Morrison, di Federico Zampaglione

Quasi uno sghembo sogno lucido, Morrison dimostra le insicurezze di Zampaglione nel maneggiare un genere diverso dall’horror. Un film rigido e prevedibile che si risveglia troppo tardi dal suo torpore

Tra il coraggioso e l’incosciente, Federico Zampaglione, con Morrison, si allontana dalle atmosfere horror di Shadow e di Tulpa per puntare su un racconto di formazione agrodolce che, pur tratto da una fonte che dovrebbe saper maneggiare alla perfezione (il romanzo Dove tutto è a metà, scritto insieme a Giacomo Gensini), dimostra tutte le rigidità del regista nel momento in cui esce dal suo consolidato immaginario.

Insicuro sul passo da usare per costruire la narrazione, Zampaglione si fa infatti aiutare da ciò che ha visto o che già conosce, disinteressandosi, tuttavia, di quanto tali modelli possano funzionare a contatto con il film. Il confronto generazionale tra il giovane musicista Lodo ed il cantautore in declino Libero, entrambi impegnati a trovare il loro posto nell’ambiguo mondo della musica pare quindi il centro di uno spin-off di Skam, o di una dramedy di formazione dalle atmosfere anglosassoni. Ma quelli di Zampaglione sono salvagente, utili per non farsi soverchiare dal racconto, ma che il regista non assimila mai davvero. Zampaglione si accontenta quindi di personaggi evidentemente irreali, retti dal carisma di risulta dei loro modelli di partenza, quasi degli archetipi che non parlano o agiscono sulla scena in maniera credibile e che non sono quindi in grado di sviluppare empatia con lo spettatore. I dubbi della regia si ripercuotono prevedibilmente anche sull’intreccio. Zampaglione pare obbligato a seguire una linea narrativa di cui lui per primo non pare davvero convinto e che non sa padroneggiare davvero, quasi incastrato in svolte prevedibili e troppo insicuro per giocare davvero con il racconto. Il risultato è un intreccio dal ritmo altalenante, che procede per rapidi quadri dal passo schizofrenico, a volte rallentati da dettagliate parentesi esplicative, in altri casi velocizzati grazie a semplicistiche risoluzioni.

Animata da personaggi che sono quasi apparizioni fantasmatiche e retta forse più dall’emotività del suo autore che dalla coerenza intrinseca, la narrazione di Morrison pare un maldestro ed involontario sogno lucido dello stesso Zampaglione, attraverso cui il regista ha cercato la quadra tra la genuinità degli inizi della sua carriera e l’esperienza della maturità. In questo senso l’ultimo atto della pellicola, più onirico, visionario, vicino ad atmosfere thriller, risulta essere non solo il perfetto epilogo dell’inconsapevole percorso analitico del regista ma anche il momento che, pur nella sua insistita prevedibilità, risulta essere il più convincente del film.

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È un po’ come se Zampaglione si fosse liberato e avesse deciso di raccontare una storia convenzionale in modo personale, scegliendo un approccio in cui crede davvero. A venti minuti dalla fine la regia trova la sua sicurezza e consegna al pubblico il film come sarebbe dovuto essere fin dall’inizio, attraverso un epilogo che ribalta le convenzioni narrative e che vede lo stesso Zampaglione prendere una posizione evidente, per quanto, forse semplicistica e non priva di ambiguità, in merito al contesto musicale contemporaneo. Ma si tratta di un rapido flash di consapevolezza, talmente subitaneo da risultare quasi un altro suo errore di gestione del racconto.

Mai davvero centrato come il racconto di formazione che vorrebbe essere, Morrison risulta forse convincente solo come quella seduta di autoanalisi di Zampaglione che tuttavia non ha mai voluto essere. Al di là di questo, il film è però sopratutto un evidente memento per il suo regista, che forse deve fidarsi più del suo istinto e meno della rigidità di certi immaginari, per raccontare le sue storie.

 

Regia: Federico Zampaglione
Interpreti: Lorenzo Zurzolo, Carlotta Antonelli, Giglia Marra, Giovanni Calcagno


Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 98′
Origine:
Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.38 (8 voti)
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