#Biografilm2019 – Noci Sonanti, di Damiano Giacomelli e Lorenzo Raponi

Fabrizio – sessantacinquenne marchigiano protagonista del film – ha fondato nel 1986 la “Tribù delle Noci Sonanti”, scegliendo di ritirarsi dalla società civile e adottare uno stile di vita che rimettesse al centro la natura e un rapporto di spontaneità e armonia tra uomo e ambiente. Fabrizio Cardinali, discendente diretto della prima onda hippie derivante dalle contestazioni sessantottine, è un personaggio indiscutibilmente controcorrente: dedito con tutto se stesso al ritorno alle origini, adulatore della terra e dei suoi prodotti, lontano anni luce dalle tecnologie digitali, fedele soltanto a quei mezzi basici che l’uomo dell’origine ha saputo piegare a sé molto tempo prima della sua odierna ibridazione organica con gli smart objects. Homo technologicus prima e oltre la tecnologia. Quasi un corpo anacronistico, dentro e fuori il reale contemporaneo; segnato dalle tracce di una storia naturale che ha saputo salvaguardarsi da straripanti flussi di informazione e sintonizzarsi sulle frequenze della madre-terra, del cielo, della notte stellata.

Il documentario degli esordienti Giacomelli e Raponivincitore del Premio Hera “Nuovi Talenti” al Biografilm Italia 2019 – , mette al centro della sua osservazione Fabrizio insieme al figlio di nove anni Siddhartha (Sid), bambino intraprendente e di grande vivacità, cresciuto tra la Liguria e le colline di Cupramontana, dove ora si prepara da privatista per sostenere gli esami di avanzamento alla quarta elementare. I risvegli di Sid tra gli alberi, il rapporto di visceralità con i gatti, l’impegno quotidiano con la terra e la preparazione del cibo – rigorosamente vegano – , le letture serali a lume di candela nel bosco, sono solo alcuni dei tasselli mostratici con estremo rispetto delle dinamiche di vita dei Cardinali e dei loro ospiti. La macchina da presa, silenziosa e mai invasiva, getta il suo sguardo fuori dal tempo, accompagnandoci per mano in questa dimensione sconosciuta eppure reale, intrinsecamente organica, come organici sono il corpo, la terra, i pidocchi, gli sciami di api e tutto quanto appartiene giorno per giorno alla realtà di Fabrizio e Sid e, seppur dimenticato, anche alla nostra.

Giacomelli e Raponi non tengono, dunque, a distanza il mondo e la routine indagati, ma mirano a istituire un ponte tra osservatore e osservato: scegliendo di raccontare per immagini e contingenze la storia – a carattere universalmente riconosciuto – di un padre e di un figlio, del loro camminare al fianco l’uno dell’altro, scoprire insieme il mondo per poi aprirsi alla possibilità inevitabile del distacco. Quello che si vedrà rivelato sullo schermo è, dunque, il percorso evolutivo, endemicamente ribelle, della natura dei rapporti umani, con o senza tecnologie, qui esplicitamente relegate a margine di un discorso ben più profondo sugli uomini e il mondo tutto. Aprendo, infine, una finestra sul futuro, sulle potenziali evoluzioni che il nucleo familiare dei Cardinali potrà vivere, nella consapevolezza che «le cose non sono sempre uguali», che le trasformazioni dell’ambiente sono anche le nostre, che la linea di fuga è sempre in atto e buca prima o poi qualsiasi sistema costituito. Cosicché Sid avrà libertà di scelta sul suo avvenire, come il gamberetto indomito raccontato da Gianni Rodari, pronto per lasciare la famiglia e avviarsi nel mondo, tra mucchi di noci sonanti.