PerSo 2020 – Se ho vinto, se ho perso, di Gianluca Rossi

Presentato in anteprima europea al PerSo Film Festival è un documentario dedicato al gruppo punk dei Kina, girato in un elegante bianco e nero, sporcato a tratti da immagini di repertorio a colori

Presentato in anteprima europea al PerSo Film Festival di Perugia nella categoria “PerSo Award”, Se ho vinto, se ho perso è un documentario dedicato al gruppo punk dei Kina, girato integralmente in un elegante bianco e nero, sporcato a tratti da qualche immagine di repertorio a colori. Il film si è aggiudicato recentemente il premio “miglior documentario internazionale” alla 4° edizione del Los Angeles Punk Film Festival.

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Il titolo trae spunto dall’album più noto dei Kina (nati nel 1982 formati da Alberto Ventrella alla voce e chitarra, Gianpiero Capra al basso e Sergio Milani alla batteria), uscito nell’ 89. Lo stesso nome è stato dato al tour simbolo della loro reuniun partito nel 2019 per sponsorizzare il documentario e per far rivivere la band, a più di vent’anni dallo scioglimento.

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Gianluca Rossi, classe 1973 e aostano come il gruppo, già regista di Ho ammazzato Berlusconi, co-diretto insieme a Daniele Giometto nel 2008, a proposito di Se ho vinto, se ho perso ha dichiarato di aver voluto cercare “la chiave per non ridurre il film a un semplice documentario musicale, che poi sarebbe stato il più grande tradimento possibile nei loro confronti: perché ciò che rende i Kina davvero interessanti – forse unici – nel panorama underground europeo, è proprio l’impossibilità di separare la musica dalla vita”.

La storia della “best italian punk band from Aosta” (così viene ancora definita all’estero) non è infatti una storia esattamente come le altre. Nati in una città lontana dagli echi di Milano e Torino, sviluppano un sound nuovo, che risente meno delle influenze e più della voglia di sperimentazione. Dopo le prime apparizioni italiane i Kina si ritrovano in poco tempo ad essere famosi più famosi Berlino che nel loro stesso paese. Ed il documentario si sofferma più volte proprio su questi tour per certi versi di fortuna, dove senza navigatore satellitare, il trio di giovani percorreva anche più di 1000 km su un furgoncino per poi cercare di trovare il luogo del concerto facendo caso “o a dove si dirigevano i tipi con la cresta, o a dove c’erano pattuglie di polizia”.

La narrazione è un alternarsi di passato e presente, di gioventù e mezz’età, dove c’è spazio per la nostalgia ma anche per la consapevolezza di un’esperienza dalla quale, come dice il titolo stesso, si cerca sempre di fare un bilancio su quello che si guadagna e quello che inevitabilmente si perde. Attraverso un montaggio che risulta fluido seppur incastri al suo interno differenti tematiche e modalità di narrazione, nei suoi 78 minuti Se ho vinto, se ho perso riesce a non lasciarsi indietro niente e a regalare allo spettatore, anche a colui che non sa nulla della scena punk italiana, un racconto che cinematograficamente funziona, eccome. I Kina sono grandi ormai e fanno tutt’altro nella vita: Alberto lavora con i bambini, Sergio si occupa di tutela ambientale in Val d’Aosta, Gianpiero è un fisioterapista e vive in Svizzera. Ma l’anima hardcore che li ha segnati continua a tenerli ancora per mano.

Se ho vinto, se ho perso è visibile in streaming a questo link 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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