“Prometheus”, di Ridley Scott


Palestra visiva e postmoderna di una epifania (la genesi del mostro) costantemente rimandata, che costringe lo spettatore ad assistere a un processo dove ogni traccia e ogni immagine anziché esaurire il legame con i film precedenti, pare volersene liberare per costruire nuovi mondi e nuovi spazi visivi

Il mistero sulle origini dell’alieno creato dalla mente geniale e malata di H. Giger e cinematograficamente immortalato dai due capolavori firmati da Ridley Scott (Alien, 1979) e James Cameron (Aliens – Scontro finale, 1986) era da tempo tema prediletto non soltanto degli appassionati della tetralogia (ai primi due capitoli vanno infatti aggiunti Alien 3 di David Fincher e Alien La clonazione di Jean-Pierre Jeunet), ma della Fox stessa che nel decennio appena concluso, per dare nuova linfa alla serie, aveva già sottoscritto i discutibili progetti degli Alien vs. Predator. L’attesa che ha contraddistinto questo Prometheus era enorme e in larga misura acuita dalla presenza dietro la macchina da presa proprio di Ridley Scott, ovvero di colui che a tutti gli effetti è stato il demiurgo dell’Alien, nonché confezionatore di una miscela tra horror e fantascienza forse mai più replicata con la stessa grandezza espressiva.  Più che alla serie di Alien Prometheus è però legato a un altro film di Ridley Scott, ovvero quel Robin Hood, di cui è una specie di film gemello dal punto di vista concettuale e con il quale condivide l’ambizioso tentativo di distanziarsi dal modello per creare un nuovo esempio di “pre-storia” o “pre-leggenda”.

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Del resto che Prometheus sia un film sulla nascita, o meglio ancora su una "nuova nascita" è evidente sin dall’inizio dove per la prima volta nella serie vediamo un’ambientazione terrestre. Qui un essere antropomorfo (a metà strada tra l’umanoide e il kouros greco) subisce una mutazione dopo aver ingoiato un liquido. Quasi una dichiarazione programmatica attorno a una trasformazione che lo stesso Scott e i suoi sceneggiatori applicheranno  per l’intero film al corpus seriale di Alien, cambiando prospettive e criteri rappresentativi. “Chi ci ha creati? Da dove veniamo? Perché vogliono ucciderci?” sono questi gli interrogativi che ossessionano la Dott.ssa Elizabeth Shaw (Noomi Rapace), un’archeologa a capo di una spedizione finanziata dalla compagnia Weyland e diretta verso uno sconosciuto pianeta ai confini della Galassia. Scopo della spedizione è entrare in contatto con organismi extraterrestri che si presume abbiamo comunicato in passato con le antiche civiltà dell’uomo. Tra i membri della spedizione figurano anche il capitano Holloway (Charlize Theron) e il robot David (Michael Fassebender). Siamo nell'anno 2093: trent'anni dopo il vascello Nostromo entrerà in contatto con un veicolo extraterrestre scoprendo una terribile specie aliena.
 

Se il film del 1979 lavorava sulla nettezza di uno script spietato per asciuttezza e semplicità, Prometheus cambia registro accumulando indizi, chiavi di lettura, riferimenti filosofici e mitologici, al punto da trovare punti in comune più con certe opere fantascientifiche di stampo umanistico (per non scomodare 2001 Odissea nello spazio al quale comunque Scott non può fare a meno di guardare, emergono legami con il sottovalutato Mission to Mars di De Palma, con Sunshine di Danny Boyle e andando a ritroso con gli anni con lo stesso Blade Runner  – del quale quest’ultimo film recupera non soltanto la componente edipica (i droidi che desiderano assistere alla morte del padre/creatore) ma anche certe soluzioni iconografiche (il cyborg interpretato da Fassbender è il doppione del Roy Beatty di Rugter Hauer, al punto da riportare anche qui il cinema di Scott alla poetica staticità del primo piano). L’elemento più interessante consiste nel coraggio con cui Scott annienta la mostruosa creatura di Giger negandocene la visione e relegandola a un fuori campo che è forse il vero centro del film. Scott arriva persino a negare al suo alieno la famigerata germinazione nel corpo umano, spingendo la sua eroina protagonista nella scena – ormai già diventata cult – del parto cesario a estrapolare l'intruso dal proprio corpo in perfetta analogia con l'estrapolazione del mostro applicata a tutta l'operazione Prometheus. Operazione che dunque si configura come palestra visiva e postmoderna di una epifania (la genesi del mostro) costantemente rimandata, accompagnando lo spettatore ad assistere a un processo dove ogni traccia e ogni immagine anziché esaurire il legame con i film precedenti, pare volersene liberare per costruire nuovi mondi e nuovi spazi visivi su cui aprire la saga. In tal senso il film – che non ha convinto molti estimatori di Alien – davvero rilancia in modo perentorio la bulimia cinematografica di un autore che continua a moltiplicare la valenza drammaturgica delle immagini e a filmare la luce come pochi altri nel panorama cinematografico contemporaneo.

 

Titolo originale: id.
Regia: Ridley Scott

Intepreti: Noomi Rapace, Charlize Theron, Micheal Fassbender, Guy Pearce, Idris Elba, Patrick Wilson
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 124'
Origine: USA, 2012

 

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7 commenti

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    Ok ma…buchi clamorosi di sceneggiatura? Sviluppo e caratterizzazione incomprensibile dei personaggi??(su tutti David il robot…perche si comporta cosí????).lo squilibrio narrativo tra le troppe (e troppo grandi) domande poste nella prima parte e le poche e risibili risposte date nel finale? Notato niente di tutto ció???? Sicuramente molto piú importante scott che "annienta" la sua creatura…ma per favore

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    capolavoro scottiano al pari degli ulltimi due suoi film. fenomenologia del prequel. tracciabilità (3D) del mito. paternità non pervenuta: hollywood.

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    Ma secondo voi perchè l'essere antropomorfo ingerisce di sua scelta quel liquido che lo distruggerà nelle acque gelide? Siamo noi umani che ci stiamo auto distruggendo di cui questo film vuole rappresentare la genesi?

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    c'è una colpa di fondo che non riesco a capire: la colpa è il riferimento ad Alien. E' colpa della produzione che voleva mantenere un riferimento a scopi promozionali o è colpa di Scott?
    Alien non c'entra a niente ed era meglio se non c'entrava per niente dall'inizio alla fine. I minimi richiami a Alien sembrano appiccicati alla bene e meglio..
    comunque d'accordissimo con L folini, e la trama è un'accozzaglia di film visti e rivisti. Se non ci fosse il nome di Scott e quello degli attori coinvolti sarebbe un banalissimo film di fantascienza come tanti altri già fatti. Già visti.

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    l’alieno creato dalla mente geniale e malata di H. Giger ??? a me sembra pari pari Woody Harrelson!!

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    zenith: guarda che l'articolo parla delle origini dell'alieno, mentre suppongo tu ti riferisca all'"ingegnere"iniziale

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    @Lisa: ingerisce il liquido per generare gli esseri umani

    @lfolini: David si comporta così perché riceve la telefonata del vecchio che glielo ordina. Deve testare il liquido per vedere l'effetto che fa. Il finale lo trovo perfetto così com'è: la conoscenza di sé non è che un lungo, infinito viaggio

    Il suo essere così legato alle strutture narrative della serialità televisiva rende Prometheus un film assolutamente emblematico del cinema contemporaneo, che non può più creare mondi ma solo rievocare un immaginario preesistente