Animali fantastici – I segreti di Silente, di David Yates

La definitiva Apocalisse della saga ambientata nel mondo di Harry Potter. Un film stanco e fuori fuoco, che quasi percepisce la frattura con il suo pubblico. Solo Law e Mikkelsen sembrano crederci

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Che si fa quando il tuo mondo, un mondo che hai creato dal primo all’ultimo dettaglio, va in fiamme? Si tratta di una domanda che scorre, inarrestabile, tra i fotogrammi de Animali fantastici: I segreti di Silente. Perché il cinema popolare è una creatura viva, che evolve, reagisce alle sollecitazioni e rigetta quei prodotti che non riescono a tenere il passo. È in questo spazio che si inserisce Il franchise di Animali fantastici, saga sul mago zoologo Newt Scamander nata in seno all’universo di Harry Potter, straordinariamente politica, ma anche inerte, incapace di raccontare in modo nuovo uno spazio che lo spettatore già conosce, preferendo appoggiarsi alla forte popolarità di cui gode tra il pubblico il mondo letterario di JK Rowling (non a caso, qui, nelle vesti di sceneggiatrice).

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Ma film dopo film la presa sul pubblico del franchise si è allentata, la mancanza di uno sguardo a lungo termine ha portato la saga a girare a vuoto e ora, all’uscita del terzo film, tutto assume il sapore di una definitiva resa dei conti, di un evidente dentro o fuori. E allora si torna alla domanda iniziale: che fai quando il tuo mondo va in fiamme? Ti giochi il tutto per tutto, sembra rispondere I segreti di Silente. Ed in effetti il film di Yates parte da premesse luminosissime, permeato com’è da un’affascinante atmosfera finale. Perché se i giochi sono finiti tanto vale svelare i meccanismi e riflettere criticamente sulla crisi.

E così I segreti di Silente potenzia l’approccio contemporaneo del franchise: ora il villain Grindelwald è un vero e proprio catalizzatore dei peggiori sentimenti populisti, in perfetto equilibrio tra l’estremismo di Hitler e quello di Trump. A impedirgli di conquistare il mondo magico, stavolta, c’è il più classico dei gruppi “eroici”, una squadra di maghi che inseguirà lo stregone da Berlino al Bhutan.

Ma l’evidente strizzata d’occhio al gruppo di eroi à la Avengers è solo la prima suggestione di un film che rilegge molte linee della Blockbuster Age lato Marvel, tra il coinvolgimento di Mads Mikkelsen (in un fortunoso recast, al posto di Johnny Depp) ed i combattimenti che sembrano svolgersi nella dimensione specchio del Doctor Strange.

I segreti di Silente, pare però più interessato alla messa in scacco dei suoi modelli, parodiando, ad esempio, nel complesso piano d’attacco di Silente, l’ipertrofia narrativa tipica proprio del blockbuster, quasi il film percepisse la sua finitezza. Ma è una farsa, il tentativo di nascondere la polvere sotto al tappeto, di rallentare l’inevitabile. Se c’è qualcosa che I segreti di Silente racconta è infatti proprio l’incertezza con cui dialoga con il suo universo narrativo.

David Yates non ha lo sguardo o il fiato dell’autore navigato, non può attraversare l’Apocalisse della sua saga senza che lui ed il resto del team creativo ne vengano travolti. Così JK Rowling si scopre straniera in casa propria. Il suo approccio è quasi protezionista: si preoccupa di costruire un ambiente leggibile per i fan e a ridare coesione ad un racconto che i prequel avevano fatto finire fuori asse. Ma così la narrazione è ferma attorno ad una manciata di eventi frettolosamente schematizzati, da cui diparte una serie di traiettorie, di percorsi potenziali, tutti affascinanti ma tutti abbozzati, utili più a far massa nella narrazione che ad arricchirlo davvero.

Yates invece non prova neanche più a inseguire velleità autoriali. Dopo l’affascinante dinamismo del prologo, trasforma il film in uno strano work in progress, puntellato da interessanti intuizioni visive, che però vengono disinnescate un attimo prima di entrare nel vivo. In questo modo il film finisce impantanato in una sintassi indecisa, che asseconda la staticità del racconto, ma che a tratti pare perdere il controllo, quasi a voler coinvolgere il più alto numero possibile di suggestioni visive, come nell’ultimo atto, in cui convivono a fatica traiettorie dal kung fu movie e dal melò classico.

Il film alza le barricatedietro ai suoi attori e riduce il film ad un blockbuster tutto in interni, essenziale in modo straniante, retto dai primi piani e dalla straordinaria sintonia tra Jude Law e Mads Mikkelsen, quasi insofferenti verso un progetto che fatica a star loro dietro.

I segreti di Silente non può che mandare in mille pezzi quegli spazi che probabilmente non sente più suoi e che, mai come in questo caso, ha raccontato in modo troppo distante, senza mai afferrarne le traiettorie. Il mondo continua ad andare a fuoco, dunque e l’incendio è addirittura peggiorato.

 

Titolo originale: Fantastic Beasts And Where To Find Them – The Secrets Of Dumbledore
Regia: David Yates
Interpreti: Jude Law, Mads Mikkelsen, Ezra Miller, Eddie Redmayne, Dan Fogler, Callum Turner, Jessica Williams, Allison Sudol
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Durata: 142′
Origine: USA, UK, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
1.5 (4 voti)
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