#Venezia78 – America Latina: incontro con i fratelli D’Innocenzo e il cast

America Latina è il nuovo ed atteso film dei D’Innocenzo presentato in concorso al Lido. Parlano i registi e gli attori Elio Germano e Astrid Casali. Nelle sale a partire dal prossimo 25 Novembre.

America Latina è uno dei cinque film italiani in concorso a #Venezia78. Per l’occasione fanno il loro ingresso all’incontro con i giornalisti, tra gli applausi dei presenti, i fratelli D’Innocenzo, il produttore Lorenzo Mieli e il distributore Massimiliano Orfei, gli attori protagonisti Elio Germano e Astrid Casali. La chiacchierata comincia proprio da una curiosità sollevata dalla moderatrice De Luca, ovvero dal significato della parola ‘Amore’ che i D’Innocenzo hanno inserito in locandina. Loro che nei film precedenti (La terra dell’abbastanza e Favolacce) raccontavano storie di famiglia e appartenenza, ma allo stesso tempo anche di sangue e che con questo terzo lungometraggio scelgono la via della dolcezza.

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Fabio D’Innocenzo: “Ogni volta che ci approcciamo all’amore parliamo di sentimenti e ci ricongiungiamo ai nostri fantasmi e alle nostre ossessioni così come anche all’incertezza sull’avvenire e quindi col thriller e con molte variabili impazzite. Il film è profondamente tenero e ogni sentimento per decollare ha bisogno del suo contrario vicino.”

La citazione del thriller sposta la conversazione sulle regole del genere e sul gusto di tradirle. Damiano D’Innocenzo, con l’aiuto di Elio Germano, pigia il tasto del microfono per precisare come America Latina non sia un vero e proprio thriller nonostante appaia profondamente misterioso e volutamente ambiguo. Secondo lui la parola ‘thriller’ dovrebbe essere affiancata al termine ‘psicologico’ e poi aggiunge:

“Noi amiamo i generi perchè hanno delle regole precise ed è bello conoscerle tutte. America latina contiene tanti generi, ed è pieno di voglia di non ripetere ciò che abbiamo già fatto. Questo è molto importante per me e mio fratello.”

“Il mio lavoro in America Latina non è stato un lavoro di costruzione ma di decostruzione”, spiega Elio Germano, “per dare modo alla macchina da presa di entrare e indagare. Un lavoro sul personaggio che fosse l’antitesi del macho e dell’uomo vincente.”

Germano incalza evidenziando la volontà dei registi di creare un personaggio femminile delicato che andasse contro a quello che la società si aspetta dall’uomo moderno, ovvero un trascinatore che spesso invade il mondo femminile. La sensibilità tanto cercata dagli autori è sicuramente l’elemento fondamentale che dà il via all’indagine interiore del protagonista. A questo punto la discussione si sposta inevitabilmente sui personaggi femminili del film. A riguardo di questa riflessione prende la parola Fabio:

“Il femminile ci salva. L’amore riesce a rimettere i pezzi a posto. Anche l’amore non corrisposto, quello platonico. Qualsiasi forma d’amore riesce a far decollare le cose. Anche noi stessi quando amiamo ci sentiamo migliori. Quindi per noi il femminile è molto importante, anche da un punto di vista figurativo.”

America Latina è o non è il contrappunto di Favolacce?

“Il film l’abbiamo scritto a Berlino, quando eravamo in attesa di sapere se avevamo o no vinto un premio con Favolacce. Quasi per scordarci della competizione abbiamo cominciato a pensare al successivo. Siamo andati verso un film meno frammentario perchè volevamo realizzare questa volta un film molto dritto, con un personaggio che vive la storia e che ce la fa vivere. Un racconto in prima persona fortemente immersivo. Volevamo far finta di ripartire da zero con un altro nuovo esordio.”

Anche la giovane attrice Astrid Casali, che nel film interpreta il ruolo della moglie Alessandra, parla del lavoro fatto con i registi descrivendo la sua esperienza come estremamente emozionante. Casali con alle spalle soltanto l’esperienza di Milano Underground di Chiara Battistini e Marco Chiarini nel 2014, sente di aver avuto l’opportunità di contattare la sua parte più ferita, fragile e buia che probabilmente serviva anche al suo personaggio per avere più fiducia in se stessa.

Il produttore Lorenzo Mieli della casa di produzione The Apartment infine ci racconta come si è convinto a produrre il terzo film dei fratelli D’Innocenzo:

“Erano anni che seguivo Fabio e Damiano. Avevo avuto occasione di vedere i loro film capendo presto che erano due registi veramente nuovi. Loro hanno lavorato incessantemente alla scrittura di questo film scavando sempre di più nella ricerca dell’identità di se stessi. Ho trovato molto appassionante lavorare con loro.”

Damiano D’Innocenzo conclude:

“Io onestamente mi cago sotto se penso alle mie responsabilità, e per scordarmi di questa mia codardia, assieme a mio fratello facciamo sempre molte cose, per non soffermarci su cosa gli altri si aspettano da noi. Questo disordine è vitale e lo difendo con fierezza.”

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