Spie come noi, di John Landis

Un film a tratti dinamitardo e sovversivo ma ingolfato di camei e citazioni dove il ritmo diventa altalenante. Tra i film meno riusciti del regista. Oggi, ore 17.45, Premium Comedy

C’è la locandina di Il Dottor Zivago durante una sparatoria. Le forme del cinema d’avventura saltano così in aria. Il film diretto da David Lean viene contaminato da una struggente e disperata storia d’amore. In Spie come noi invece si riduce in tanti pezzi in mezzo alla spy-story e alla commedia demenziale qui portata al grado zero. Si, resta la montagna al’inizio degna di 007 o un thriller spionistico tipico degli anni ’60. Oppure il deserto, richiamo a quel cinema esotico degli anni ’30. Qui però il film di Landis cerca soprattutto di arrivare al cuore della sua struttura fatta da gags, non-sense, battute fulminanti.

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L’occasione gliela offre una nuova e inedita accoppiata. Da una parte Dan Aykroyd, che ha scritto anche la sceneggiatura assieme a Lowell Ganz e Babaloo Mandel e collabora per la seconda volta a uno script di un film di Landis dopo The Blues Brothers. Dall’altra avviene il primo incontro tra il regista e Chevy Chase, reduce dallo straordinario successo due anni prima di National Lampoon’s Vacation. L’impressione però è che in questo caso appaia in maniera evidente il fantasma di Belushi. Dopo la sua morte, non c’era stato bisogno di trovare un suo ipotetico sostituto che poteva affiancare Aykroyd, per esempio, in Una poltrona per due perché quel film si giocava proprio sugli opposti. Qui, invece, serviva proprio un partner diverso e complementare in cui Aykroyd è all’inizio sempre più la spalla che il motore dell’azione ma in realtà è lui il vero burattinaio.

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Al centro di Spie come noi ci sono due impiegati della CIA. Uno è Austin Millbarge (Dan Aykroyd), un brillante analista le cui capacità non vengono riconosciute dai suoi superiori e lavora da solo in uno scantinato. L’altro è Emmett Fitz-Hume (Chevy Chase), un fannullone che non ha voglia di fare nulla e cerca sempre di sfangarla. Si incontrano in occasione del test di ammissione per il servizio diplomatico e vengono spediti dai loro superiori in una folle missione – tra Pakistan, Afghanistan e Tagikistan – per mandare all’aria i piani del controspionaggio sovietico. Alla fine si prenderanno gioco di tutti.

Spie come noi, anche oggi, appare uno dei film meno riusciti di Landis. Cerca di arrivare all’essenza e anche alla purezza della comicità con le apparizioni di Joel Coen assieme a Sam Raimi (“Il drive-in è chiuso”), di Bob Hope che smaschera direttamente l’omaggio ai suoi film, assieme a Frank Oz (l’esaminatore al test d’ammissione), Costa-Gavras (l’agente russo), Terry Gilliam (il dottor Imhaus), l’ideatore degli effetti speciali Ray Harryhausen (il dott. Marston), Martin Brest (addetto alla sicurezza del drive-in) e Michael Apted, B.B. King e Larry Cohen (gli agenti Ace Tomato). Uno dei problemi poteva essere la presenza di Chevy Chase con il cinema di Landis. Ma poi il successivo e riuscitissimo I tre amigos dell’anno successivo dimostrerà invece che la comicità dell’attore e il cinema del regista possono coesistere benissimo. Landis cerca di riproporre la formula di un suo grandioso film realizzato lo stesso anno, Tutto in una notte. Ma a differenza di quello, i camei, le citazioni ingolfano il film e il ritmo diventa altalenante. I momenti più riusciti sono quelli in Afghanistan dove i due protagonisti si fingono medici e l’esplosione del satellite di MTV. In molti altri invece lo sguardo di Landis metteil pilota automatico come in tutta la parte dell’addestramento e nel finale beffa. Certo, è un cinema a tratti dinamitardo e sovversivo. Cerca di partire più volte, si ferma e ricomincia da capo. Ciò avviene, per esempio, nella scena della fuga in ambulanza con l’inseguimento con i cavalli. È il segnale di un divertimento che procede a intermittenza e coinvolge molto poco. Cosa rarissima nel cinema di Landis. Prima e dopo.

 

Titolo originale: Spies Like Us
Regia: John Landis
Interpreti: Dan Aykroyd, Chevy Chase, Steve Forrest, Donna Dixon, Bruce Davison
Durata: 102′
Origine: USA, 1985
Genere: commedia

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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2 commenti

  • Avatar

    È un film introvabile.
    Lo cerco da anni e ho anche messo un advisor con google (per questo sono arrivato qui).
    No su Netflix, ne Amazon video, né cb01, e in tv replicano solo ghost e dirty dancing.
    Questo non si vede dagli anni 80