"The Bourne Legacy", di Tony Gilroy

The Bourne Legacy è un azzardo narrativo che finora era stato osato raramente ma è anche una proposta difficile da ricevere. L'estremo tentativo di tenere in piedi un franchise decapitato del suo protagonista è impossibile perchè manca di una premessa fondamentale: non ha un eroe. Tony Gilroy è stato costretto a privarsi del contributo di Paul Greengrass e di Matt Damon e a mettere in piedi lo stesso una storia su Jason Bourne: è come fare un film di 007 senza 007. Il copione ha affrontato la loro defezione in un modo insolito: non ha approntato la loro sostituzione ma è andato avanti cercando di limitare la loro assenza. La saga prosegue senza che nessuno senta il bisogno di rompere con la continuity narrativa precedente, come se volesse ignorare le variazioni: chi ne fa le spese è soprattutto Jeremy Renner, che si ritrova nella parte del comprimario di un protagonista che non c'è. L'evoluzione del suo personaggio è accessoria e scorre in parallelo a quella dell'ingombrante ombra di Jason Bourne: l'agente segreto continua ad agire nel film anche se non c'è più. Edward Norton viene continuamente aggiornato sulle sue imprese e sui suoi spostamenti e questa estensione del fuori campo non chiude mai la porta ad un suo possibile ritorno.

Jeremy Renner è un tappabuchi e la sua formazione non sottointende mai alla nascita di un nuovo modello narrativo: è il titolo stesso di quello che dovrebbe essere il suo film a togliergli il carisma di una storia indipendente e a presentarlo come una conseguenza e un retaggio di Jason Bourne. La produzione ha consegnato l'autonomia del progetto a Tony Gilroy e la nuova responsabilità ha evidenziato i suoi limiti invece di esaltare le sue virtù: il film non ha nessuno da mettere in primo piano e ripara a questa mancanza con un esasperato gioco di scrittura. La sua regia non ha la mano di quella di Paul Greengrass e l'inseguimento finale tra le strade di Manila mette a nudo le carenze della sua messa in scena: la lunga sequenza sembra incollata in un'altra struttura narrativa e Jeremy Renner ha uno stentato momento di gloria contro un nemico rimediato all'ultimo momento. Se non altro, le corse sui tetti della città e la corsa in moto sulle strade danno un'ulteriore conferma di come l'influenza della serie sulla forma del genere sia ormai tale da essere diventata una maniera che può essere imitata e codificata.

The Bourne Legacy
intacca uno dei punti fermi della trilogia: il precedente regista e Matt Damon si affermano come gli unici insostituibili mentre Tony Gilroy cade proprio quando aveva la chance di prendersi tutto sulle spalle. Il suo script perde fascino non appena tenta di abbandonare ogni legame con il contesto lettarario di Robert Ludlum. Lo sceneggiatore non riesce a creare da capo un nuovo mondo di situazioni e di conflitti e la poca profondità dei suoi nuovi personaggi da la misura del suo fallimento davanti ad un compito ingrato. Se la prima trilogia aveva radicalmente cambiato le abitudini del genere e aveva trascinato addirittura James Bond sulla strada del rinnovamento, la sua eredità non è all'altezza della situazione e lascia pochissime tracce: Jeremy Renner è un attore che meriterebbe una possibilità migliore di un incerto spin-off.

Titolo originale: id.
Regia: Tony Gilroy
Interpreti: Jeremy Renner, Edward Norton, Rachel Weisz, Joan Allen, Albert Finney, David Strathairn, Scott Glenn, Oscar Isaac, Donna Murphy, Stacy Keach, Paddy Considine, Zeljko Ivanek, Dennis Boutsikaris
Origine: Usa 2012
Distribuzione: Universal Pictures
Durata:
135'