The Plane, di Jean-François Richet

Un solido Butler-Movie in cui però l’eroismo del protagonista si avvicina sempre più all’affascinante concretezza della working class. E Richet mostra i denti in due momenti action straordinari

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C’è una sequenza, brevissima, in The Plane, che non soltanto sintetizza il film ma racconta bene l’evoluzione che da tempo sta interessando Gerard Butler, il suo corpo attoriale ed il suo rapporto con l’immaginario action.

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Un aereo di linea ha effettuato un atterraggio d’emergenza in una zona delle Filippine scossa da una guerra civile. Il pilota, Brodie Torrace (Butler) sarà costretto a intraprendere un’assurda missione di salvataggio quando un commando di ribelli sequestrerà i suoi passeggeri. L’uomo troverà un alleato in Louise Gaspare (Mike Colter), un membro delle forze speciali accusato di omicidio e che si trovava su quel volo per un trasferimento detentivo. Nel raccogliere informazioni per organizzare il salvataggio la compagnia di volo incappa in un vecchio video ripreso con un cellulare in cui Torrace colpisce al volto un passeggero che stava importunando la hostess. Sarà l’unico gesto di forza che compirà il personaggio in tutto il film, emblematicamente imprigionato in una ripresa spuria.

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Perché Brodie non sa sparare, tantomeno sa uccidere.

Davvero questo abile pilota pare un nuovo tassello dell’affascinante discorso sull’eroismo in cui è impegnato da un paio di film Gerard Butler, che dopo il massimalismo di Attacco al potere pare inseguire un’idea di action hero, più grounded, umana, quasi da working class. Ci ha già provato con Greenland, in cui è un comune ingegnere impegnato a mettere in salvo la sua famiglia dall’ennesima apocalisse. Ma il film di Ric Roman-Waugh, per quanto affascinante, si era rivelato un progetto irrisolto. Perché riflettere in modo così centrato sull’attorialità del suo protagonista è un lavoro a quattro mani. Serve un attore pronto a mettersi in gioco ma anche un regista, una scrittura, capaci di costruire attorno a lui un immaginario che potenzi i suoi discorsi.

E allora davvero l’idea di Butler non può che trovare terreno fertile nello sguardo di Jean-Francois Richet, che già con il precedente Blood Father aveva dimostrato di saper giocare con i generi, ma soprattutto con gli attori e le attese dello spettatore. Quello a cui, in altra forma, punta Butler, in realtà lui lo ha già fatto con Mel Gibson, dopotutto.

Così Richet si limita a lavorare su una struttura essenziale che è poi quella dell’action anni ’90 ma riesce a valorizzare un’unica, centrale intuizione. Perché basta un minimo cambio di focus, basta far diventare Gerard Butler l’uomo che il marine Mike Colter dovrà salvare per costruire un testo essenziale per comprendere le mutazioni dell’action hero dell’attore. Perché per The Plane quel tipo di eroismo, con tutti i suoi tratti peculiari, diventa quasi un fatto psicoanalitico. Lo fa percepire dall’esterno al pilota Brodie, lo frammenta tra il marine ed i membri della squadra inviata al suo salvataggio, lo rende il centro nevralgico di un film che gioca continuamente con le sue linee, tra il buddy movie ed il racconto di formazione in cui il soldato insegna all’uomo comune a cavarsela da solo.

Certo è evidente che Gerard Butler è disposto a mettere in discussione il suo personaggio, ma non il suo ruolo produttivo. The Plane è ancora un Butler-movie tutto retto dal peso specifico del suo protagonista, eppure Richet sa giocare comunque le sue carte con intelligenza. Tiene i giri spesso al minimo ma quando può dà vita a straordinarie fiammate, come nel lungo scontro a fuoco finale.

Nella maggior parte dei casi, però, lavora sui dettagli, tra le pieghe. E così The Plane si popola di momenti inediti per il tipo di action a cui fa riferimento: non tanto la disperata scazzottata in piano sequenza à la John Wick in cui però si percepisce il fiato corto, il peso di ogni colpo assestato dal protagonista, quanto certi primissimi piani, certe espressioni spaventate che il pilota lancia al marine, oppure lo stupore che lo illumina quando trova la sua prima pistola e scopre la vera identità del prigioniero, quasi si trovasse di fronte ad un vertiginoso rispecchiamento con le sue identità passate.

Lavora tra le immagini, Richet, ma gli va senz’altro dato atto di prendere davvero il controllo del film, di mostrare davvero i denti forse negli unici momenti necessari: nelle folli sequenze dell’atterraggio d’emergenza e del decollo finale, in cui il personaggio di Butler pare una eco degli uomini amplificati dai jet del Top Gun di Scott. Eccola, l’abilità, l’intelligenza dell’uomo al lavoro, eccolo, allora, l’eroismo della working class.

Titolo originale: Plane
Regia: Jean-Francoise Richet
Interpreti: Gerard Butler, Mike Colter, Daniella Pineda, Tony Goldwyn, Lilly Krug, Remi Adeleke, Yoson An
Distribuzione: Lucky Red e Universal Pictures Italia
Durata: 107′
Origine:  UK, USA, 2023

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
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