Ulassai Film Fest

Ulassai Film Fest: al via la gara dei documentari
Una giuria di esperti premierà il miglior film della rassegna, dedicata al tema del Mediterraneo
 
 
Con la proiezione dei documentari in gara, entra nel vivo la prima edizione dell’Ulassai Film Fest, il festival cinematografico dedicato alle produzioni indipendenti, nato dall’esperienza dell'associazione senese Visionaria in collaborazione con Primaidea di Cagliari e con il sostegno della Regione Sardegna e del Comune di Ulassai e in programma fino al 26 marzo ad Ulassai.
 
La rassegna ruota intorno al tema del Mediterraneo e dei popoli e le esperienze che si affacciano su questo mare e tra le tante iniziative extra-concorso, prevede un laboratorio di formazione sul genere documentario dal titolo “Cantamos” rivolto agli studenti, e il progetto “Paesaggi di famiglia”, per recuperare la memoria collettiva, attraverso la raccolta di filmati di famiglia, pellicole amatoriali in formato 8mm, super8, 9,5 mm e 16 mm realizzate dalla comunità locale.
 
Da domani, mercoledì 23 fino al 25 marzo, Ulassai darà spazio alla gara con la proiezione della selezione ufficiale dei documentari sul tema “Mediterraneo prossimo nostro”, ammessi al concorso. La giuria di esperti composta da Antioco Floris, Paolo Piquereddu, Maria Paola Masala, Franco Cugusi e Nicoletta Nesler, dovrà premiare il miglior film tra i nove, selezionati da Nicola Contini e Giuseppe Gori Savellini. I documentari che saranno proiettati, mercoledì 23 marzo alle 20.30 presso il Centro di aggregazione sociale Barigau. sono: ”Il futuro del mondo passa da qui” di Andrea Deaglio, Italia 2010, 63', un’analisi attenta della questione Rom in Italia, attraverso la storia di alcuni ragazzi rom che vivono nei campi italiani; ;”This is my Land…Hebron” di Giulia Amati, Stephen Natanson, Italia 2010, 72' che racconta la vita ad Hebron, l’unica città dei Territori Occupati ad avere una colonia israeliana; “Heart quake” di Mark Olexa, Italia 2010, 52' la storia di Shpresa, un giovane kosovara che a 26 anni lascia il suo paese per guarire Shpetim, il minore dei figli da un grave problema al cuore, per cui l’unica speranza è un ospedale milanese.