Vortex, di Gaspar Noé

Un film che si interroga sul cinema e sui sogni, mentre la vita scorre verso la fine. Presentato a Locarno nella sezione Piazza Grande dopo il passaggio cannense. Con Dario Argento

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Presentato in anteprima al Festival di Cannes, Vortex arriva a Locarno inserito nel programma di Piazza Grande. Il cinema di Gaspar Noé sembra essere giunto a maturazione, e di aver trovato in una strana combinazione chimica la continuità estetica e tematica. Dopo la danza sfrenata di Climax, indotta dalle droghe, stavolta il regista argentino sceglie di ballare dentro un rave geriatrico, per chiudere un trittico tossico/farmacologico cominciato con Enter the Void ed arrivare ad un’allucinazione indotta quasi per abitudine in disperata fuga dal male. Per farlo sdoppia lo schermo in due parti, e lascia ognuna di queste finestre come sguardo privilegiato sopra la vita dei protagonisti della storia, interpretati da Dario Argento e Françoise Lebrun, lui nel ruolo del critico e storico del cinema, lei nei panni di una psichiatra caduta preda della follia per colpa dell’Alzheimer, rimasta intrappolata in quel mondo inaccessibile che aveva deciso di osservare da vicino.

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Nel quadro clinico dettagliato immaginato per l’esposizione, ricco di dettagli e rimandi ad un cinema troppo piccolo per contenere tutti i sogni, e che diventa esso stesso un sogno nel suo folle immaginarsi altro di tutto, i personaggi giocano un ruolo importante, le performance attoriali diventano debordanti, soprattutto quella di Lebrun, riescono a sfondare la parete e nel loro incedere di morte trovano il coraggio di sfidare il destino. Cinema e sogno sono non a caso gli argomenti scelti dal protagonista per il suo nuovo libro, “Psiche”, e naturalmente ritornano in gioco durante la visione, in una sorta di loop metacinematografico dai tratti inizialmente iperrealistici, fino a sprofondare nel delirio di una realtà confusa, raggirata dagli indizi disseminati ad arte e che suggeriscono una soluzione diversa rispetto a quella riscontrata sullo schermo, porta dentro altre derive psicologiche, fomenta il sospetto e la rabbia. Lo stesso genere resta abbastanza indeterminato, l’approccio è senza dubbio drammatico, eppure non mancano delle sfumature horror sulfureggianti e finanche thriller, fissa lo sguardo sopra un coppia di anziani in maniera diversa da quanto fatto da Haneke con Amour, non sceglie la strada dell’affetto dove si trova un cuore pronto al sacrificio supremo, raffina i connotati sulla decadenza, nella presa d’atto definitiva di un corsa verso il baratro inevitabile, durante la quale è complicatissimo restare uniti e sereni ed i momenti di tenerezza possono essere seguiti da crudeltà ed inganno. Dietro le parole suona un vuoto sinistro, le stanze cariche di oggetti funzionano da cassa di risonanza per un silenzio astratto, ed i dialoghi, una delle strutture portanti del film, cercano di riempire quella superficie, anche se le lacune appaiono difficili da colmare.

L’abbandono dei corpi, la perdita di lucidità ed energia diventano un delitto da rigettare addosso a qualcuno, fuori da uno sconto illusorio di speranza. Ma in questa stanza buia si vede ciò nonostante una luce, intermittente, coperta continuamente da una bugia o da un dissidio, un contesto appena mitigato dalla figura in ombra del figlio, Alex Lutz, neanche a dirlo ridotto ad un parassita schiavo di qualche veleno, padre del piccolo Kiki, e con una compagna ricoverata in una clinica per curare le malattie mentali prodotte dagli stupefacenti, a completare il ritratto di famiglia. Le membra contratte dagli spasmi sono una costante di Noé, trip di varia natura, espanse, a volte intrecciate dall’orgasmo come succede in Love, esibite in straordinaria esuberanza o violate selvaggiamente come in Irréversible, qua sono ripiegate sotto il profilo fisico, sono lente ed prevedibili, mentre la forza ormai è diventata eterea ed il pensiero ancora sfuggente.

 

Titolo originale: id.
Regia: Gaspar Noé
Interpreti: Dario Argento, Françoise Lebrun, Alex Lutz
Distribuzione: Wild Bunch
Durata: 140′
Origine: Francia, Belgio, Monaco 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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