Underwater, di William Eubank

Un thriller ambientato tra i fondali oceanici, con una straordinaria Kristen Stewart. Non basta la sua interpretazione a salvare le sorti del film, ma gli uragani hanno sempre nomi di donna

Nel 1966 la Tempesta tropicale Kirsten si abbatteva sul Messico causando danni per circa 5 milioni di dollari.
Sarebbe un errore madornale quello di parlare di Underwater senza considerare una forza propulsiva quasi omonima, con un piccolo spostamento di i: Kristen Stewart, vero fenomeno naturale. Un po’ perché dietro la mastodontica interpretazione dell’attrice californiana resta davvero poco altro, un po’ perché il suo lavoro di mimesi, di introspezione nel personaggio, è la dimostrazione che l’Hollywood Critics Association non ha fatto male ad eleggerla attrice del decennio.

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In fondo all’oceano alcuni scienziati sono a bordo di una base mineraria intenta in alcune pericolosissime perforazioni. Viviamo tempi difficili, in cui è quasi impossibile sfidare madre Terra senza che essa prima o poi si ribelli.  Ed è ancor più difficile che il catastrofismo degli eventi non comporti un pentimento più o meno esplicito da parte dei protagonisti del misfatto.
In Underwater c’è tutto questo: le esplosioni improvvise, la claustrofobia dell’agire a centinaia di chilometri sotto il pelo dell’acqua, basi militari che sembrano navicelle spaziali e fondali marini che invece sembrano un pianeta sconosciuto di qualche remota galassia.

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Il collegamento più facile è con Alien di Ridley Scott, anche se certe atmosfere sembrano omaggiare anche il prequel Prometheus.
Stesso viraggio delle immagini, che il dop Bojan Bazelli spesso vuole cerulee, con delle irrinunciabili venature olivastre. Del resto, di luce in fondo al mare ce n’è poca e tale affermazione, oltre ad essere un insindacabile dato di fatto, per buona parte del film pare anche essere la morale definitiva intorno a cui si dipana l’intreccio.

Non fosse per Kristen Stewart per l’appunto. Il personaggio da lei interpretato, Norah Price, è una donna alpha dall’inizio alla fine del plot. Più emancipata di Alicia Vikander quando interpreta Lara Croft in Tomb Raider. Un’interpretazione muscolare, che per paradosso denuncia anche le debolezze di una sceneggiatura che forse troppo si poggia sulle capacità recitative della protagonista. Tant’è che il resto del cast rimane quasi sempre all’angolo, pressato dal dinamismo di lei e non all’altezza dei compiti di supporto richiesti.

Discorso che vale anche per Vincent Cassel, un capitano mai veramente coraggioso che buca poco lo schermo e non trova mai l’intesa definitiva con Norah.
Ad un certo punto del film le chiede: «Da 1 a 10, quanto siamo messi male?». E lei, sicura: «10».
Dieci come il voto da dare alla sua interpretazione, che ha la forza di un uragano. E gli uragani hanno sempre nomi di donna. Per il resto, siamo messi malissimo.  

 

Titolo originale: Id.
Regia: William Eubank 
Interpreti: Kristen Stewart, Vincent Cassel, T. J. Miller, Jessica Henwick, John Gallagher Jr.
Distribuzione: Twentieth CenturyFox

Durata: 95′
Origine: USA, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.5 (2 voti)
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