SPECIALE – "IL TEMPO DELLE MELE" – Dreams are my reality

La mia storia con Sophie Marceau non è durata tanto. Lo sentivo, mentre ballavamo, che lei guardava i ragazzi più grandi. E io avevo solo un mese più di lei. Poi ero anche imbranato, a ballare. Anzi, lo sono ancora. Fatto sta che per pomiciare andavamo al cinema, e io al cinema mi sono sempre sentito al sicuro.

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La mia storia con Sophie Marceau non è durata tanto. Lo sentivo, mentre ballavamo, che lei guardava i ragazzi più grandi. E io avevo solo un mese più di lei. Poi ero anche imbranato, a ballare. Anzi, lo sono ancora. Fatto sta che per pomiciare andavamo al cinema, e io al cinema mi sono sempre sentito al sicuro. Capirai, dove altro potevi avere un po' di oscurità, di giorno, a quindici anni? Cavolo, avrei voluto distruggerli, i braccioli di quelle poltrone… Sento ancora il gusto di lucidalabbra, e il profumo dello shampoo ogni volta che si voltava verso di me. Mi ricordo che per colpa del sapore della sua bocca mi persi il pezzo in cui John Belushi chiedeva perdono in ginocchio, mentre invece del perché a Darth Vader gli rodesse così tanto non me n'era mai fregato molto.

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Insomma, Sophie era terribile. Cambiava idea in continuazione, voleva sempre stare insieme agli altri, poi all'improvviso mi prendeva da una parte e mi baciava ad occhi aperti. Facevo fatica a starle dietro. Pensavo solo al prossimo film, alla prossima volta in cui durante l'intervallo le avrei comprato quei popcorn di cartone, tirando fuori il portafogli come i grandi. Sognavo di vivere con lei come in Laguna blu. Poi mi ricordavo di non saper nuotare.

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Finché, un giorno, l'abbiamo fatto. I suoi erano partiti. La casa odorava di fumo di sigaretta, ma la sua cameretta era morbida, accogliente. Il poster di Gene Anthony Ray, attaccato con le puntine proprio sopra la testata del letto, mi incuteva timore, con quei suoi fottutissimi bicipiti. Povero Gene. Spero tanto, ovunque ti trovi, che tu possa ballare ancora alla grande. Ricordo benissimo il sangue alla testa, la sensazione di non sapere più di preciso dove fossero le membra del corpo e quale miracolo riuscisse a tenerle assieme.


Da quel giorno non fu più la stessa cosa. Avrei voluto tenerla sempre stretta a me, tipo Superman mentre vola con Lois Lane. Non volevo dividerla con nessuno. Ogni normalissimo, stronzissimo sguardo che faceva a chiunque altro mi uccideva. Ogni molecola del suo odore che si spargeva liberamente nell'aria era una fitta nello stomaco.


Ricominciò la scuola, eravamo in sezioni diverse. Lo vedevo, come mi guardavano i suoi compagni di classe. Lo vedevo, come lei se ne stava andando da me. Quando delicatamente mi fece capire, pensai che una parte di me stesse morendo. Non avrei potuto più sfiorarla, guardarla, parlarle: non in quel modo. Non saremmo più andati al cinema insieme.


Ieri, venticinque anni dopo, l'ho rivista. Ero sull'autobus, fermo al semaforo. Lei camminava sul marciapiede accanto, a mezzo metro da me. Ho bussato sul vetro.


 


SPECIALE "IL TEMPO DELLE MELE" – Nostalgia canaglia

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    Un commento

    • raga lookkate qst film it's fantastic sl se vi piacciono i film strappalacrime)<br />