7 donne e un mistero, di Alessandro Genovesi

Il remake del film di Ozon risulta scialbo e amorfo, con un cast troppo impegnato a reggere il confronto per riuscire ad amalgamarsi davvero-

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Italia, anni ’30. Alla vigilia di Natale, durante una bufera di neve, una giovane donna arriva in auto presso un’antica villa liberty immersa tra la campagna. Si tratta di Susanna, figlia primogenita della padrona di casa Margherita, che vive col marito Marcello, l’anziana madre Rachele, la figlia minore Caterina, la sorella Agostina e la cameriera Maria. Passa poco tempo e il nugolo di donne fa un’amara scoperta: Marcello è stato ucciso nella notte con una coltellata nella schiena. Non solo: i fili del telefono sono stati tagliati, il motore della macchina manomesso e il cancello chiuso con un catenaccio. Nessuno è entrato o uscito dalla magione, dunque l’assassino deve trovarsi per forza ancora nella casa, magari si cela proprio dietro una delle donne presenti, a cui si aggiunge Veronica (Micaela Ramazzotti), amore di gioventù del defunto.

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Alessandro Genovesi firma un remake che sembra tracciato in copia carbone sul film di Ozon del 2002 8 donne e un mistero, con delle variazioni che lo fanno apparire più sbiadito rispetto al vivido e brioso film francese, complice anche la totale assenza della dimensione musical che dava tono e ritmo all’originale, nonostante l’impianto del film, così come quello di Ozon, resti fortemente teatrale, mutuando la struttura dalla pièce teatrale del 1965 Huit femmes scritta da Robert Thomas.

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Le interpreti risultano poco amalgamate tra loro, più impegnate a sostenere il confronto (del tutto impossibile) con le colleghe francesi, rispetto allo sforzo di trovare una via personale e contestualizzata in cui far emergere le singole personalità dei loro personaggi. Margherita Buy risulta algida, del tutto inverosimile nel suo scambio saffico con Micaela Ramazzotti, che nulla ha a che vedere con la passione fiammante che scocca tra Deneuve e Ardant, parimenti dive iconograficamente opposte, simulacri agli antipodi della matrona e della libertina. Ornella Vanoni è talmente sopra le righe nel ruolo della sboccata matriarca Rachele da risultare kitsch, così come Sabrina Impacciatore, a cui è affidato il ruolo della zitella innamorata del cognato, non riesce mai a controbilanciare, in comicità, il vertiginoso e drammatico tormento della controparte francese interpretata da Isabelle Huppert. L’unica in grado, a tratti, di reggere il confronto con il ruolo che nel 2002 è stato della perturbante Emmanuelle Béart è Luisa Ranieri nella parte della domestica Maria, la cui seduttività e sagacia in fin dei conti funzionano (complice forse anche il recente ruolo dell’ammaliante Luisa in È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino).

La piega comico-grottesca adottata da Genovesi risulta privata di quell’imprescindibile esuberanza, sia nei toni che nelle prove attoriali, che avrebbe di certo reso 7 donne e un mistero meno scialbo e mortifero, affidando le uniche note di vitalità ai costumi e alle scenografie. Ma senza dubbio la responsabilità trova origine già in fase di scrittura, laddove Genovesi, insieme alla cosceneggiatrice Lisa Nur Sultan, non riesce a dare una forma propria alle sette protagoniste se non secondo canoni macchiettistici che si rifanno superficialmente al film di partenza, senza cogliere quel sottile quanto preciso modellamento operato da Ozon nel definire i caratteri delle “sue” donne, secondo vizi e virtù immediatamente riconoscibili e totalmente in sintonia con l’immaginario che accompagna ciascuna delle interpreti. A questo si aggiunge il fatto che il progressivo disvelamento dei segreti inconfessabili delle protagoniste, atto ad aumentare il clima di tensione e sospetto, si rivela invece una sequela amorfa di informazioni che riescono a malapena a scalfire gli equilibri narrativi e di certo non riescono nell’intento di stupire lo spettatore. Infine la morte di Marcello, l’eliminazione del maschio, lasciata fuori dalla scena, senza possibilità di appello, forte della complicità della figlia minore e successivamente sovvertita in nome di un reciproco interesse, rimanda facilmente al personaggio di Big in And just like that, serie conclusiva dedicata al ciclo di Sex&The City, e al ragionamento contemporaneo sul ruolo sociale dell’uomo, totalmente superfluo e innecessario, scomodo e per questo sacrificabile, di fronte ad una compattezza quasi militare (e sicuramente militante) della controparte femminile.

Regia: Alessandro Genovesi
Interpreti: Margherita Buy, Micaela Ramazzotti, Sabrina Impacciatore, Diana Del Bufalo, Benedetta Porcaroli, Luisa Ranieri, Ornella Vanoni
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Durata: 82′
Origine:
 Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.5
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Il voto dei lettori
3.08 (38 voti)
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