Mission: Impossible 2, di John Woo

Per il secondo capitolo della saga, Tom Cruise sale al timone produttivo e contatta John Woo per semplificare la trama e sviluppare più scene d’azione rispetto alla versione di De Palma. Il risultato è un film muscolare che ha la sua solida base d’impianto sul triangolo formato da Ethan Hunt (Tom Cruise), il villain Sean Ambrose (Dougray Scott) e l’ex fidanzata ladra Nyah (Thandie Newton).

Facilitato dalle prestazioni atletiche di Cruise, spesso senza controfigura, Woo può sbizzarrirsi in tutto il suo repertorio spettacolare che ha nel fuoco l’elemento predominante. Il rosso, l’arancione e il verde sono i colori della fotografia di Jeffrey Kimball che mescolano atmosfere infernali con momenti più passionali. Il sottofondo metallaro (non solo I disappear dei Metallica ma anche l’hard rock delle variazioni sul tema principale dei Limp Bizkit) non fa che aumentare i gradi della temperatura emotiva sin dall’adrenalinico incipit: prima il terribile incidente aereo, poi il momento free climbing sulle montagne rocciose dello Utah (Cruise si fa aiutare dal coach scalatore Ron Kauk), infine la parentesi spagnola (Siviglia, in realtà le scene sono girate tra Los Angeles e Sydney) in cui tra flamenco e processioni religiose nasce al rallentatore il ping-pong di sguardi innamorati tra Ethan e Nyah.

John Woo dichiara di essersi ispirato in parte a West Side Story, in parte a Notorious e Caccia al ladro. In realtà Thandie Newton più che su Ingrid Bergman o Grace Kelly sembra disegnata sulla Audrey Hepburn di Come rubare un milione di dollari e vivere felici di William Wyler, mentre Tom Cruise è un perfetto Cary Grant da Intrigo internazionale. Robert Towne (Chinatown, The Parallax View, Mission: Impossible) scrive la spy story arricchendola del mito della Chimera (il virus) combattuto dall’eroe Bellerofonte (Ethan Hunt); la sua scrittura regala uno peso specifico ai diversi personaggi che vivono il tormento di sentimenti spesso ambivalenti.

Anche se la trama ha delle somiglianze con 007-Goldeneye si avverte subito un malessere che arriva da Michael Mann che porta i protagonisti a meditare sulle proprie zone oscure. Quando Tom Cruise all’interno della Biocyte deve abbandonare suo malgrado l’infetta Thandie Newton e le dice: “Tu cerca di restare viva, non ho alcuna intenzione di perderti…”, viene in mente un analogo dialogo tra Daniel Day-Lewis e Madeleine Stowe ne L’ultimo dei Mohicani. Il Mission: Impossible di De Palma viene citato sia nell’incrocio di sguardi voyeuristici all’ippodromo, sia quando Ethan Hunt si cala dall’alto per penetrare dentro gli uffici della Biocyte Farmaceuticals.

C’è sempre e comunque il marchio di fabbrica di John Woo: colombe, piccioni, scene al rallentatore per creare uno stato di trance simile al sogno, identità e visi scambiati (Face/Off), macchine di lusso che danzano sull’orlo del burrone, coltelli che si fermano ad un millimetro dalla cornea, inseguimenti in moto che sembrano sfide tra cowboys a cavallo (Cruise sta in equilibrio sulla moto-puledro come in un western), combattimenti corpo a corpo con mosse alla Bruce Lee, duelli che si concludono con un volo a mezz’aria che il regista cinese dichiara di avere ripreso da Ivanhoe (1952) di Richard Thorpe. Da ricordare i pochi ma incisivi minuti di Anthony Hopkins nel ruolo del comandante Swanbeck e la presenza “tarantiniana” (con annesso cerotto sulla nuca come in Pulp Fiction) di Ving Rhames cui sono affidate le battute più irriverenti del film.

Con questo voluminoso background cinefilo Mission: Impossible 2 non è solo tra i migliori episodi della saga ma anche tra le prove più riuscite del periodo americano di John Woo. La perfetta commistione tra storia d’amore e intreccio spionistico della prima parte e i conseguenti sviluppi dell’azione della seconda, regalano al film quella coerenza interna che fa felicemente coabitare la ricchezza visuale e la libertà immaginativa.

 

Titolo originale: id.

Regia: John Woo

Interpreti: Tom Cruise, Thandie Newton, Ving Rhames, Anthony Hopkins, Dougray Scott, Brendan Gleeson

Durata: 123′

Origine: Usa 2000

Genere: spionaggio