We Are the Thousand, di Anita Rivaroli

We Are the Thousand è attuale e coinvolgente, trasmette l’euforia collettiva del Rockin’1000 senza scivolare in un racconto semplicistico o naif, con uno sguardo lucido e amore per i Foo Fighters

We Are the Thousand, noi siamo i mille: per la precisione, 350 chitarristi, 250 batteristi, 250 cantanti e 150 bassisti. Eppure, dal documentario, presentato alla Festa del Cinema di Roma, sembra che una semplice addizione non sia sufficiente a raggiungere quel numero. Lo spirito dei Rockin’1000 non può essere contenuto solo in una cifra, come la loro impresa raccontata dal documentario non si esaurisce nel video da 54 milioni di visualizzazioni su Youtube.

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È il 2015 quando, dopo un anno di organizzazione e un’intera giornata di prove, 1000 musicisti riuniti a Cesena riescono a suonare Learn to Fly dei Foo Fighters: lo scopo è convincere il gruppo a suonare nella città romagnola. Un evento nato direttamente dalla passione sconfinata per la musica, capace di trasformare un geologo, Fabio Zaffagnini, nell’organizzatore di un evento conosciuto in tutto il mondo. Se il cuore pulsante del documentario è l’amore per la band di Seattle, è però Internet ad aver fornito le vene, le arterie ed i capillari per trasmetterlo. Ed è proprio questo che sembra interessare maggiormente la regista Anita Rivaroli, all’esordio alla regia, ma già sceneggiatrice di SKAM Italia e Summertime. Proprio questa attenzione alla cornice piuttosto che al quadro porta l’evento di Cesena ad essere il fulcro attorno al quale We Are the Thousand ruota. Da questa rotazione il documentario acquisisce la sua attualità ed il suo significato.

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We are the thousand

 “Solitamente non si riesce a mettere d’accordo 5 persone per suonare insieme”, dice uno dei batteristi dei mille. Attraverso Internet e i suoi strumenti particolari come appelli sui social, cartoon promozionali su Youtube e video-provini girati e inviati dagli stessi candidati musicisti, è stato possibile creare la band più grande del mondo. Come in ogni buon gruppo, però, il risultato è qualcosa di più della semplice somma dei singoli e la differenza sta nei brividi, nelle lacrime, nell’adrenalina che hanno provato coloro che hanno partecipato e chi ha visto il video, Dave Grohl in primis. Il potenziale aggregativo della rete si è così concretizzato in un’identità musicale collettiva, in grado di emozionare e di risollevare.

We Are the Thousand riesce a non cadere nel tranello di essere solamente un racconto naif di un’euforia collettiva. La ricerca (difficile) degli sponsor per un progetto che sembrava impossibile, il crowdfunding da quarantamila euro, la serata di un anno dopo allo stadio Dino Manuzzi sono qualcosa di più di un semplice supporto alla prima esibizione dei mille sul pratone dell’ippodromo di Cesena. Zaffagnini e Rivaroli sono simili, non si accontentano: l’uno dello già straordinario concerto romagnolo dei Foo Fighters, l’altra di un documentario sulla genesi di un evento virale. L’impegno di Zaffagnini ha reso possibile un’ulteriore evoluzione dei Rockin’1000, che sono riusciti a ripetersi a Milano, Parigi e Francoforte. Così, lo sguardo della Rivaroli, seppur esteticamente da affinare, è abbastanza lucido da raccontare quella giornata di Cesena come una Woodstock in realtà aumentata che parla del suo tempo. Un tempo nel quale è possibile, grazie alla rete, trasformare una passione e un’esperienza in un lavoro per migliaia di persone.

Regia: Anita Rivaroli
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 78′
Origine: Italia/Canada, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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