La programmazione di Fuori Orario dal 26 settembre al 2 ottobre

Su Fuori Orario Andrea Zanzotto, Carmelo Bene. E poi prima tv di Jeannette di Dumont, Il figlio di Saul, Tesnota ed E la nave va. La programmazione di Fuori Orario da stanotte a sabato 2.

Domenica 26 settembre dalle 2.10 alle 6.00

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Luciani Turigliatto

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SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


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presenta

PUISSANCE DE LA PAROLE

visioni, corpi, voci di scrittori e poeti alla deriva tra cinema e TV (11)

a cura Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

RITRATTI: ANDREA ZANZOTTO

(Italia, 1999, b/n, dur., 50’)

Di: Carlo Mazzacurati e Marco Paolini

Con: Andrea Zanzotto, Marco Paolini

Alla fine degli anni ’90 Carlo Mazzacurati gira tre ritratti di altrettanti scrittori accompagnato da Marco Paolini. Questo dedicato ad Andrea Zanzotto (Mario Rigoni Stern e Luigi Meneghello sono i protagonisti degli altri due) poeta che ha lasciato un segno forte e personale nella letteratura italiana del ‘900, si divide in tre segmenti: uno sulla natura, poi la storia e la lingua.

“Io sono più portato al raccogliere, raspar su, mendicare. In questo mi differenzio molto da quella che è l’ideologia avanguardistica: “ne so più degli altri e son qua per indicarvi una strada”. No, io sono più vicino a chi improvvisa, chi fa del bricolage, chi si trova a dover valicare ponti e trovare una maniera tutta sua per superare una faglia.” [Andrea Zanzotto]

IO E… ZANZOTTO E IL QUARTIER DEL PIAVE

(Id., Italia, 1974, col., dur., 21’)

Paolo Brunatto incontra Andrea Zanzotto che sceglie di parlare non di un’opera d’arte nel senso “classico” ma di un paesaggio, il paesaggio in cui è nato, quello del Quartier del Piave. Questo è il nome del pianoro delimitato dal fiume Piave e dai rilievi collinari della Marca Trevigiana, dove sorge Pieve di Soligo, il paese natale del poeta.

E LA NAVE VA

(Italia-Francia, 1983, col., 125’)

Regia: Federico Fellini

Con: Freddie Jones, Barbara Jefford, Peter Cellier, Norma West, Victor Poletti, Philip Locke, Pina Bausch

Nel 1914 il transatlantico Gloria N. porta dall’Italia all’Egeo le ceneri del grande soprano Edmea Tetua per spargerle in mare. Dopo aver compiuto la sua missione la nave, bombardata dagli austro-ungarici, cola a picco con gran parte dei suoi molti e variegati passeggeri. La cronaca di bordo del viaggio è quella dell’inviato speciale Orlando. Apocalisse felliniana popolata dei fantasmi di un mondo giunto alla sua fine, allo scoppio della prima guerra mondiale, i “Cori” sono scritti da Andrea Zanzotto e furono pubblicati da Longanesi insieme alla sceneggiatura del film.

Venerdì 1° ottobre dalle 1.10 alle 6.00

VARIAZIONI SU TEMA

(Puissance de la parole/12)

a cura di Fulvio Baglivi e Roberto Turigliatto

JEANNETTE                               PRIMA VISIONE TV

(Jeanette: L’enfance de Jeanne d’Arc, Francia, 2017, col., dur., 110’, v.o. sott. it.)

Regia: Bruno Dumont

Con: Lise Leplat Prudhomme, Jeanne Voisin, Lucile Gauthier, Victoria Lefevbre

Bruno Dumont racconta l’infanzia di Giovanna d’Arco a partire dal primo atto della pièce Il mistero della carità di Giovanna d’Arco di Charles Péguy, pubblicata nel 1910. L’autore di P’tit Quinquin affronta il mito di Giovanna d’Arco con una messa in scena originale, trasforma il testo di Péguy in un musical contemporaneo, impregnato di ironia quanto attento a lasciar emergere il paesaggio e i corpi degli attori, scelti tra gli abitanti della Loira.

Jeannette è stato presentato alla Quinzaine des réalisateurs ed è nella classifica dei film dell’anno 2017 dei Cahiers du Cinéma al secondo posto, dopo Twin Peacks: The Return. Due anni dopo Dumont ha realizzato il seguito intitola Jeanne e presentato a Cannes nella sezione Un certain regard.

AMLETO (da Shakespeare a Laforgue)

(Italia, 1974, b/n, dur., 63’)

Regia: Carmelo Bene

Con: Carmelo Bene

Il primo Amleto messo in scena anche per la televisione, subito dopo Un Amleto di meno che di fatto chiude la parentesi cinematografica di Carmelo Bene. L’opera di Shakespeare si mescola con i versi di Jules Laforgue, un progetto che accompagnerà Bene per molto tempo e che darà vita a ulteriori variazioni tra cui Hommelette for Hamlet del 1987.

