#Venezia72 – Winter on Fire, di Evgeny Afineevsky

Prodotto da Netflix, il film di Evgeny Afineevsky si svincola dalle regole del documentario per trasformarsi in war-movie tra le strade di Kiev. Presentato fuori concorso

I novantatrè giorni che sconvolsero l’Ucraina: dalla messa in pratica delle politiche anti-europeiste del presidente Yanukovych fino alle dimissioni di quest’ultimo, in un crescendo di violenza e terrore che tra il novembre 2013 e il febbraio successivo causò un numero ingente di morti e feriti, sia tra i manifestanti che tra le forze dell’ordine. Winter on Fire racconta appunto un intermezzo di caos incastonato tra due momenti fondamentali della storia recente di questo paese: limitando un prima e un dopo a delle brevi didascalie in apertura e in chiusura (l’annessione russa della Crimea qui non viene affrontata, ma solamente accennata in coda), il film di Evgeny Afineevsky non è interessato a indagare i motivi e le cause della rivolta, bensì a metterne in scena le conseguenze. Ed è così quindi che il suo documentario si libera ben presto del vincolo didattico e informativo, per trasformarsi in war movie tra le strade e i luoghi principali di Kiev.

Il punto di vista è dichiaratamente di parte, e aderisce in tutto e per tutto alle ragioni del popolo ucraino sceso in piazza per difendere il proprio diritto alla libertà. Attraverso le voci di uomini e donne comuni e le immagini filmate in quei tre mesi di sangue, Winter on Fire si trasforma in un documento rabbioso sulla violenza degli scontri di piazza, inaudita per qualsiasi democrazia occidentale; le testimonianze dei presenti allora guidano lo spettatore verso un crescendo di tensione che non lascia tregua, mostrando la rivoluzione per quello che è: morte e incredulità, perché in alcuni momenti la Storia non si scrive dentro i palazzi del potere, ma con il sangue versato sulle strade. Il ritmo è implacabile, quasi una gabbia dentro la quale si è costretti a fare i conti con ciò che viene mostrato; e allora non è più importante cercare di comprendere come si sia arrivati a tanto, ma solamente cercare di sopravvivere. Da questo punto di vista, qualcuno potrà sostenere che Winter on Fire è un documentario fallimentare: appunto perché non illumina la realtà dall’interno, bensì ne rievoca la componente visiva più esplicitamente diretta. Ma se si supera questo ostacolo, se si cerca di vedere (e quindi trovare) un significato nella messa in scena della guerra (perché di tale si tratta), ecco allora che il film di Afineevsky si trasforma in un documento su una contemporaneità nella quale è finalmente possibile raccontare la rivolta in prima persona, senza censure, senza permettere che siano i telegiornali a fare da intermediari parziali. Quindi, l’affermazione dell’inevitabilità della messa in scena e dell’impossibilità di mettere un bavaglio alle immagini.

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