Turner, di Mike Leigh

mr. turnerC’è differenza tra solitudine ed isolamento? È ciò che chiede ad un certo punto J.M.W. Turner, il grande pittore romantico inglese del XIX° secolo. Il regista ripercorre gli ultimi anni della sua vita, caratterizzata da una poderosa prolificità artistica, una forte propensione alla vita solitaria e dalla ossessiva ricerca cromatica dei naufragi, dei corpi senza vita, dei paesaggi crepuscolari o lentamente assorbiti nella luce. Non è certamente un film celebrativo, almeno in forma esplicita, ma ha il grande pregio di raccontare la derisione subita, l’eccentricità rivoluzionaria, la semplicità di un gesto avanguardista, artigianale, situazionista, di un uomo goffo e chiuso in se stesso. Turner, in una galleria londinese, sotto gli occhi increduli dei suoi colleghi, imbratta con una macchia rossa un suo quadro “marino” e poi con uno straccio la cancella per metà: aveva dimenticato di dipingere una boa in mezzo al mare… Spesso esprime (il superbo Timothy Spall) le sue emozioni schiarendo la voce, grugnendo infastidito, piangendo faticosamente. Vive in simbiosi con suo padre e la fedele governante, profondo ammiratore del pittore francese del Seicento Claude Lorrain, non sa di essere uno dei più grandi paesaggisti della storia (insieme a Constable), precursore dell’Impressionismo, maestro dell’acquarello. Terzo fim in costume per Mike Leigh, dopo Il segreto di Vera Drake e Topsy Turvy, rappresenta la prima opera più vicina ad un classico biopic. Non perde mai la sua passionale ossessione del pedinamento, calandosi nella scoperta di gente comune, ordinaria, stavolta attraverso la genialità della pittura. Un cinema qualunque, praticamente free cinema, che manifesta il dolore lento e progressivo, come le macchie rosse (ancora…) che lentamente copriranno il volto della governante invaghita.

 

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mr. turnerRitorna in Leigh il suo sguardo fatto di silenzi e disperazione, patetismo e spasmi temporali, fatto di vita vissuta in sottrazione. Ma stavolta trova anche il coraggio dell’apertura, cercando l’ampiezza dei tramonti, di angoli naturalistici mozzafiato, tempeste in mare, e campi en plein air. L’ironia è sempre la stessa, pronta ad intervenire tra le “piaghe” della storia, accompagnata dalla profondità e le zone d’ombra dell’animo umano. Non ha paura di confrontarsi con il conformismo visivo, anzi attinge con eccezionale lucidità tutti gli aspetti più fecondi: il senso d’identità, la solitudine che si rispecchia nell’isolamento, la complessità dei rapporti interpersonali, il quotidiano tragicomico. Turner, come Leigh, li vedi sul ciglio di un promontorio, a controllare da che parte spira il vento, prima di calare il proprio tratto, prima che la tempesta dei sentimenti e degli eventi li investano definitivamente e tutto venga rovinato da sfrenata spettacolarizzazione. Uomini segnati dagli anni ma capaci di imprimere quel “sublime dinamico” a semplici gesti, impercettibili movimenti di macchina: nella prima inquadratura riprende due donne della campagna olandese, intente a chiacchierare, avvicinandosi lentamente alla macchina, fino a far apparire sullo sfondo Turner in controluce. Già dall’incipit la luce di Turner si fonde con il cinema di Mike Leigh, non come semplice riflesso sul mondo, ma come autonoma entità atmosferica. Anche il montaggio, strutturato più classicamente nel cinema del regista, sembra farsi più curvo ed avvolgente, con tagli se non proprio destabilizzanti quantomeno più astratti. Ma entrambi, artisti precursori, forse non hanno mai semplicemente dipinto o girato per compiacere, ma hanno impastato miscugli da pasticceri, ingredienti da cucina, elementi della natura, di vita vissuta su tela di un grande schermo.                    

 
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Titolo originale: Mr Turner
Regia: Mike Leigh
Interpreti: Timothy Spall, Tom Wlaschiha, Roger Ashton-Griffiths, Lesley Manville, Lee Ingleby, James Fleet
Origine: UK, 2014
Distribuzione: BIM
Durata: 150'