Scusate il ritardo. Edoardo Leo sdogana Black Mirror

Il nostro cinema si è accorto tardi dell’invasione di internet e dei social network. La prova è arrivata l’anno scorso quando il campione di box office e critica Perfetti Sconosciuti è stato unanimemente definito come un film di forte attualità solo perché i tradimenti venivano scoperti attraverso le varie chat Facebook e WhatsApp invece che dalle tradizionali scene del fatto nella camera da letto del partner. Era il 2016 ed anche noi ci adeguavamo alla rivoluzione della digitalizzazione. Peccato però che, seppur in tutt’altra chiave, c’era chi non poco lontano già nel 2011 si inventava una serie come Black Mirror in grado di sconvolgere il panorama televisivo internazionale. Il produttore Charlie Brooke diede vita ad una distopica visione di come la tecnologia stia plasmando il nostro presente e futuro in puntate antologiche che per la loro forza espressiva divennero subito cult in tutto il mondo. L’acquisizione del format da parte di Netflix quest’anno non ha fatto altro che allargare il bacino d’utenza della serie che è passata da fenomeno esclusivamente dell’elite del web ad uno dei prodotti commerciali più discussi del momento. Soprattutto la prima puntata di questa nuova terza stagione ha attirato su di se parecchia attenzione da parte degli spettatori per l’estremizzazione dell’uso dei social. caduta-libera

In Caduta Libera viene messo in scena un futuro prossimo in cui un’applicazione è in grado di valutare, su una scala da una a cinque stelline, il grado di popolarità di una persona. Questo indice diventa indispensabile per soddisfare anche i bisogni più elementari, quali le cure mediche e la prenotazione di un viaggio, o per tentare un avanzamento di carriera. Sorvolando sulla qualità tecnica della puntata girata da Joe Wright quello che ha colpito gli spettatori è stato che la prospettiva che veniva proposta non sembrava poi del tutto assurda.

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Come non è sembrata una storia fantascientifica quella raccontata da Edoardo Leo nel suo nuovo film Che vuoi che sia in cui i due protagonisti si ritrovano a sfidare il popolo del web per poi vagliare l’idea di girare un video hard in cambio di 200.000 euro. Leo con una commedia è riuscito ad inserirsi all’interno di un filone che da anni sta attirando sempre di più proprio i consumatori di internet (ovvero la maggior parte della popolazione). Si è già arrivati al punto in cui, non solo si deve inserire la tecnologia nel racconto della narrativa cinematografica, ma bisogna anche vagliarne gli effetti collaterali. Finalmente, a questo secondo step, anche il cinema italiano si è aggiornato nel suo dar voce alla modernità dello stato delle cose che sembrava ancora restia ad essere mostrata sul grande schermo. Questa problematica la mette in luce anche lo stesso film quando il protagonista interpretato da Leo sottolinea (più e più volte) che in America la campagna crowfinding per finanziare la sua app avrebbe sicuramente riscosso successo. Oltre ad estremizzare uno stereotipo che nella commedia fa sempre ridere, cioè quello della contrapposizione tra il paesano italiano e la globalizzazione d’oltreoceano, non manca anche una sottesa critica alla lentezza in cui da noi vengono recepiti i nuovi imput dall’esterno. Per fare solo l’esempio della produzione cinematografica, l’Italia è celebre per la dicitura Funding Unsuccessful sulle campagne di finanziamento di piccoli progetti che tranne in alcuni casi (Vittima degli eventi, aiutato da YouTube, e The Show Mas Go On, arrivato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia) rimangono ferme al punto di partenza.

Questo ha ritardatnoi-e-la-giuliao il processo di svecchiamento della nostra commedia (e del nostro cinema) di cui Edoardo Leo si è fatto bandiera, sia negli intenti, sia nei fatti, già dal precedente Noi e la Giulia in cui inneggiava alla nuova vita che dovevano ricostruirsi dei quarantenni falliti.

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Eppure proprio il personaggio di Che vuoi che sia si ritrova ad essere già vecchio rispetto ai ventenni che curano la sua immagine, ed è già fuori dalle logiche che controllano le nuove aziende. Allora dov’è il compromesso? Quando si riesce a rimanere in linea con il pubblico e quando si è già indietro? Per questa volta Leo si è trovato perfettamente a cavalcare l’onda dello tsnunami Black Mirror e a riuscire nel suo intento di crearne una sua versione light e made in Italy. Che sia stato per caso, fortuna o intuizione, ma alla fine siano arrivati anche noi.

Un commento

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    Ridicolo, Leonardo Leo non ha cavalcato proprio niente, l’idea che elabora è vecchissima ed introdotta per la prima volta nemmeno da black mirror, Kevin Smith ci ha fatto un film tempo fa (“zack and miri make a porno”) e tutti lo hanno solo criticato bannando il film dai cinema…