Marygoround, di Daria Woszek

Un racconto esagerato e grottesco sul risveglio sessuale che cerca di far capire come non sia mai troppo tardi per lasciarsi andare. Dal festival Oltre lo specchio, in streaming

Mary ha cinquant’anni, è ancora vergine e insieme alle sue statuette deve affrontare le prime vampate di calore portate dalla menopausa. Alla 2a edizione di Oltre Lo Specchio c’è anche Daria Woszek e il suo coloratissimo Marygoround che racconta con grottesco umorismo il tema del risveglio sessuale affermando che non è mai troppo tardi per lasciarsi andare. Per capire quanti anni ha una sequoia bisogna tagliare il tronco e contare gli anelli. Se la sequoia avesse un collo non ce ne sarebbe bisogno, scrive Nora Ephron in I feel bad about my neck, un saggio sull’invecchiare e sulle difficoltà a nascondere le piccole grinze che appaiono sul collo non più giovane e incapace di mentire, al contrario del viso.

Sotto la chioma rossa di Mary, viso e collo sono pieni dei segni di cui parla Ephron, ma è forse arrivato il momento di una rinascita, della agognata seconda giovinezza. Inizia proprio così il film di Woszek, tra una visita ginecologica e il recupero da un cestino della statua di un’omonima vergine Maria. Da qui parte un enorme cambiamento di vita per la protagonista; poco aiutata dai cerotti ormonali prescritti dal medico e letteralmente invasa in casa dalla nipote disinibita. Mary è una falena che viene consumata dalla stessa cosa che ama, da quel calore che continuamente ricerca, ma che sembra inafferrabile in un mondo che ormai sembra non prestarle più attenzione. Pian piano inizierà a sentirsi più disinibita e a sperimentare; cercando, anche con l’aiuto di un Jeremy Irons giovanissimo in tv, di riconoscere il suo corpo e provare, lontana dalla paura e dal giudizio altrui, a conquistare il suo principe azzurro gestore del supermercato in cui lavora che sembra tutto fuorché un principe.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Woszek lavora esagerando la messa in scena e i caratteri. Tutto è smodatamente barocco e colorato, tutto è costruito ed esplicito. Ciò serve alla regista per cercare di far uscire dal racconto un mondo che viene innalzato nonostante la sua quotidianità, irrobustito e reso inafferrabile nonostante la sua normalità; basta solo smettere di sognare Irons e tornare con i piedi per terra. Chi non ha mai toccato terra, non potrà mai andare in paradiso, dice la protagonista; andate in giro fino a quando potete col bikini, consiglia Nora Ephron. Iniziamo a scoperchiare i tabù, smettiamola di vivere nel timore e di costruire porte inaccessibili. Arriva un momento dove bisogna destarsi dai propri sogni e semplicemente “scopare” come suggeriva Nicole Kidman sul finale di Eyes Wide Shut.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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