Sentieriselvaggi21st: Le cose vecchie diventano nuove…

L’EDITORIALE DEL N.0 DELLA NUOVA RIVISTA CARTACEA Sentieriselvaggi21st

 

Per una curiosa coincidenza la scrittura di questo editoriale, coincide con la visione, quasi invisibile, alla Mostra di Venezia 75, del documentario di Ron Mann, Carmine Street Guitar. Mi sarebbe piaciuto non “parlare di cinema” in questo articolo, ci sto provando da anni in effetti, come una forma di auto-liberazione impossibile…, tuttavia questo piccolo grande film sembra raccontarci, così come la foto in questa pagine, quasi in maniera ottusamente didascalica, una parte del “senso” di questa rivista.  “La musica…” – dice a un certo punto il chitarrista Marc Ribot – “…tutti conoscono come si fanno i dischi, i concerti, ma quasi nessuno sa come si costruiscono gli strumenti”. E gli strumenti di cui parla il film sono le magnifiche chitarre costruite a mano da Rick Kelly, questo straordinario artigiano che sta tenendo in vita, con una vera opera di “resistenza analogica”, lo strumento musicale come materia viva, corpo sensibile nella mani di altri corpi sensibili…

Che sta succedendo? Sono arrivato ad Internet nel lontano 1995, troppo “solo” all’epoca per poter fare una rivista online (accadrà dal 1998 e poi dal 2000 quotidianamente), ho trasformato il Corso di Critica Cinematografica, passo alla volta, da un luogo per imparare a “Scrivere su Internet” a un vero e proprio corso di “Critica Digitale”, ho smaterializzato (quasi) tutti i miei film, lanciato una collana di e-book, insomma sono stato per lunghi anni non un “fanatico” (detesto i fanatismi) ma, con umiltà, un “cultore” della materia digitale, di Internet e delle nuove forme di comunicazione “orizzontale”… e oggi cosa faccio? Un editoriale per una nuova (Vecchia? Nuovissima?) rivista cartacea. Sto forse abiurando?

La questione è complessa, e tutto l’ultimo insopportabile (come sempre, quando ci parla “troppo” di noi…) film di Olivier Assayas, Double Vies (o Non-Fiction?), nella sua sfrontata doppiezza, già nel titolo,  sembra raccontarci proprio questo drammatico bivio epocale nel quale siamo giunti.

Analogici o Digitali? Facciamo una resistenza attiva (o passiva) alla smaterializzazione degli oggetti e delle nostre vite, come il combattivo Rick Kelly, o ci lasciamo catturare fino in fondo da “ciò che vuole la tecnologia”, abbracciando l’idea di un mondo dove ogni relazione passi attraverso la cifra del bit?

Sembrano due mondi lontanissimi, separati, che non si parlano. Ecco, SentieriSelvaggi21st vuole proprio cercare di sconfinare, in un viaggio continuo di andata e ritorno, questo contemporaneo “Muro di Berlino”, cercando di far dialogare il corpo con le infinite possibilità del digitale, di allargamento della conoscenza, dei rapporti e delle relazioni verso un modo più giusto e vivibile per tutti, riuscendo contemporaneamente a raccontare le storie analogiche di “corpi che costruiscono altri corpi”, di oggetti e memorie della nostalgia che rivivono nelle nuove generazioni che hanno come bisogno di riscoprire il “piacere dell’oggetto” e della materia.

Siamo un meraviglioso paradosso, come del resto lo è il Cinema, oggi, oltre 120 anni dopo la sua comparsa.

Dentro un mondo streaming che si connette con il mondo vintage, SentieriSelvaggi21st proverà a rileggere il presente con gli strumenti del passato, il passato con quelli del futuro, il futuro con quelli del presente. Oppure mescoleremo tutto in un fantastico caos della visione.

Ri-partire dalla fisicità atomica dell’oggetto culturale, dal piacere del tatto nell’epoca del touch-screen, riscoprire il piacere del testo e della lettura finalmente fuori dagli schermi che, oggi, governano la nostra vita quotidiana.

Essere analogici e digitali, scegliere il proprio spazio-tempo e sfruttare al massimo le possibilità delle connessioni di oggi. Leggere con tutto il tempo necessario ma, se proprio non ce la fate a staccarvi dal dispositivo, connettervi alle nostre aperture digitali nella Rete….

Insomma, proviamo a ripartire da ciò che siamo, ovvero da quello che, come esseri umani, ci piace fare. Ecco di cosa è fatta questa rivista, delle nostre pratiche quotidiane, delle nostre letture, visioni, ascolti, viaggi, e tutte le altre esperienze di vita.

Alla fine, anche questa Tag Cloud, vede il film (e lo schermo, il cinema) al centro del nostro mondo. Ma solo “attraverso” l’Essere Umano. Che è quello che vorremmo riscoprire, nelle sue clamorose mutazioni di questo XXI Secolo.

Sempre con il nostro, speriamo inconfondibile, Different Point of View.

Buone letture e, sosteneteci!

 

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