L’amore non si sa, di Marcello Di Noto

L’esordio di Marcello Di Noto è un crime più rosa che rosso che si perde in ambasce di scrittura non ottimizzando la buona performance del cast. Presentato nella sezione Le Preaperture di #RomaFF15

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Marcello Di Noto s’ascrive volentieri alla nuova fortunata corrente “di genere” del cinema italiano e col suo esordio L’amore non si sa porta alla Festa del Cinema di Roma un’opera rispettosa di questi nuovi canoni e desiderosa allo stesso tempo di allargarli con un surplus di personalità registica. Il primo lungometraggio del regista siciliano è un atipico pastiche che mischia sulla sua tavolozza diegetica i colori più riconoscibili del genere: il rosso del pulp, il giallo dell’investigazione, il nero del dramma senza speranza e il rosa dell’amor fou. Nell’ora e mezza della sua durata L’amore non si sa rinuncia agli eccessi manieristici dei suoi colleghi scegliendo piuttosto di raccontare con calma e perfino compunzione – il sesso è spesso accennato ma senza le facili scappatoie del close-up voyeuristico – l’inusitata alleanza tra malavita e polizia per la cattura de “il killer del cellulare“, un individuo misterioso che a prima vista uccide chi vede guidare auto parlando contemporaneamente allo smartphone. In realtà questa traccia narrativa, dichiarata in apertura un po’ enfaticamente dal protagonista Denis (Antonio Folletto) in voice-off, è solo il pretesto per mettere in scena la storia delle persone che gravitano senza colpa ma con dolo attorno a questa strano giustiziere della strada. Di Noto infatti ischeletrisce una sceneggiatura veramente basica lasciando che siano i personaggi a dare pulsione muscolare alla vicenda. Così sono i rapporti tra di essi ed il contesto sottilmente malato del sottobosco criminale in cui agiscono ad occupare maggiormente e con più convinzione lo spazio diegetico. “È quando non succede niente che succede tutto” – esplica ad un certo punto la lucida Nina, a dimostrazione di questa volontà centrifuga. Questo parziale disinteresse verso gli obblighi narrativi poteva esser cavalcato con più libertà creativa ed invece le poche svolte di trama vengono eseguite cercando di attirarsi senza particolare guizzi le simpatie dello spettatore avvezzo a questi codici.

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La suddivisione in capitoli con i nomi dei protagonisti a mo’ di titolazione, ad esempio, è un espediente di puro mestiere che non aggiunge nulla alla storia. Così come la narrazione in prima persona che non ci mostra nessun altro lato della personalità dell’indolente Denis che non sia già apparsa su schermo. L’amore non si sa resta quindi prigioniero di un’incertezza strutturale che abbracciando ed allo stesso tempo rifuggendo diverse tipologie di cinema sfugge a qualunque proficuo dialogo tra le parti. La debolezza della scrittura si palesa in conformismi visivi che annacquano l’ottima resa generale: la figaggine di Denis e i suoi ghigni perfettamente obliqui o la casa del pacchiano boss con l’immancabile tigre di porcellana sono scappatoie che non rendono giustizia ad una regia per il resto ricercata e con buone intuizioni. In particolare l’occhio sensibile di Di Noto riesce a rendere con pochi accorgimenti grafici l’intero retroterra delle due giovani donne protagoniste – aiutato in questo caso dalle acute interpretazioni di Diane Fleri e di Silvia D’Amico – a cui basta davvero qualche costume e un taglio di capelli per rendere in maniera approfondita il carattere. L’amore non si sa rinuncia quasi del tutto all’ironia, salvo che nei brevi siparietti di gruppo, ed opta per l’accidentata strada della malinconia senza speranza. Quella che inizialmente sembra essere una vicenda incentrata sui flirt di un musicista di paese farfallone che passa le sue giornate a discutere di come ottenere più visualizzazioni nei pacchiani video musicali fatti diventa ben presto una progressiva presa di coscienza dell’impossibilità di questa leggerezza esistenziale, soprattutto in un ambiente che nonostante le spericolate performance al CRAC (Circolo Ricreativo Amici dei Criminali) non esita ad eliminare gli spioni e anche i loro innocenti amici. Tra i rutilanti ritmi del fortunato incontro Puglia-Campania s’insinua infatti una certa tendenza alla tristezza sottolineata a più riprese dai riff in distorsione depressive. Una specie di Nemesi del fallimento attende l’impenitente Denis e la sua tardiva voglia di misurarsi con la collusione criminale dei suoi amici e familiari. “Schizzi di sangue“, il pezzo neomelodico del suo compagno di band che lucra sulla tragedia per accaparrarsi i click dei malpensanti e dei benpensanti, s’appresta all’ultima riflessione metonimica: può il genere trasmettere del sentimento attraverso l’auto-tune, ossia il campionamento elettronico delle forme, e la violenza dei testi? L’amore non si sa  crede di sì.

 

Regia: Marcello Di Noto
Interpreti: Antonio Folletto, Silvia D’Amico, Diane Fleri, Gianni D’Addario, Simone Borrelli, Vincenzo De Michele, Azzurra Martino, Astrid Meloni
Distribuzione: Ideacinema
Durata: 92′
Origine: Italia, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.5 (4 voti)
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