HOMMELETTE FOR HAMLET – Operetta inqualificabile da J. Laforgue

(Italia, 1987, col., dur., 62’05”)

Regia: Carmelo Bene

Con: Carmelo Bene, Ugo Trama, Marina Polla de Luca, Achile Brugnoni, Vladimiro Walman, Stefania De Santis

Hommelette for Hamlet, riletture dell’opera di Shakespeare attraverso le visioni di Jules Laforgue.   L’operetta inqualificabile debutta a Bari nel 1987, al centro della messa in scena, colorizzata elettronicamente, troviamo sempre Hamlet, circondato da angeli barocchi-berniniani ispirato dai surrealisti francesi e dal poeta Jules Laforgue.  Un altro Amleto ennesimo tassello della sua   costruzione maniacale – da vivente – come un estremo satrapo orientale che sur-ride l’occidente (…)  un vero e proprio mausoleo, dell’opera registrata in forma di monumento sepolcrale(…). in cui il teatro incontra il suo doppio ma lo è, in cui non solo il “frame” della scena o della parola si tende fino a rompersi ma è la nostra cornice soggettiva, tutto il resto del mondo, fino a (s)confessarsi come limite e a cadere, a ritrovarsi perduto sulla strada più precisa e indicata(enrico ghezzi)

Sabato 2 ottobre dalle 1.45 alle 6.30

L’ ANGELO DELLA STORIA

a cura di Lorenzo Esposito

IL FIGLIO DI SAUL 

(Saul Fia, Ungheria, 2015, col, dur. 105’)

Regia: László Nemes

Con: Géza Röhrig, Levente Molnár, Urs Rechn, Todd Charmont, Sándor Zsótér, Marcin Czarnik

Presentato in Concorso al Festival di Cannes 2015 dove vince il Gran Premio della Giuria. Seguono la proiezione al Toronto Film Festival e l’Oscar per il Miglior Film Straniero. Infine, sempre come Miglior Film Straniero si aggiudica – primo film ungherese nella storia – il Golden Globe.

László Nemes, ungherese classe 1977, con questo suo primo lungometraggio racconta uno dei più turpi, forse il più turpe, fra i crimini nazisti, ossia la creazione del Sonderkommando, squadra di ebrei addetta a portare altri ebrei direttamente nelle camere a gas, alla pulizia di quel che ne restava, al trasporto delle carcasse nei crematori e pronta, a sua volta, a essere gasata e sostituita ogni quattro mesi. Nemes sceglie l’estate del 1944, quando ad Auschwitz si dovette ‘far fronte’ all’arrivo di 450.000 ebrei ungheresi ammazzandoli il più velocemente possibile. Alcuni membri del Sonderkommando ‘attivo’ in quel momento ebbero il coraggio di scattare delle foto del genocidio e di farle arrivare alla resistenza polacca e, infine, di organizzare una rivolta (l’episodio viene studiato per esempio nel saggio di Georges Didi-Huberman Immagini malgrado tutto e citato da Primo Levi ne I sommersi e i salvati).

Nel 2007 Nemes, a quel tempo assistente alla regia di Béla Tarr, aveva girato un cortometraggio intitolato With a Little Patience. Dalla prima inquadratura fuori fuoco emerge una giovane donna ben vestita che attraversa un bosco ed entra in un ufficio. La macchina da presa la segue frontalmente mentre va a sedersi alla sua scrivania, riempie delle schede, passa un foglio a un superiore. A un certo punto, attratta da alcuni rumori provenienti dall’esterno, si alza e va alla finestra che dà direttamente sul bosco, qui vede un’anziana donna in nero che piange, degli uomini con delle casacche a righe che la vengono a prendere e la riportano nel mezzo di un gruppo di persone che si spogliano fra le betulle (alcuni sono già nudi), circondati da SS con i cani al guinzaglio che guardano la scena in silenzio. Anche la ragazza, la giovane impiegata del lager, non proferisce parola. Poi chiude la finestra e si allontana. Fine. Il corto è girato con un unico piano sequenza.

Il figlio di Saul riparte da qui. Non solo da questa normale quotidianità dell’orrore, ma proprio da quella inquadratura. La prima immagine è di nuovo una sfocatura del bosco di betulle, ma stavolta, dopo la messa a fuoco, appare Saul Aslander, un membro del Sonderkommando, intento a fare quello che fa tutti i giorni, portare a morire un convoglio di nuovi arrivati. Da qui, togliendoci il fiato, si diramano una lunga serie di piani sequenza che ne seguono le operazioni attorno ai morti, l’incredibile evento di un ragazzo sopravvissuto alla camera a gas (subito strangolato dal medico di turno), l’ossessione di Saul di seppellirlo secondo il rituale kaddish, i rischi enormi che corre, la sua partecipazione agli scatti delle famose fotografie e alla rivolta finale.

TESNOTA                                                                            

(Russia, 2017, col., dur., 118′, v.o. sott. it.)

Regia: Kantemir Balagov

Con: Atrem Cipin, Olga Dragunova, Veniamin Kac, Darya Zhovnar, Nazir Zhukov

Presentato al 70esimo Festival di Cannes nella sezione Un certain regard e vincitore del Premio Fipresci.

1998. Caucaso settentrionale, ai confini con la Cecenia. La prima guerra cecena si è appena conclusa e la seconda sta per cominciare. Nella Repubblica autonoma di Kabardino-Balkaria i giovani crescono tra conflitti etnici e religiosi. È in questo clima che una coppia di fidanzati ebrei viene rapita con un’elevatissima richiesta di riscatto. Le famiglie cercano aiuto, ma questo mette a nudo i conflitti che attraversano la comunità. Ilana, la sorella del rapito, è la più colpita dalle tensioni, il cui assedio si incrocia con un momento di fondamentale passaggio della giovinezza. La ragazza, in un paesaggio visceralmente cupo, lotta contro tutto e tutti. Sorprendente film d’esordio di un allievo di Aleksandr Sokurov.

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