Soul, di Pete Docter e Kemp Powers

Forse la nostra esistenza dipende sempre da una scintilla. Da lì si vede se scatta qualcosa in noi oppure tutto resta tale e quale. In Soul è una specie di ossessione. Può far cambiare il verso alle nostre vite, lasciarci nel grigio anonimato, darci l’illusione di aver coronato i sogni di tutta una vita e poi invece tutto ricomincia da zero. Come se nulla fosse accaduto. Ci sono due momenti fondamentali che rivelano da una parte come i sogni muoiono all’alba e, al tempo stesso, come nei rapporti con gli altri non dobbiamo seguire sempre lo stesso comportamento ma cambiarlo ogni volta. Il primo è all’esterno del locale newyorkese “The Half Note” che probabilmente è un omaggio al celebre jazz club Village Vanguard. C’è stato un concerto mitico dove il pubblico è andato in estasi. Joe è lì fuori. Ha appena salutato la madre e si trova accanto alla star Dorothea Williams. Cosa succede dopo una serata come questa? Lei gli racconta la storia del pesce, dell’acqua e dell’oceano. Domani è un altro giorno e si ricomincia con le prove e con una nuova esibizione. Il secondo è nella scena in cui Joe va a farsi sistemare i capelli dopo un incidente con il rasoio causato dalla sua anima, un gatto. Con il barbiere parla sempre di jazz. Pensa che a lui, essendo appassionato, faccia sempre piacere. Quel giorno però cambia qualcosa. Lui gli racconta che avrebbe voluto fare il veterinario ma poi per questioni familiari ha dovuto ripiegare su quel lavoro. E da quel momento tra loro due parte una nuova storia. Come può capitare a noi (e ci dovrebbe capitare) con persone che conosciamo anche da anni e che facciamo sempre la stessa strada che non cambia mai perché è più sicura.

Joe Gardner insegna musica in una scuola media. Una mattina riceve la notizia dalla preside che è stato assunto a tempo indeterminato. Ma lui non sembra soddisfatto. Il suo sogno è quello di esibirsi in un locale jazz. Finalmente arriva l”occasione dopo che ha fatto colpo sul quartetto di Dorothea Williams. Danza felice per le strada, è distratto, rischia che qualcosa possa cadergli in testa dall’alto o di essere investito. Poi il vuoto. Un tombino nero. E si ritrova in un aldilà dove il suo corpo viene separato dalla sua anima. E lì si trova a interagire con 22, che ha una vaga visione della vita e che non ha nessuna intenzione di tornare sulla Terra. Le anime finiscono nel corpo sbagliato: quella di 22 in quella di Joe e quella del protagonista in un gatto.

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Il titolo è già rivelatore. Soul è un film di anime. Quelle dei grandi musicisti jazz con i loro ritratti, come per esempio, Miles Davis e Duke Ellington appeso sulle pareti e di Max Roach e Thelonoius Monk nei vinili di Joe. Ma ci sono anche le anime della storia e della letteratura: Lincoln, Giulietta di Shakespeare, Maria Antonietta, Madre Teresa di Calcutta, Muhammad Alì e Copernico. Appaiono sempre con un fascio improvviso di luce. È proprio quella scintilla a illuminarli. O a creare quel magico isolamento nello spazio con Joe al piano su uno sfondo blu.

Soul è un film pieno di scintille. Sottolineano momenti folgoranti anche quando il film sembra anche sul punto di perdersi. Lo stesso magnifico smarrimento caratterizza spesso il cinema di Pete Docter (che in Soul ha codiretto il film con Kemp Powers). Poi a un certo punto vola più in alto che può. E ci porta via con sé. Il volo verso la terra delle due anime per mano ha lo stesso devastante impatto emotivo di quello della casa in cielo di Up. Poi ci sono quei flashback dell’avventura di Joe, quasi insostenibili. Si, ancora una scintilla. La vita può essere rivissuta per frammenti. Possono essere brevissimi. Ma possono passare nella nostra mente tutte le volte che vogliamo. Perché ci stiamo bene. Perché ci fanno stare bene. Si mescolano la Gioia e la Tristezza di Inside Out. Ma c’è anche quell’anticamera tra la vita e la morte dove Van Cleeve ha raccontato al diavolo la propria vita in Il cielo può attendere di Lubitsch. Ma soprattutto Scala al Paradiso con le visioni che possono essere i sogni del cinema. Soul potrebbe essere anche parte di una versione cartoon del capolavoro di Powell e Pressburger.

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Forse non è un caso che tre degli ultimi quattro film della Pixar sono sulla morte ma soprattutto sule ‘seconde possibilità’. Dalla colorata terra dell’aldilà di Coco all’incantesimo di Onward – Oltre la magia fino alla forchetta di Toy Story 4. Soul è appena un gradino sotto Coco. Ma è un altro bellissimo viaggio musicale. C’è nostalgia ma anche euforia. E le musiche di Trent Reznor e Atticus Ross alimentano quell’ipnosi da cui si vorrebbe essere più spesso riposseduti. Del resto, basta solo la scintilla giusta.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.33 (3 voti)

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