Prospettive del cinema nostrano. I corti di Filmmaker 2022

Corpo, parola e casa. Tre elementi imprescindibili della nostra vita raccontati attraverso tre opere prime. Il nostro percorso all’interno dei corti del Filmmaker Festival 2022 di Milano

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Il segno più chiaro e distinguibile della nostra essenza nel variegato mondo che ci circonda è sicuramente quella combinazione tra la matericità del corpo e l’impalpabilità della voce, i quali condividono uno spazio circoscritto d’azione. Ma qual è il luogo in cui questa convergenza rispecchia meglio la nostra identità? In parole povere, in quale spazio fisico riconosciamo meglio la nostra identità?

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I corti per i quali abbiamo deciso di strutturare un percorso all’interno di Filmmaker 2022, raccontano questa necessità, rivendicandone la riuscita o denunciandone l’impossibilità. I giovanissimi registi, tutti studenti di cinema, indagano su questi aspetti insistendo proprio su quelle coordinate fisiche e vocali di cui si parlava in precedenza.

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Il corto d’esordio di Emma Onesti, Tatiana, riflette proprio sulla dimensione corporea in ambito artistico e del legame tra artista ed opera per la creazione di una propria identità. La giovane regista riprende l’artista russa Tatiana Bodatch all’interno del proprio studio, seguendo le fasi di realizzazione di una grande statua di marmo che le è stata recentemente commissionata. La grande scultura a cui lavora si discosta notevolmente dalla classica produzione della Bodatch i cui soggetti prediletti sono, generalmente, statue in plexiglass, piccole e fragili, rappresentanti figure nude completamente esposte. Durante il processo di creazione nello studio polveroso dove Tatiana trascorre le sue giornate, osserviamo il continuo rapporto di tensione tra corpo umano e scolpito. Su quest’ultimo l’artista trasferisce tutte le proprie insicurezze e il suo costante impulso alla libertà. E la macchina da presa della Onesti cattura questa tensione vitale continua, sovrapponendo anche diversi disegni della sua protagonista, guidandoci all’interno di un viaggio di creazione e separazione.

La separazione è uno dei temi cardine anche di Lettera da Borgo Nuovo, cortometraggio di Matteo Di Fiore, commuovente ritratto del quartiere di nascita del regista, all’estrema periferia palermitana che arriva fino ai piedi dei monti della Conca d’Oro. La voce dello stesso Di Fiore guida lo spettatore alla scoperta della storia di un quartiere isolato, le cui prospettive di crescita sono pressoché impossibili. Alla macro storia di Borgo Nuovo si intreccia l’altrettanto commuovente storia personale di Di Fiore e il suo profondo rapporto con la madre. I due vivono da sempre nel quartiere e mentre la madre si sente a tutti gli effetti a casa a Borgo Nuovo, il regista, fin da piccolo, nutre la sensazione di non appartenergli veramente. Lettera da Borgo Nuovo ci racconta prima di tutto il dramma di sentirsi estranei in casa propria, ma non solo. La volontà di separarsi dalla propria casa produce nei pensieri e nelle parole di Di Fiore un senso di colpa e inadeguatezza nei confronti della madre, specchio della sua identità più profonda.

L’ultima tappa del nostro percorso ritorna sul concetto di identità, veicolato da una parte dalle parole accuratamente selezionate della poesia e dall’altro dalle immagini di un luogo, o meglio, una città. Le parole sono quelle del poeta Milo de Angelis, le vie catturate dalla macchina da presa di quattro giovani registi (Samuele Fassina, Cosimo Iannunzio, Giulia Oglialoro e Hedda Paljak) sono quelle di Milano. Forse sarebbe più corretto dire, una tra le tante Milano che vengono descritte, una grande metropoli autunnale vista dai finestrini dei Tram e del filobus 92, che circumnaviga il centro città e collega la periferia nord al sud, dalla Bovisasca al carcere di Opera. L’oceano intorno a Milano, conversazioni con Milo De Angelis ha il grande pregio di mescolare la musica e l’icasticità delle parole di de Angelis con il racconto per immagini di una Milano complessa, enigmatica, eppure estremamente affascinate: “L’antitesi della città eterna”, come sottolinea De Angelis. Alla voce non corrisponde un volto, la vera protagonista delle parole è Milano, con le sue strade, le sue contraddizioni, il suo fascino discrerto.

 

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