Tralalà, di Jean-Marie e Arnaud Larrieu

Presentato al 74° Festival di Cannes, passato in programmazione a Seeyousound VII di Torino, Tralalà è un divertente e bizzarro musical con protagonista Mathieu Amalric

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Per Jean-Marie Larrieu e Arnaud Larrieu il ritorno a casa è un passaggio fondamentale nella carriera di ogni regista, o almeno della loro, per questo motivo decidono di tornare nella loro città natale per ambientare il bizzarro musical con protagonista Mathieu Amalric. In Tralalà la città di Lourdes rivela la sua doppia natura, spirituale e materiale, religiosa e turistica, e diventa il palcoscenico di una storia di redenzione all’insegna di un mantra tutt’altro che scontato: non siate voi stessi.

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Tralalà è un clochard parigino che si arrabatta giorno per giorno con la sua chitarra e uno vecchio amplificatore, la sua vita è destinata ad un cambiamento dopo l’incontro con una misteriosa giovane vestita di blu. Una madonna contemporanea, ma anche una cenerentola, che perde un accendino su cui è stampata la rivelazione di Lourdes. Interpretando questo come un messaggio, Tralalà si reca nella città alla ricerca della ragazza, ma qui è vittima di una serie di scambi di persona, per cui i parenti e gli amici di un certo Pat Reviere lo scambiano per il redivivo uomo. Speranzoso di poter finalmente svoltare dalla sua vita di povertà, il senzatetto decide di smettere di essere se stesso per diventare Pat.

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I fratelli Larrieu mettono insieme una formidabile squadra di artisti, sia davanti alla macchina da presa, sia a comporre le musiche. Dominique A, Jeanne Cherhal, Etienne Daho, Philippe Katerine sono solo alcuni dei compositori che lavorano alle canzoni del musical. Mathieu Amalric interpreta un messia scalcinato, divertente ma anche romantico, un sognatore che con la forza della musica riesce a cambiare le persone. Bertrand Belin riesce, in più occasioni, a rubare i riflettori al protagonista. Unico nel comparto attoriale ad essere anche cantante e musicista, i registi gli affidano alcuni dei passaggi musicali più interessanti, permettendogli di mettersi in mostra con la sua bravura alla chitarra.

“Non essere mai te stesso” è un messaggio particolare, un interessante ribaltamento di un tema che ha da sempre interessato la narrativa occidentale. Tutti noi indossiamo una maschera, siamo divisi tra chi siamo e ciò che appariamo. Il film invita a non rifiutare questo concetto, anzi ad abbracciare la maschera e viverla pienamente, un vero e proprio “elogio alla menzogna”, o meglio ancora un “elogio all’attore”.

Se è vero che sarà una visione salvifica ad attirare Tralalà nella città di Lourdes, li è lui a diventare fonte di salvezza e cambiamento per gli abitanti. La sua storia può essere vista come una lettura della figura di Cristo. Un impostore a cui è attribuito un genitore non suo, che si presta al gioco e, nonostante sia un’impostura ad avviare il motore del cambiamento, riesce a migliorare la vita delle persone con cui entra in contatto. In questo senso molte situazioni del film possono essere viste in una chiave cristologica: l’apparizione iniziale di una figura angelica che guida il protagonista, le varie tentazioni a cui rinuncia mantenendo una vita di povertà, gli amici e i famigliari come apostoli che si stringono in cerchio intorno a lui, e un Bertrand/San Tommaso che deve testare il ritorno dalla morte del protagonista. Sebbene questo accostamento Cristo/finzione possa sembrare critico e problematico, in realtà il messaggio del film è piuttosto positivo. Non importa quale sia la realtà su questa figura, se sia esistita o no, se vi si creda o meno, nel tempo ha fatto del bene ed è servita a fare del bene. Forse una riduzione un po’ semplicistica di un argomento articolato e complesso, ma senza dubbio una soluzione efficace come base di partenza per un musical colorato e divertente.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
1 (1 voto)
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