PiFan – Dalla Corea il Puchon International Fantastic Film Festival 2003


di Paolo Bertolin


 


 


Una manifestazione che nell'area asiatica sta rapidamente acquisendo la leadership nel settore del cinema fantastico, grazie sia all'inarrestabile ascesa del cinema, come della cultura pop coreani in Asia Orientale e Sud-orientale, sia al mirato tentativo dell'industria locale di rendere Puchon nuova capitale della produzione nazionale. In particolare, Puchon si propone come sede della (ri)nascita dell'animazione coreana, per decenni misera esecutrice al soldo delle produzioni hollywoodiane e giapponesi, ora lanciatissima sul mercato internazionale dopo il successo di My Beautiful Girl, Mari. Un riscatto annunciato in pompa magna dal film d'apertura del festival, Wonderful Days di Kim Moon-saeng, dispendiosa sperimentazione di una nuova tecnica definita "multimation", che combina 3D per i fondali e 2D per i personaggi al servizio di una favola ecologica futurista. Purtroppo, l'energia impegnata nell'efficienza tecnica del prodotto pare aver tagliato il respiro all'immaginazione di un film dallo sviluppo narrativo troppo risaputo e dai personaggi troppo convenzionali per conquistare appieno.


La prorompente vitalità del cinema coreano è stata comunque confermata dal travolgente Save the Green Planet!, che ha razziato i riconoscimenti del festival: miglior film, miglior attore (Baek Yoon-shik) e premio del pubblico. Un plebiscito meritatissimo, quello tributato all'opera prima di Jang Jun-hwan, recentemente premiata pure a Mosca per la miglior regia, un film che merita un'attenzione critica che va oltre le gabbie spesso neglette del cinema fantastico. Save the Green Planet!, infatti, mescola e concatena con incurante nonchalance generi disparatissimi e in stridente contrasto, collocandosi in una posizione a sé nella recente produzione mondiale. Svariando impudicamente da commedia demenziale a fantasy di serie B, da mélo sociale e detective story, tra citazioni cinefile e tocchi di irriverente follia, Save the Green Planet! Si disvela in fine come sentito e profondo apologo sulla natura umana, capace di far comprendere la sofferenza dietro un protagonista (impagabile Shin Ha-kyun), folle apicoltore che crede negli alieni, parso in prima istanza solo come spassosa vignetta.


La giuria presieduta da Alain Corneau, al festival anche per presentare il suo ultimo Stupeur et Tremblements, adattamento corretto del sorprendente romanzo di Amélie Nothomb, nobilitato dalla formidabile performance di Sylvie Testud (già folgorante Captive per Chantal Akerman), ha per il resto concentrato i suoi riconoscimenti su pellicole che rispondevano rigidamente ai dettami del fantastico, trascurando alcuni titoli di rilievo. Il premio speciale della giuria allo spagnolo Nos Miran di Norberto Lopez distingue le atmosfere sospese e l'eccelsa interpretazione di Carmelo Gomez, in un thriller diseguale che scivola a tratti nella prevedibilità di genere, raccontando le indagini su persone scomparse, tra vivi e morti, di un ispettore turbato dal fantasma di una sorella scomparsa,. Troppa grazia i premi alla regia e alla miglior attrice riservati a Robot Stories del coreano-americano Greg Pak, quattro episodi in spirito asimoviano che, attraverso la presenza di robot, riflettono su temi squisitamente umani quali amore, sesso, parentela, morte, con una messa in scena che ricorda la serie anni '80 di Twilight Zone. Meglio erano il mix esplosivo di commedia e horror shakerato dall'hongkonghese Sam Leong nel suo pazzo Stewardess; la commedia taiwanese Better Than Sex di Su Chao-ping, esempio esaltante della debordante creatività della cultura pop estremo orientale e il bel film del rumeno Cristian Mungiu, Occident, ritratto dolce-amaro e toccante della Romania del 2000, vecchia conoscenza dei festivalieri che, dopo la prima alla Quinzaine di Cannes 2002, è divenuto in patria un successo clamoroso, carico di speranza per il giovane cinema locale.