"L'arte del sogno", di Michel Gondry

Dopo "Se mi lasci ti cancello", un altro trip in distonia sulla realtà per il regista francese che mette in scena il tutto con un dolce furore surrealista, in cui elabora incredibili e fantastiche animazioni a passo uno, effettistica in computer grafica, fantasiosi oggetti scenici, semoventi edifici di cartone a metà tra "Metropolis" e "Dark City"

Sogni fuori misura, l'immaginazione che tracima, l'amore che non la contiene... L'arte del sogno, proposto nella selezione ufficiale ma fuori concorso al 56° Festival di Berlino (chissà poi perché) porta in scena - in equilibrio linguistico tra messicano, inglese e un francese che, per sceneggiatura, provoca non pochi lapsus verbali... - Gael Garcia Bernal; accanto a lui Charlotte for ever Gainsbourg, sogno d'amore e punto di fuga fantastico del giovane protagonista... Lui si chiama Stéphane, lei Stéphanie: abitano l'uno di fronte all'altra in un condominio parigino e sono appena arrivati, in trasferta da altre vite. Stéphane è un bozzettista, richiamato a Parigi dalla madre per lavorare in una scalcinata casa editrice di calendari erotici: la promessa era quella di un posto "creativo", ma in realtà si tratta di un banalissimo lavoro di fotocomposizione, che poco spazio lascia ai psichedelici bozzetti che propone all'editore... Poco spazio per un ragazzo che invece vive sospeso in un mondo di sogno tracimante nella realtà, in perenne collegamento diretto con un'immaginaria stazione televisiva da cui Stéphane manda in onda ogni sua fantasia, ogni suo sogno, ogni sua paura... Una telecamera di cartone, un bluescreen per proiettare se stesso e i suoi fantasmi nella realtà quotidiana, una batteria e un organo per un surrealista "one man show" che fa da punto di fuga strutturale del film: Gondry mette la cintura, sgancia il freno e lascia che L'arte del sogno scivoli in discesa tra strati onirici, pulsioni sentimentali, disfunzioni emotive, in una commedia autistica che fa della distonia del protagonista la tela su cui schizzare un diverso rapporto tra mondo reale e sentimenti.

Perché Stéphane si perde nell'amore sommo e profondo per Stéphanie, i due sono fatti l'uno per l'altra, praticano gli stessi territori della fantasia che sublima la realtà: guardano l'acqua e diventa plastica, toccano un pupazzo e quello si anima... Eppure lei fa resistenza all'amore, mentre lui si spinge sempre più a fondo nel suo rapporto distonico con la realtà, fraseggia oniricamente con la vita quotidiana, s'inventa il potere di manipolare spazio e tempo con una macchina che fa da moviola alla vita vissuta: avanti e indietro nei momenti per trovare il punto giusto in cui inserire le proprie emozioni... Peccato che, in tutto questo, Stéphane non sia poi in grado di far sparire lo scarto tra sintonia e distonia con la realtà reale, non almeno sino alla fine, che è un bellissimo salto nel vuoto di un mondo irreale e fantastico segnato dall'amore e fabbricato con la forza del cinema: animazione a passo uno, cieli e forme che sembrano quelle di Norman McLaren ripensate con una inesausta fragranza sentimentale...

Michel Gondry, da par suo, mette in scena il tutto con un dolce furore surrealista, in cui elabora incredibili e fantastiche animazioni a passo uno, effettistica in computer grafica, fantasiosi oggetti scenici, semoventi edifici di cartone a metà tra Metropolis e Dark City, squarci sognanti che, proprio come in Se mi lasci ti cancello, spingono il film nella mente del suo disfunzionale protagonista. Un trip allucinogeno nei sentimenti feriti, che dimostra il genio tutto particolare di questo regista, la sua incredibile capacità di formulare il corpo stesso dei suoi film nell'implosione soggettivistica del set, ad un tempo corpo espanso e invasivo del protagonista... E poi L'arte del sogno conferma la sensazione (praticamente una certezza) che gli eccessi cervellotici che inficiavano Se mi lasci ti cancello erano dovuti per intero alla sceneggiatura firmata da quell'intellettuale in cerca d'intelligenza che è Charlie Kaufman. Qui Gondry (dis)fa tutto da sé e libera la mente...

 

Titolo originale: La science des rêves o The Science of Sleep

Regia: Michel Gondry

Interpreti: Gael Garcia Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat. Miou-Miou, Pierre Vaneck, Emma de Caunes

Distribuzione: Mikado

Durata: 105'

Origine: Francia, 2006

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