(unknown pleasures) Kiseki (I Wish), di Hirokazu Kore-eda

kiseki i wishGuardando il mondo attraverso gli occhi di un bambino si rischia di credere ai miracoli e alla favola di due velocissimi treni che, incrociandosi nel giorno di apertura della linea ferroviaria, rendono possibile ogni desiderio. E chissà, forse davvero il vulcano Sakurajima inizierà ad eruttare talmente forte da spazzare via la città e realizzare il sogno che Koichi ha disegnato su un foglio di carta.
Inseguendo il suo treno con le gambe di un bambino, Kore-eda grida al vento alzato dallo sfrecciare ipnotico e assordante dei vagoni che sono le storie a salvarci la vita, a farci dimenticare la solitudine e la paura, e su un lembo di stoffa bianco offerto al passaggio del treno, scrive che la nostra esistenza non è solo una collezione di rifiuti e fallimenti. Come si ostinano a credere la madre e il padre dei due fratellini Koichi e Ryunosuke.
La vita, come il cinema, è anche e prima di tutto il luogo dei desideri e dei sogni, i vecchi e i bambini lo sanno bene. Per questo la nonna continua a far danzare le sue mani nell’aria, risvegliando fantasmi che sono anche onde o il movimento del vento, e per questo  il dolce tradizionale del nonno non sarà mai veramente perfetto, perché il segreto è continuare ad andare avanti senza fermarsi, non importa dove. E allora non si può far altro che correre a perdifiato, con le lacrime agli occhi e il cuore che batte all’impazzata fino quasi a scoppiare, come i due fratellini intrappolati in un divorzio che li costringe a vivere lontani. E come tutti i loro piccoli amici che, insieme a Koichi, ogni giorno spolverano via la cenere del vulcano dai loro sogni, per non lasciarli seppellire dalle macerie che si lascia dietro ogni esistenza. Non importa poi se i desideri non diverranno mai realtà. L’unica cosa che conta è continuare ad andare avanti e inseguire con un cappello una libellula che non forse verrà mai catturata. E’ così che si diventa veramente “grandi”. Koichi lo impara sulla sua pelle quando alla fine rimane muto davanti al treno che passa, perché l’avventura della vita è l’unico sogno che si può veramente desiderare. Piccola, grande storia di formazione, fatta di quelle attese e gesti quasi invisibili carichi di emozioni che il magnifico cinema di Kore-eda, per la quarta volta al festival basco, continua a regalarci, Kiseki (I Wish) è di nuovo un film che colpisce dritto al cuore e che, attraverso un campanello rubato alla bibliotecaria come pegno d’amore o la maglietta indossata per riportare indietro il sogno di una famiglia che non c’è più e forse non sarà mai più, racconta il miracolo quotidiano della vita. E il suo gioco infinito dove non si può far altro che perdersi, con gli occhi di un bambino. Ecco allora che, per non cedere al dolore della solitudine, ai lutti quotidiani che ricoprono di cenere l’esistenza, bisogna vivere fino in fondo la propria avventura alla ricerca di un momento magico dove riposare, e andare lontano, là dove ci portano i desideri e il cinema. Solo così diventa possibile resistere e continuare il cammino. Senza fermarsi, cadendo e rialzandoci, mentre una volta ancora ci raccontiamo una storia. La nostra storia.
 
Titolo originale: Kiseki
Regia: Kore-eda Hirokazu
Interpreti: Joe Odagiri, Hiroshi Abe, Kirin Kiki, Yoshio Harada
Durata: 128'
Origine: Giappone 2011