Premonitions, di Afonso Poyart

Thriller soprannaturale che vira su delicatissimi temi etici trattati con inaccettabili semplificazioni. Un film di una povertà filosofica e di una pochezza cinematografica veramente sconcertanti

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Conforto o premonizione? Il primo è il titolo originale (Solace), il secondo è lo strategico titolo europeo (Premonitions), ma cambiando gli addendi (dall’esistenzialismo al genere, e ritorno…) non cambia di molto il risultato. Incredibilmente mediocre. Il film del giovane cineasta brasiliano Afonso Poyart (qui al suo esordio hollywoodiano) mette al servizio di un cast di tutto rispetto un’impalcatura da thriller soprannaturale abbastanza classico: un serial killer da scoprire che “predice” puntualmente gli eventi (insolitamente incolore Colin Farrel), un sensitivo fascinoso e solitario che “vede” anch’esso il futuro (Antony Hopkins timbra il cartellino con consumato mestiere) opponendosi a un passato che ci verrà pian piano svelato inseguendo un integerrimo poliziotto (Jeffrey Dean Morgan) e una ferita e angelica detective (Abbie Cornish). Insomma il meccanismo di “genere” si innesca con discreto ritmo e con echi che spaziano dal Fincher di Seven (del resto la sceneggiatura era nata per esserne il sequel), alla serialità televisiva contemporanea (Numb3rs o True Detective, l’immaginario di riferimento è un ibrido che ingloba molte suggestioni). E sin qui ci si barcamena a fatica.

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Poi però, improvvisamente, si vira verso una superficialissima riflessione sullo scontro ideologico innescato dal dibattito etico sull’eutanasia che sciocca più per la grossolanità di tocco che per i temi delicati tirati in ballo. Non c’è mai la minima consapevoleza o il giusto “dolore”, non si avverte mai l’intenzione di restituire la complessità insita in tematiche mastodontiche come il contagio dall’HIV o la morte assistita, trattati come frettolose funzioni narrative intercambiabili. Decisioni prese arbitrariamene dall'”angelo della morte” Farrell e combattute dal “buon padre” Hopkins sullo sfondo di una marcatissima simbologia religiosa che dovrebbe fornire i sottotesti di riferimento per lo spettatore. Insomma: peccare di una visione semplicistica sui fenomeni è dir poco… aggiungiamoci anche una regia che proprio non riesce mai a tirar fuori un barlume di cinema dal pastrocchio kitsch che esplode puntualmente con le visioni di Hopkins (che dice di avere una “versione deluxe della nostra intuizione”, bontà sua) ed ecco che ci si trova davanti un film di una povertà filosofica e di una pochezza cinematografica veramente sconcertante. Conforto o premonizione?

Titolo originale: Solace

Regia: Afonso Poyart

Interpreti: Anthony Hopkins, Colin Farrell, Jeffrey Dean Morgan, Abbie Cornish, Matt Gerald

Distribuzione: Aler Entertainment

Durata: 101′

Origine: Usa 2015

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