Parte dall’iconografia della serie anime, per ri-orientare il pubblico/fanbase all’interno di un mondo familiare e iper-espanso. Funziona molto bene ed è accessibile a chiunque. In sala da domani.

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Sin dalle prime battute Jujutsu Kaisen 0 è attraversato da un tensione duplice, volta a definire tanto le marche enunciative di partenza, quanto la sua stessa identità programmatica. E nelle vesti di prequel, tende non solo a ri-adattare l’orizzonte narrativo della serie da cui prende le mosse, ma a ri-posizionare sé stesso come “antefatto”, per direzionarsi cioè verso una antecedenza di racconto che infonda di significato la storia originaria – quella della serie o dell’omonimo manga di Gege Akutami – senza disperdere nel contempo una propria autonomia narrativa. E nel farlo Sung Hoo Park e lo Studio Mappa seguono le tracce di una via già omologata da Ufotable con Demon Slayer – Il treno Mugen, e tesa a esaltare il formato cinematografico a veicolo primario di transmedialità. Secondo cioè un disegno produttivo che consenta alle singole storie di un universo ipermediale di dialogare ufficialmente tra loro, estendendone così la mitologia sotto il segno di un investimento emotivo sempre più intenso e pianificato.

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Jujutsu Kaisen 0 perciò parte dall’iconografia dell’anime serializzato, di cui è insieme antefatto e prosecuzione/estensione naturale. Un anno prima degli eventi della serie, il giovane Yuta Okkotsu arriva all’Istituto di arti occulte di Tokyo per diventare stregone e imparare così a dominare l’energia malefica che gli sgorga incontrollata dal corpo. Come il suo omologo seriale Yuji Itadori, anche lui ospita in sé una terribile maledizione, da cui deve cercare di liberarsi per poter canalizzare il proprio potere contro i demoni che infestano la realtà circostante, e contrastare di conseguenza i piani di pulizia etnica dello stregone oscuro Suguru Geto.

Un incipit propriamente autoreferenziale, quello del film, che risponde sin da subito alle esigenze spettatoriali alla base del rapporto fanbase/universo narrativo. E in continuità con l’opera originaria (sia cartacea che seriale) Jujutsu Kaisen 0 prefigura di fatto il protagonista come icona simulacrale di Itadori, e insieme come nucleo significante del racconto. Nell’iconografia, come nel conflitto drammatico, Yuta richiama il suo corrispettivo seriale, ponendosi così nella doppia veste di protagonista/guida spettatoriale. Secondo cioè quella necessaria duplicità semantica che spinge il pubblico di riferimento a ri-orientarsi all’interno di un mondo familiare, per mezzo di quelle stesse referenze emotive che il film esalta a suo centro d’interesse. Un approccio propriamente lucido, che Jujutsu Kaisen 0 declina in termini di autonomia narrativa, proprio a partire dal particolare statuto identitario del suo protagonista. Se la maledizione all’interno di Itadori ha una valenza negativa, quella di Yuta è di segno diverso, quasi opposto. A contaminare il suo corpo (e quindi, la sua identità) non è il “mostro più temibile e potente al mondo” ma lo spirito della defunta fidanzata Rika, che ne conduce il conflitto verso un orizzonte propriamente traumatico. In una parabola che distanzia il film dalla serie, consentendogli di adottare un approccio relativamente intimista, dove il necessario (e atteso) corpo a corpo con il nemico apre così alla via della catarsi. È solo attraverso il conflitto (fisico) che è allora possibile liberarsi dal trauma, e risolvere il proprio conflitto (drammatico).

A questo punto è lecito interrogarsi su un aspetto rilevante: cosa ne è di Jujutsu Kaisen 0 agli occhi dei non consacrati? È possibile per i neofiti connettersi al suo mondo, senza essere stati prima indottrinati alle sue regole? La risposta non può essere dogmatica, ma la si può ricercare tanto negli elementi contenutistici, quanto nella configurazione programmatica del racconto. Dal punto di vista della comprensione narrativa il film è accessibile a chiunque, proprio perché lavora di superficie. Fa di sé un contenitore extra-filmico in cui convergono tutte le figurazioni più convenzionali del nippo-action animato, con cui i vari pubblici familiarizzano da decadi. Tutto in relazione ad una pianificazione produttiva di stampo recente, che persegue il successo canonizzando ciò che un tempo sarebbe stato parallelo. E rispetto alle tre animazioni nipponiche più remunerative del 2021, cioè Belle (film autoriale), Evangelion 3.0+1.0 (ri-adattamento del lungometraggio del ’97) e il 24º Detective Conan (opera collaterale), esso apre ad una quarta possibilità, in cui guardare ai codici del passato diventa la chiave per comprendere lo scenario futuro dell’animazione.

Titolo originale: Gekijō-ban Jujutsu Kaisen 0
Regia: Sung Hoo Park
Voci: Megumi Ogata, Kana Hanazawa, Mikako Komatsu, Koki Uchiyama, Tomokazu Seki, Yuichi Nakamura, Takahiro Sakurai, Mitsuo Iwata, Koichi Yamadera, Kenjiro Tsuda
Distribuzione: Nexo Digital, Dynit, Crunchyroll
Durata: 105′
Origine: Giappone, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
3.33 (3 voti)
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