Kurdbûn – essere curdo, di Fariborz Kamkari

Un importante documento su una pagina di storia recente tragicamente passata inosservata in Occidente.

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Una frase di Bertolt Brecht capeggia su un muro distrutto dai bombardamenti, “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere”Kurdbûn – essere curdo è il documentario del regista Fariborz Kamkari (I fiori di Kirkuk, Pitza e datteri) e ripercorre il drammatico assedio della città curda Cizre da parte del suo stesso governo turco. Partendo dal reportage della giornalista curda Befin Kar e del suo cameraman, Kamkari ci rende partecipi di una pagina di storia recente colpevolmente archiviata nel silenzio delle istituzioni occidentali.

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Nell’estate del 2015, le elezioni in Turchia registrano un punto di svolta fondamentale: per la prima volta dopo tredici anni il partito del governo di Erdogan ha perso la maggioranza assoluta, l’HDP, il partito democratico dei popoli, riesce a superare la soglia del 10% entrando in parlamento. La vittoria del partito curdo porta una ventata di speranza nella popolazione della minoranza, che da più di 100 anni è impossibilitata legalmente a studiare e imparare la propria lingua madre. Tuttavia, con un colpo di stato, il presidente decide di bloccare il processo democratico e ripetere le elezioni, non prima di aver trasformato la città di Cizre in un esempio di ciò che accadrà a chi oserà nuovamente votare nel modo sbagliato. Dopo sessantanove giorni di intensi bombardamenti, sotto il fuoco costante dei cecchini, della città non resta che un ricordo, con centinaia di vittime e più di diecimila casa distrutte. Befin Kar si trovava appena fuori città alla vigilia dell’ultimatum, il suo istinto da reporter e la sua volontà di testimoniare spingono lei e il suo cameraman a dirigersi a Cizre. La loro preziosa presenza permette di documentare interamente la distruzione della città e il genocidio dei suoi cittadini, in un documento che difficilmente sarebbe giunto fino a noi in altri modi. Ancora oggi sia Befin Kar che Baran Yasak sono detenuti incostituzionalmente in Turchia, in attesa di processo per aver trasmesso notizie dell’assedio di Cizre.

Kamkari, attraverso il montaggio del lavoro dei due reporter, riesce ad inserire a sfruttare le sue conoscenze drammaturgiche per amplificare la sensazione della tragedia. Per questo motivo Kurdbûn – essere curdo non inizia cronologicamente ma con un flashforward. Lo spettatore si trova subito in medias res, nel bel mezzo dello scontro, nei drammatici momenti che porteranno al ferimento del cameraman Baran. Attraverso un espediente che può sembrare semplice, ma che è frutto di una sapiente conoscenza del mezzo cinematografico, il regista riesce a creare un arco drammatico all’interno della realtà della ripresa.

La visione della resistenza del popolo curdo in Kurdbûn – essere curdo, usando le parole del regista stesso “riempie il cuore di ogni spettatore di dolore e nello stesso tempo di orgoglio”, il documentario riesce a “denunciare un incredibile crimine contro l’umanità e per ricostruire un pezzo della memoria collettiva di un popolo ancora oggi diviso e perseguitato”.

 

Titolo originale: Kurdbun – to be kurdish
Regia: Fariborz Kamkari
Distribuzione: Officine UBU
Durata: 90′
Origine: Italia, Francia 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
3.5 (2 voti)
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